Home » Articoli » Live Review » Eötvös/Stravinskij - Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI
Eötvös/Stravinskij - Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI
Igor Stravinskij - Petruška
Auditorium Rai - Torino - 22.03.2007
Approda finalmente in Italia, grazie all’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI, Atlantis, vasta partitura concepita dal direttore e compositore transilvano Peter Eötvös. All’interesse suscitato dalla prima esecuzione nel nostro Paese - a distanza di dodici anni dalla sua presentazione a Colonia - , si aggiunge la curiosità di assistere a un’esecuzione diretta dall’autore stesso, che ha particolarmente a cuore questo brano: il concerto torinese, infatti, segue di poche settimane l’interpretazione offerta da Eötvös ad Amburgo (con la Staatsoper Orchestra) e a Parigi (con l’Ensemble Intercontemporain), e precede di sei mesi presentazione al Festival di Lucerna con la Junge Philharmonie Zentralschweiz.
Atlantis non è soltanto la rievocazione del mitico cataclisma che distrusse una civiltà leggendaria; è piuttosto la metafora musicale del nostro tempo, della contemporaneità prossima a implodere su se stessa, con la continua e cieca fagocitazione delle risorse disponibili - in misura sempre minore - alla sopravvivenza.
Fin dalle prime battute l’ascolto resta sospeso in una liquidità viscosa, preparatoria al magma sonoro che andrà sprigionandosi nel corso del brano. Dieci percussionisti, disseminati tra palco, balconata, coro e galleria, avvolgono il pubblico con timpani, tabla, metalli e materiali di recupero, alterando a parossistitiche scosse l’impalpabilità di sinistri fruscii: risultato della catastrofe o annuncio di una nuova devastazione incombente? Dai due quintetti d’archi (metafora musicale dei dieci figli nati da Poseidone e da Clito, fanciulla di Atlantide, di cui il dio si era invaghito) e dal cimbalom affidato al bravissimo Miklos Lukacs - tutti disposti nell’ultima fila del coro - emana, allucinata e lontana, l’eco dei ritmi e delle melodie szekely del folklore transilvano, quale momento di transizione tra una sezione e l’altra del brano, nei rari (e apparenti) momenti di pacificazione. La tensione e la densità sono, infatti, sempre elevatissime, e la tavolozza timbrica molto ricca (cinque flauti, cinque oboi, cinque clarinetti, cinque fagotti, quattro sax, sei corni, cinque trombe, cinque tromboni, due tube, due arpe e un basso-chitarra elettrico). A suggerire l’idea della civiltà superata, se non travolta, dallo scorrere inesorabile del tempo, sono chiamate le sonorità vintage di tre sintetizzatori Yamaha DX7 e due tastiere Clavinova.
La mano nuda di Eötvös, capace di una comprensione minuziosa del dettaglio, indirizza l’amalgama dei colori orchestrali, altrimenti destinata al collasso dopo poche misure. La lezione “razionalista” di Boulez, l’uso di gesti non convenzionali, “non direttoriali”, mutuati da Kagel e Stockhausen, oltre alla non comune sensibilità nei confronti della fisicità e della spazialità del suono (sviluppata negli anni trascorsi a studiare e suonare con il maestro di Mödrath) sono gli argini che incanalano la materia incandescente di Atlantis lungo un percorso ben delineato, in modo da accentuare, per contrasto, la potenza incontrollata del caos che inghiotte tanto la flessuosa voce bianca del Tölzer Knabenchor quanto il vigoroso canto del baritono Christian Miedl. Né per gli allusivi versi di Sandor Weöres (“urlo tagliente levato dal nulla immerso nell’abisso”) né per le poetiche parole di Dezst Kosztolány - gli uni e le altre soggiogati dagli inquietanti cori “artificiali” generati dai sintetizzatori - esiste scampo: torbide correnti elettroniche si spandono attraverso la diffusione multicanale - curata dal Centro Tempo Reale di Firenze - , soffocando via via nel silenzio ogni altro suono.
Dopo l’intervallo, il vitalismo meccanico e beffardo di Petruška permette al direttore di dare ulteriore sfoggio di sicurezza e precisione analitica nel dettare ritmi, attacchi e dinamiche, e consente agli orchestrali (specie ai legni) di restituire, con ragguardevoli prestazioni solistiche, le scintillanti tinte stravinskiane.
Intensi - e tutti meritati - gli applausi per Eötvös, uno dei pochi musicisti viventi in grado - grazie a una quarantennale esperienza vissuta su più fronti ai massimi livelli - di coniugare l’astratto rigore costruttivo all’attenzione verso la concreta dimensione percettiva e la realtà storico-sociale. Cosa ci si potrebbe aspettare, del resto, da un personaggio che, oltre ad avere ricoperto, tra il 1979 e il 1991, la carica di direttore musicale dell’Ensemble Intercontemporain, vanta nel proprio curriculum una significativa collaborazione con Frank Zappa, di cui si è sempre dichiarato un accanito fan?
Visita il Sito dell’ Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai.
Visita il Sito di Peter Eötvös .
FOLLOW AAJ Italy Staff
and get notified whenever a new article published.
Designated author for the AAJ Italy archive.
Tags
PREVIOUS / NEXT
Become a Sustaining Member
Since 1995, All About Jazz has championed jazz as an art form and supported the musicians who create it. Over three decades, it has grown into one of the world's leading jazz resources, serving hundreds of thousands of readers, musicians, presenters and industry professionals each month.
Help Build the Future of All About Jazz
Your support helps us continue building All About Jazz for the next generation—expanding our editorial coverage, preserving jazz history, developing new community features and creating better ways to discover the music and the people behind it.
Become a sustaining member for as little as $20 per year and you'll immediately enjoy an ad-free experience along with access to subscriber features and future articles for a full year.
Together, we're not simply sustaining All About Jazz—we're building its future. Thank you for being part of the journey.


