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Dolomiti Ski Jazz - XXIII Edizione

Dolomiti Ski Jazz - XXIII Edizione
Paolo Peviani By

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Dolomiti Ski Jazz—XXIII Edizione
Val di Fiemme
7.3.2020

Ci abbiamo creduto. È stato bello crederci. Ma ci siamo dovuti scontrare con la dura realtà.

Fino a sabato 7 marzo, data di inizio del festival, sembrava che—sia pure con qualche accorgimento e cambio di programma -il Dolomiti Ski Jazz si sarebbe svolto regolarmente. Sarebbe stato un bel segnale di normalità, di resistenza culturale, di resistenza tout court, in questi tempi di coronavirus e di smarrimento collettivo.

A tutela della salute dei frequentatori del festival, peraltro, gli organizzatori avevano preso tutte le precauzioni del caso, applicando "modalità di accesso a numero limitatissimo rispetto alla capienza effettiva, con posti occupabili prestabiliti per garantire le distanze di legge."

E tuttavia, poche ore dopo la fine del concerto inaugurale, che al Rifugio Passo Feudo ha avuto come protagonisti i Revensch con il loro jazz intriso di echi klezmer, si sono diffuse voci e bozze di un Decreto che la Presidenza del Consiglio dei Ministri stava per approntare. Un decreto dalle misure draconiane, le più severe mai applicate in Italia dal termine della seconda guerra mondiale, assai limitativo delle libertà personali e di movimento, che ha gettato nel panico e nell'incertezza i frequentatori del festival provenienti dalle regioni interessate dal decreto stesso. Tra cui chi vi scrive ed altri colleghi giornalisti e fotografi.

Il concerto serale del quartetto del cantante Alan Farrington (con Roberto Soggetti al pianoforte, Marco Cocconi al basso elettrico e Riccardo Biancoli alla batteria) si è dunque svolto in un'atmosfera che per certi versi ci ha ricordato la fantozziana proiezione della Corazzata Potemkin durante la finale dei mondiali di calcio. Mentre la band alternava delicati standard a brani di autori della West Coast come James Taylor o Crosby Stills & Nash, in sala parte del pubblico leggeva sul cellulare bozze di decreti, pagine di quotidiani, messaggini di parenti e amici preoccupati dell'imminente fine del mondo. Una sensazione davvero straniante, assai divergente dal contesto di assoluta normalità e serenità che si respirava in valle.

Nella notte tra il 7 e l'8 marzo è poi arrivata la versione definitiva del decreto, che ha bloccato ogni evento culturale in tutta Italia e che ha concluso prematuramente il festival dopo un solo giorno di programmazione.

Facile immaginare la delusione di chi si è visto annullare, in poche ore e per decreto, il lavoro di mesi. Ma gli organizzatori del Dolomiti Ski Jazz sono persone di montagna, pratiche e positive, che non si lasciano prendere dallo sconforto. Preso atto della situazione, nelle loro parole ci hanno fatto immediatamente intuire la volontà di reagire, di mettersi alle spalle rapidamente questo momento difficile. Siamo certi che lavoreranno alla prossima edizione del festival con ancora più entusiasmo, forza ed energia, per regalare agli appassionati di jazz, di sci e di montagna, un'esperienza indimenticabile.

Foto: Danilo Codazzi.

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