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Tower Jazz Composers Orchestra alla Sala Vanni di Firenze
A Jazz Supreme
Sala Vanni
Firenze
29.11.2019
Fresca dell'uscita del suo primo, omonimo disco (clicca qui per leggerne la recensione), si è esibita sul palcoscenico della Sala Vanni, per A Jazz Supreme, la Tower Jazz Composers Orchestra, formazione che prende il nome dal Torrione di San Giovanni, sede del noto Jazz Club Ferrara attorno al quale è nata e cresciuta.
Il nome si ispira peraltro anche alla storica Jazz Composer's Orchestra fondata da Carla Bley e Michael Mantler perché, come quella, è chiamata a suonare musica originale composta dai propri membri. Infatti tutti i brani proposti a Firenze, così come quelli del disco e come l'intero repertorioche consta di una sessantina di composizionisono della penna di musicisti dell'orchestra o che in essa hanno militato. Sì, perché un'altra particolarità della Tower Jazz è di essere a geometria variabile, vuoi perché attorno a essa gravita un considerevole numero di valenti musicisti, vuoi perché non è sempre possibile disporre dei medesimi ventitre musicisti, gravati come sono dai loro impegni con altre formazioni. Ventitre musicisti che si sono assiepati sul non grandissimo palco della Sala Vanni, saturandone lo spazio sonoroinvero non ideale per organici così ampi, le imperfezioni del quale sono state fortunatamente in parte attutite da un'esecuzione largamente in acustico.
Pur nella sua varietà, la musica della formazione ha mantenuto un'elevata complessità, grazie alla grande tavolozza timbrica di cui può disporre un organico di questo genere e alle strutture messe a punto dai vari compositoriPiero Bittolo Bon, Stefano Dallaporta, Lorenzo Manfredini, Alfonso Santimone e Filippo Vignato, che non era presente in organico. E se il clima da atipica, moderna big band ne caratterizzava la cifra generale ed emergeva laddove i fiati costruivano intrecci di potente dinamicità o si liberavano per lanciarsi in assolo, la musica inclinava ora verso la contemporanea, quando interveniva la voce di Marta Raviglia, ora verso la festosità ironica di un'altra orchestra di compositori, l'olandese ICP, quando i contrappunti sfioravano la cacofonia.
Da sottolineare, tra i molti eccellenti contributi, il lavoro svolto da Mirko Cisilino al corno francesesplendido in particolare un suo lungo assoloprivilegiato rispetto alla tromba, gli interventi di Bittolo Bon sia al sax contralto, sia al flauto e al clarinetto bassi, la potenza e l'espressività della tromba di Gabriele Cancelli, il fraseggio incredibilmente agile del solo di Giulia Barba al sax baritono elast but not leastl'attenta e appassionata direzione di Santimone, che ha aggiunto momenti di live electronics e gustose presentazioni dei brani, con siparietti ironici, spesso in contrappunto con Bittolo Bon, che hanno offerto un saggio di quello che dev'essere il clima dell'orchestra anche nelle prove e nei fuori scena: quello di un gruppo di musicisti appassionati, accomunati dalla gioia di suonare. Quando ciò si verifica con artisti di questo livello, il risultato è assicurato, prova ne siano l'acclamato concerto fiorentino (durato oltre un'ora e mezza) e il disco, bellissimo.
Lunga vita a realtà di questo tipo, con l'auspicio che possano suonare su palcoscenici di primo piano, anche a dispetto delle difficoltà di "muovere" una simile ciurma, e che possano essere d'esempio: c'è molto bisogno di creatività e di passione, oggi in Italia, anche se non solo nella musica.
Foto: Eleonora Birardi.
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