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Contaminazioni Contemporanee
Teatro Donizetti - Bergamo - 30.03-01.04.2007
Seconda edizione di Contaminazioni Contemporanee, sulla carta festival di musica contemporanea, di fatto rassegna di artisti che fanno capo all'etichetta bavarese ECM.
Il tema di quest'anno era la musica del mediterraneo. Tema interpreato in senso molto lato (il legame tra il Mediterraneo e la Mitteleuropa di Franz Schubert, o il James Joyce di “Ecce Puer”, è piuttosto labile), ma trattandosi di contaminazioni, e non essendo noi dei puristi, eviteremo di andare troppo per il sottile.
Molto aderente al tema della rassegna è stato il concerto inaugurale, che ha visto protagonisti la cantante Savina Yannatou ed il quintetto Primavera En Salonicco. Canti di estrazione popolare, dalla Sicilia alla Grecia, dall'Albania alla Spagna, interpretati con qualche occasionale divagazione improvvisativa, ed uno spirito decisamente austero. Forse troppo. La forza delle melodie popolari risiede infatti principalmente nella loro vivacità e vitalità. Ricondurle ad una interpretazione molto controllata, quasi “classica” nelle sue modalità di esposizione (e, di conseguenza, di fruizione), le priva della loro immediata freschezza e le cristallizza in una forma diversa. E questo, di per sé, potrebbe anche avere valenza positiva, se non fosse che il risultato finale appare formalmente ineccepibile, ma totalmente privo di vita.
Più indovinato, sempre rimanendo fedeli al Mediterraneo, il concerto del trio composto da Anouar Brahem, François Couturier, Jean-Louis Matinier. Musiche tratte dall'album Le Voyage De Sahar, nelle quali il suono dai sapori antichi, quasi ancestrali, dell'oud del leader si mescola con gli echi di Satie che emergono dal pianoforte, mentre la fisarmonica ci ancora ad una dimensione popolare europea, sia pure molto filigranata. Musica decisamente introspettiva, che nei bis si è aperta verso orizzonti più movimentati e gioiosi.
Oltre a questi due concerti, di matrice world o vagamente jazzistica (passateci i termini), la rassegna ha proposto due concerti di stampo decisamente classico. Il primo, cui non abbiamo potuto assistere, ha visto sul palco il pianista e compositore austriaco Thomas Larcher, in compagnia del Rosamunde Quartett. In programma musiche dello stesso Larcher e di Franz Schubert.
Il secondo, che ha chiuso la rassegna, ci ha invece condotto in Slovacchia. Territorio non propriamente mediterraneo, ma comunque in grado di darci molte emozioni musicali. Iva Bittova, una delle cantanti più in vista nell'ambito della musica di frontiera, insieme al violinista Milos Valent, all'orchestra Solamente Naturali ed al Bratislava Conservatory Choir, hanno interpretato musiche del compositore Vladimir Godar (presente in teatro). Brani dalla forte ispirazione religiosa e spirituale, anche se non tutti riconducibili a tale dimensione, con echi di Arvo Pärt e di Janàcek.
Tutta l'attenzione del pubblico era ovviamente per la Bittova, capace di arricchire la sua interpretazione con guizzi di ispirazione teatrale (ricordiamo che la Bittova, prima di intraprendere l'attività di cantante, è stata attrice di successo), ma ci ha molto ben impressionato anche Milos Valent, capace di esprimere tutte le sottili sfumature, spesso tecnicamente impegnative, richieste dalla partitura. Chiusura di concerto con un breve divertissement in solo per la Bittova.
Foto di Luciano Rossetti Ulteriori immagini tratte da questo festival sono disponibili nelle gallerie immagini dedicate ai concerti di Anouar Brahem e Iva Bittova.
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