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Tadahiko Yokogawa

AAJ Italy Staff By AAJ Italy Staff

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Area Sismica - Forlì - 29.3.2008

Nonostante il suo nome sia piuttosto misconosciuto in Italia, Tadahiko Yokogawa ha avuto una parte importante nella storia recente della “new music” giapponese: animatore del gruppo dei Meatopia, ha collaborato anche coi seminali After Dinner di Haco, oltre ad avere intrapreso una carriera solistica ormai più che decennale.

Con questi trascorsi si è guadagnato la stima di alcune delle eminenze della musica innovativa internazionale, da Iva Bittova, a Ferdinand Richard, a Fred Frith, che lo hanno chiamato a collaborare con loro.

Nonostante la sua ritrosia a muoversi dal Giappone, Yokogawa è già passato diverse volte dal nostro Paese, soprattutto per merito di Area Sismica, che si è fatta vera e propria promotrice di questo musicista e che l'ha anche coinvolto nel progetto interculturale di musica e poesia Sheik Mat.

Quello di sabato scorso è stato un concerto abbastanza eccentrico: non solo per l'accostamento di sonorità diverse (la chitarra - uno strumento custom senza cassa armonica, che tuttavia suonava sostanzialmente come una chitarra acustica - e l'uso del laptop - con sonorità elettroniche, a volte dilatate, astratte e cosmiche, a volte aspre e glaciali, soprattutto quando venivano usate per il processamento e la deformazione della voce); ma anche e soprattutto per l'accostamento, la giustapposizione e l'amalgama di stili, atmosfere e di un repertorio piuttosto eterogenei.

Si parte con un'improvvisazione minimale di chitarra, in stile onkyo/lower-case: scarni grappoli di note atonali, come piccole gocce in mezzo al silenzio. Da qui parte una graduale costruzione del muro sonoro, che s'inspessisce progressivamente con la sovrapposizione di loop irregolari e random fino a raggiungere la saturazione dello spettro sonoro.

Segue una serie di canzoni evocative e suggestive: esili e delicate armonie di chitarra; una voce quieta, raccolta e intimista che s'insinua nell'animo e, grazie anche all'idioma nipponico, suscita nell'immaginazione un vago senso di misterioso e arcano fascino; fondali elettronici lunari e alieni, a volte giustapposti a guisa d'interferenze e perturbazioni rispetto alla morbidezza della chitarra e della voce, a volte emananti un sotterraneo e sottile calore dietro alla facciata apparentemente in-umana. Alla memoria si riaffacciano le atmosfere più magiche e fascinose del Jim O'Rourke del periodo Gastr del Sol, e l'accostamento va inteso in senso elogiativo.

Al centro del concerto Yokogawa ha piazzato una cover inattesa e forse un po' spiazzante di “River Man” di Nick Drake: un fondale di suoni concreti, uno stile chitarristico che in qualche modo accentuava le venature pop della canzone (più di quelle folk-cantautorali), un'interpretazione vocale piuttosto contrastante rispetto al mood intimistico di Drake e della canzone, con un piglio solenne e un po' epico che sinceramente non è parso del tutto appropriato.

Più convincente è sembrata l'altra cover della serata, arrivata poco dopo, questa volta “Fluid of Wisdom” di Haco. Spogliata dagli arrangiamenti dell'originale e ridotta a una scarna versione per voce e chitarra, Yokogawa ne ha in questo modo esaltato l'essenza di piccolo gioiellino pop e l'ha anzi ulteriormente addolcita e ammorbidita.

La chiusura prima dei bis è stata affidata a un brano completamente sopra (e fuori da) le righe rispetto al già eterogeneo clima della serata: “Boogie in May”, una specie di garage-rock dal piglio quasi “trogloditico”, con la voce urlata e gutturale e la chitarra percossa e maltrattata. (Noise acustico?!)

Nei bis hanno trovato posto alcuni pezzi forti del repertorio di Yokogawa (“Dive”, “Light a Fire”...) e un'altra puntata nei territori dell'improbabile, “Do the Tarascon”, questa volta una canzoncina dall'aria sfacciatamente sbarazzina e dal piglio “super-easy”, con tanto d'incitamento al pubblico a cantare in coro il ritornello.

Insomma, un concerto che ha regalato magia ed emozione, ma anche divertimento ed energia. Se si può fare un appunto, questo è che forse il trapasso fra i diversi mood a volte è parso un po' forzato, e che alcune divagazioni elettroniche e qualche brano non erano proprio imprescindibili nell'economia complessiva della serata.

Foto di Claudio Casanova

Altre immagini di questo concerto sono disponibili nella galleria immagini.


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