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Dolomiti Ski Jazz 2016

Paolo Peviani By

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Dolomiti Ski Jazz
Val di Fiemme
12-19.03.2016

L'inverno 2015-2016 è stato tra i più caldi e asciutti degli ultimi anni. Nonostante ciò, piste preparate al meglio, unite a tardive e provvidenziali nevicate, hanno comunque permesso al Dolomiti Ski Jazz di mantenere intatta la propria vocazione sciistico-musicale.

Come di consueto, il programma del festival si è articolato lungo due direttrici. Quella dei concerti nei rifugi e nelle strutture alberghiere, rivolta all'intrattenimento dei turisti, e quella dei concerti serali in teatro, di maggiore caratura musicale.

Tra i primi, abbiamo apprezzato il soul di Ty Le Blanc & Band (Ty Le Blanc alla voce, Michele Bonivento alle tastiere, Alvise Seggi al contrabbasso, Moulaye Niang alla batteria), così come il pop rivisitato in chiave jazz di Alice Testa & Belonging Trio (Alice Testa alla voce, Dario Carnovale al pianoforte, Lorenzo Conte al contrabbasso e Luca Colussi alla batteria). In entrambi i casi, una proposta che pur mantenendo una lieve ispirazione jazz si distacca dal songbook e dagli stilemi vocali della tradizione, per esplorare territori accessibili e fruibili da un pubblico più ampio.

Buona anche la proposta dei goriziani Radio Zastava, una sorta di Wedding & Funeral Band che ha presentato, con rigore e ironia, un mix di echi balcanici e klezmer trascinante ed energico.

Tra i concerti serali, Mission Formosa del contrabbassista Giuseppe Bassi (con Gaetano Partipilo al sax alto, Shen Yu Su al sax tenore, Mike Tzeng al pianoforte e Kuan Liang Lin alla batteria) ci ha permesso di gettare uno sguardo su una scena jazzistica, quella taiwanese, pressoché sconosciuta dalle nostre parti. Belle le melodie, che potevano forse essere interpretate con maggiore piglio ed originalità. Fatta eccezione per gli interventi di Partipilo, nel cui fraseggio si rilevano evidenti tracce di periodiche frequentazioni newyorkesi, il resto del quintetto si è infatti decisamente affidato ad un linguaggio ed una tradizione ben codificati.

Intrattenimento sperimentale e sperimentatore per il solo di Boris Savoldelli. Facendo ampio ed intelligente uso di loop ed effetti vari, il nostro ha dato vita ad un concerto al tempo stesso divertente e ricco di contenuti. Molto interessanti, in particolare, "Nature Boy" e "Vodoo Chile," nelle quali il cantante bresciano si è distaccato dalla usuale stratificazione di tracce per andare al cuore delle melodie, riuscendo a coglierne l'essenza più autentica.

Hard bop purissimo per il batterista Roberto Gatto, affiancato da un trio di bravi ed agguerriti giovani (Alessandro Presti alla tromba, Alessandro Lanzoni al pianoforte, Matteo Bortone al contrabbasso) che ci sarebbe piaciuto ascoltare in un contesto più contemporaneo. Il brano "Big Band," a firma di Alessandro Lanzoni, oltre a mostrare la buona vena compositiva del pianista ha infatti lasciato chiaramente percepire che il quartetto ha potenzialità espressive notevoli, che sarebbe forse bene utilizzare in ambiti che proiettano la musica verso il futuro.

Monk, Strayhorn, Ellington e tutto l'ampio songbook degli standard per un inatteso Alfonso Santimone, qui al solo pianoforte, a confrontarsi con la storia del jazz senza l'ausilio di alcun supporto elettronico. Un concerto straripante, di grande energia e con forte senso del blues. Un fraseggio fitto e denso, una cascata torrenziale di note.

Last but not least, come si diceva una volta, il quartetto Fast Future del sassofonista Donny McCaslin, qui con Jason Lindner al pianoforte, Matt Clohesy al contrabbasso e Nate Wood alla batteria. Sin dalle prime note è stata netta la percezione che avremmo assistito ad un concerto notevolissimo per intensità, forza espressiva, ricerca sonora ed innovazione. La ritmica densa, fitta ed originalissima di Wood e Clohesy ha creato lo sfondo su cui McCaslin e Lindner hanno fatto piovere le loro sciabolate sonore. Deliziose per fraseggio e voce strumentale nel caso di McCaslin, intriganti e disturbanti, nel loro guardare agli anni '70 del moog e dei primi sintetizzatori, nel caso di Lindner (ottimo anche al pianoforte, per il quale ha scelto un timbro molto asciutto e quasi metallico). Un grande quartetto, un grande concerto, un dovuto ringraziamento postumo a David Bowie (ricordiamo che McCaslin e Lindner hanno partecipato a Blackstar, il suo ultimo album), che ha permesso a questi fantastici musicisti di raggiungere una visibilità adeguata al loro talento.

Foto
Danilo Codazzi.

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