Home » Articoli » Live Review » Time in Sassari

1

Time in Sassari

AAJ Italy Staff By AAJ Italy Staff

View read count
Time in Sassari - 17-18.08.2008

In una recensione di pochi mesi fa rilevavo che i festival jazz, soprattutto quelli estivi, tendono a diventare sempre più lunghi. A questa constatazione si possono aggiungere due considerazioni collaterali e interconnesse. In primo luogo il fatto che la programmazione propende ad includere sempre più proposte estranee o tangenti al jazz, con l'intento di allargare l'offerta, rivolgendosi ad un pubblico più vasto. In alcuni casi inoltre, per varie ragioni promozionali ed economiche, si tende a coprire bacini territoriali sempre più ampi, ricercando ambientazioni anche anomale, ma suggestive.

Di queste tre tendenze (lunga durata, ampia programmazione e diffusione territoriale) Time in Jazz di Berchidda, giunto alla ventunesima edizione, è un esempio probante; tanto da trasformarsi in Time in Sassari negli ultimi due giorni del suo calendario. Per quanto riguarda la partecipazione, quantitativa e qualitativa, del pubblico e la varietà della situazioni e delle emozioni che si respirano, questo classico festival ferragostano ha dimostrato di avere pochi eguali. Quest'anno il tema di fondo, affrontato anche in numerose mostre collaterali, era la relazione, reale o presunta, fisica o metaforica, fra musica e architettura. Non a caso la programmazione concertistica, cercando la complicità delle ambientazioni più svariate, ha dato largo spazio ai duetti, agli archi e a proposte vicine alla musica classica.

Il collaudato duo Sylvie Courvoisier - Mark Feldman ha sostenuto tre concerti in differenti situazioni: sul palco principale in Piazza del Popolo a Berchidda, sulle falde del Monte Acuto nella tersa luce del tramonto e nella raccolta Piazza Ducale a Sassari. Nelle tre occasioni il programma è rimasto pressoché invariato: composizioni tratte dal Book of Angels di John Zorn, per concludere con l'incisivo "Too Speedy" della Courvoisier. È stato però interessante notare come le interpretazioni siano state di volta in volta diverse, quasi adeguandosi ai contesti ambientali.

A Berchidda è prevalso un piglio nitido e tagliente, attento ai contrasti, esasperando la concezione estrema, citazionista e concettuale delle combinazioni zorniane. Sul Monte Acuto l'approccio è stato più fluido e melodico, più rilassato, quasi a cogliere l'aspetto bucolico e silvano dell'incantevole localizzazione. Nella piazza sassarese infine i due musicisti, pur senza rinunciare alle dovute sfumature, hanno optato per una versione vigorosa e diretta, forse per sovrastare un pubblico meno specialistico rispetto a Berchidda, inizialmente un po' turbolento, poi sempre più attento. È certo comunque che la coppia Feldman - Courvoisier sul palco ha sempre dimostrato una concentrazione, un'intesa, una capacità interpretativa esemplari.

Anche Nguyên Lê e Dhafer Youssef vantano un lungo sodalizio. Il loro "etno-blues" esasperato e tecnologico si è articolato in sequenze accattivanti. Il cantante tunisino ha dilatato i suoi vocalizzi in note lunghe e acute, assumendo plastiche posizioni fisiche. Al suo canto il chitarrista franco-vietnamita ha sovrapposto le sue tese progressioni, quasi artificiali simulazioni della voce umana. In altri brani sono state invece le corde dell'ud e della chitarra ad intrecciarsi in un dialogo più classico e limpido. Con l'ingresso di Paolo Fresu il trio ha dato corpo ad una versione avvincente, particolarmente sperimentale del brano hendrixiano "Third Stone from the Sun".

Ad un diverso tipo di confronto interetnico e interdisciplinare si è assistito poco dopo con la ripresa di "Requiem for a Dying Planet", audace progetto che ha chiuso il festival. Alcuni spezzoni tratti da due film di Werner Herzog, "The White Diamond" e "The Wild Blue Yonder", hanno costituito un commento visivo parallelo al percorso sonoro, in cui si sono alternate e sovrapposte le voci dei Concordu e Tenore de Orosei, che racchiudono in sé millenni di storia, e quella altrettanto ancestrale e vitale del senegalese Mola Sylla. I due tipi di canto a volte hanno presentato singolari analogie, altre si sono distanziati in diverse modulazioni espressive.

