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Todd Marcus Jazz Orchestra: Blues for Tahrir

Angelo Leonardi By

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Che il jazz sia una musica sorprendente lo sappiamo bene ma spesso le sorprese ti piombano dal cielo (o per meglio dire, dal web) quando meno te le aspetti. E sono varie ed eccitanti.
Il leader di questo medio organico è un clarinettista (basso) statunitense con radici familiari egiziane ed è stato scelto tra i migliori strumentisti emergenti negli ultimi tre critics poll di Down Beat. Ma Todd Marcus è anche un brillante arrangiatore che ha trovato un affascinante connubio tra orchestrazioni mainstream (una scrittura tra Maria Schneider e Thad Jones) ed echi musicali mediorentali. Dopo il debutto orchestrale del 2006 (In Pursuit of 9th Man, HiPNOTIC Records), s'è fatto notare con l'ottimo Inheritance (HiPNOTIC Records, 2012) in cui guida due differenti quartetti e oggi torna a capo di un ampio organico con splendidi solisti, dove impone tutto il suo talento di strumentista e autore.

Marcus è nato e cresciuto negli Stati Uniti da famiglia emigrata dall'Egitto negli anni venti, ha profondamente assimilato il linguaggio jazzistico (forti influenze da Eric Dolphy, John Coltrane, Jamie Baum) legandolo alla musica egiziana assimilata in famiglia (in particolare Abdel Halim Hafez). Dal 1994 vive a Baltimora, ha studiato scienza politiche alla Loyola University e da anni svolge attività di volontariato volta al recupero di tossicodipendenti ed emarginati.
Come abbiamo detto, le sorprese del disco sono varie. È raro che la musica del Medio Oriente entri a far parte di un chiaro progetto jazzistico (senza il protagonismo di virtuosi come Rabih Abou-Khalil o Anouar Brahem); è raro che un orchestratore autodidatta (qual'è Marcus) si esprima con tale padronanza e freschezza di idee, aprendosi anche al rock; è raro trovare una cantante italiana sconosciuta da noi (la bravissima Irene Jalenti) esprimersi con tale efficacia e intensità.

Il cuore dell'album è una suite in quattro parti che celebra la rivoluzione popolare di Piazza Tahrir. Ondulate melodie orientali vengono arricchite da orchestrazioni sontuose (e talvolta solenni) fino a sciogliersi in appassionanti assoli di Greg Tardy al tenore, Alan Ferber al trombone, Alex Norris alla tromba o dello stesso Marcus al clarinetto basso. Il tutto si snoda con inventiva e gusto per le sorprese, pur nell'adesione agli stilemi del modern mainstream orchestrale. Il connubio tra jazz e melodie orientali è propiziato da strutture armoniche modali (su cui si staglia l'ombra di John Coltrane).
Gli altri brani mostrano aperture diverse ed uno dei più riusciti è "Alien" di Gary Young, che sembra preso dal repertorio dei Radiohead. Dopo un'introduzione orchestrale di stampo impressionista il tema viene esposto dal suggestivo timbro della Jalenti a cui segue il lungo e variopinto intervento di Ferber. Altri momenti suggestivi vengono dall'intensa versione di "Summertime" (ancora la Jalenti, più Alex Norris alla tromba). Il disco si chiude con "Bousa," altro tema dai connotati orientali che si stemperano nei jazzistici interventi del leader e del pianista Xavier Davis.

Track Listing

Many Moons (intro); Many Moons; Blues for Tahrir Suite (Adhan / Reflections / Tears on the Square / Protest); Alien; Wahsouli; Summertime; Bousa.

Personnel

Alex Norris: tromba: Alan Ferber: trombone; Todd Marcus: clarinetto basso; Greg Tardy: sax tenore; Russell Kirk: sax contralto; Brent Birckhead: sax contralto, flauto; Xavier Davis: pianoforte; Jeff Reed: contrabbasso; Eric Kennedy: batteria; Jon Seligman: percussioni; Irene Jalenti: voce.

Album information

Title: Blues for Tahrir | Year Released: 2015 | Record Label: HiPNOTIC Records

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