Il terzo polo sonoro era rappresentato da Paolo Fresu, che ha sostituito in extremis Ernst Reijseger, rientrato in Olanda per gravi motivi familiari. L'esperienza e la conoscenza dei partner hanno permesso al trombettista di inserirsi con tatto e slanci di lirismo; la sua tromba e il suo flicorno, a volte opportunamente filtrati, hanno tramato un intelligente tessuto connettivo fra gli interpreti vocali. Nonostante qualche istante, forse evitabile, di frammentazione del flusso sonoro e visivo, il progetto è risultato del tutto convincente per la problematicità dei suoi contenuti, per l'autenticità dell'incontro fra culture diverse, per la carica emotiva e l'intrinseca bellezza di molti passaggi della sequenza.

All'interno di Time in Sassari l'Alborada String Quartet (Anton Berovski e Sonia Peana ai violini, Nico Ciricugno alla viola e Piero Salvatori al violoncello) si è esibito in due diversi spazi: la chiesetta di Babbu Eternu ad Osilo e l'ex Ospedale psichiatrico del Rizzeddu. Il repertorio era tratto prevalentemente dal Cd della Dodicilune appena uscito, Éthos, che evidenzia la propensione del quartetto a collaborare con esponenti dell'area improvvisativa. In entrambe le apparizioni la formazione si è dimostrata compatta ed equilibrata, impegnata, sulle tracce dell'ormai storico Kronos Quartet, nell'interpretazione di pagine dell'ultimo Novecento e contemporanee. Fra queste vanno incluse proprie composizioni ben caratterizzate, come "Veronica" della Peana o "Forever" di Berovski.

Paolo Fresu è intervenuto con morbidezza in alcuni brani, fra cui una trascrizione del "Miserere" della Settimana Santa di Santo Lussurgiu, "Metamorfosi", di sua composizione, e "Fratres" di Arvo Pärt. In quest'ultima interpretazione, l'estenuato misticismo dell'autore è stato esaltato dal suggestivo impasto stereofonico, ottenuto dalla collocazione dei cinque musicisti in angoli diversi dello spazio. In tutti questi casi il trombettista ha aggiunto non solo un colore, una voce ulteriore, ma soprattutto un elemento di densità strutturale.

Le due giornate sassaresi hanno voluto anche fornire una vetrina ai migliori allievi usciti dai Seminari Jazz 2007 di Nuoro. L'ottetto Viento Rojo (voce, tromba, clarinetto, tenore, chitarra, piano, basso e batteria) ha presentato original di propri componenti, evidenziando per lo più impianti molto consapevoli e descrittivi, un jazz indubbiamente attuale, anche se non particolarmente trascinante. A livello strumentale si è distinto soprattutto Matteo Pastorino, un clarinettista deciso e inventivo del quale risentiremo parlare.

Foto di Claudio Casanova (Le, Fresu, Courvoisier) e Danilo Codazzi (Syla).


AAJ Italy Staff FOLLOW AAJ Italy Staff and get notified whenever a new article published.
Designated author for the AAJ Italy archive.

Tags


PREVIOUS / NEXT




Become a Sustaining Member

Get the Jazz Near You newsletter

Since 1995, All About Jazz has championed jazz as an art form and supported the musicians who create it. Over three decades, it has grown into one of the world's leading jazz resources, serving hundreds of thousands of readers, musicians, presenters and industry professionals each month.

Help Build the Future of All About Jazz

Your support helps us continue building All About Jazz for the next generation—expanding our editorial coverage, preserving jazz history, developing new community features and creating better ways to discover the music and the people behind it.

Become a sustaining member for as little as $20 per year and you'll immediately enjoy an ad-free experience along with access to subscriber features and future articles for a full year.

Together, we're not simply sustaining All About Jazz—we're building its future. Thank you for being part of the journey.

More

Popular

Chicche dall'archivio

Jazz article: Aruan Ortiz al Pinocchio Jazz, Firenze
Jazz article: Keith Jarrett: A Biography
Jazz article: Bruno Tommaso: La Scuola che sognavo
Jazz article: Forma e Poesia nel Jazz 2019

Get more of a good thing!

Our weekly newsletters highlight our top stories, top album reviews, website news, free songs, radio & podcast shows, news, and upcoming jazz events near you.