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Sconfini. Vent'anni di Jazz&Wine of Peace

Neri Pollastri By

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Sconfini. Vent'anni di Jazz&Wine of Peace
Flavio Massarutto, Luca Alfonso D'Agostino, Massimiliano Gosparini, Roberto Duse
Controtempo
2017

L'idea originaria era in realtà "solo" (se così si può dire) quella di un libro fotografico che documentasse i vent'anni di un festival importante e particolare qual è il Jazz & Wine of Peace di Cormòns, che cadevano quest'anno (clicca qui per leggere l'intervista al Direttore Artistico Mauro Bardusco e qui per la cronaca della rassegna). Un libro che solo Luca D'Agostino poteva fare, essendo sempre stato presente alla rassegna, spesso anche in qualità di fotografo ufficiale.

Ma il Jazz & Wine Of Peace è un festival speciale, così come lo è quel gruppo di appassionati che lo organizzano con il loro lavoro di volontari sotto le insegne dell'associazione Controtempo. Così, anche grazie alla compartecipazione di Flavio Massarutto -organizzatore, appassionato e scrittore di Jazz ma anche di fumetto -l'idea si è progressivamente ampliata e trasformata, fino a diventare un singolare, elaboratissimo "oggetto" che a fatica può essere definito semplicemente "libro": un elegante cofanetto di cartone grigio, curato dal grafico Roberto Duse, all'interno del quale trovano posto ben sei fascicoli di varie dimensioni, ciascuno di un diverso colore, contraddistinto da una diversa "nota," dedicato a qualcosa di diverso ma sempre attinente al Jazz & Wine of Peace e corredato da immagini -in totale circa duecento -che lo documentano, ricordano, celebrano.

In ordine di dimensione e "morbidezza" del colore si inizia dal giallo limone di A# Concerts, librettino di sei centimetri per dieci che, senza commenti, riporta uno dopo l'altro tutti i concerti susseguitisi nelle precedenti diciannove edizioni della rassegna: dal primo nel 1998 (Simone Guiducci Gramelot Ensemble + Paolo Fresu) a quello di chiusura del 2016 (Rob Mazurek & Sao Paulo Underground). Subito dopo, in identico formato e in giallo ambrato, G# Portraits è una selezione fotografica di volti degli spettatori che, durante l'edizione del decennale nel 2007, si prestarono a farsi ritrarre da D'Agostino in uno studio improvvisato all'interno del Teatro Comunale.

F# Compendium, in arancio, ha un formato doppio dei primi due e nelle sue pagine si alternano splendidi scatti e brevi scritti -tratti da romanzi, saggi, interviste con musicisti, film -che espongono, quasi distillati, alcuni aspetti di questa musica. Ancora un raddoppio di dimensioni e un'intensificazione di colore per il rosso lampone di E Text, nel quale Massarutto sintetizza, diciamo così, la storia del jazz in Friuli Venezia Giulia, una storia che riserva aneddoti commoventi e curiose sorprese attraverso le quali si arriva fino al Jazz & Wine of Peace, comprendendone meglio le radici. Il tutto, ovviamente, corredato da foto di ambienti e territorio.

Altro approfondimento cromatico e nuovo raddoppio di dimensioni per raggiungere il rosso bordeaux e il formato pieno, venti per venticinque, con D Comics, nel quale il disegnatore Massimiliano Gosparini illustra in alcune tavole tre microstorie sceneggiate da Massarutto: nella prima il tema è il Jazz & Wine e il territorio in cui si svolge, la seconda la storia del jazz nella regione, l'ultima un'emblematica storia di musica sul confine, quella di Zlatko Kaucic.

Infine, culmine della sontuosa raccolta, C Photo, il volume più corposo, il libro fotografico da cui tutto aveva preso l'avvio, che raccoglie un'ampia selezione di scatti effettuati da D'Agostino nel corso delle venti edizioni del festival, parte a colori, parte in bianco e nero, in un albo non a caso color vinaccia.

Nelle sue circa centoquaranta foto incontriamo tanti dei protagonisti di questi vent'anni, ripresi in concerto, ma anche in tutt'altre faccende affaccendati, perché una delle tante qualità di D'Agostino è quella di seguire i musicisti e gli eventi nel dettaglio, anche fuori dalla scena: proprio questo gli rende possibile condividere lo spirito che innerva la musica, condizione per catturare con la fotocamera momenti che ne rappresentino l'essenza. E poi ambienti, territori, attimi colti fra organizzatori e spettatori. Il tutto volutamente privo di qualsivoglia didascalia, rimandata a fine volume, per lasciare interamente l'attenzione all'immagine.

Selezionare tra i tanti scatti quelli più toccanti sarebbe un po' ingiusto e certamente arbitrario, tuttavia non è possibile non menzionare una splendida immagine, colta in un disordinato e colorato magazzino, che riprende Garrison Fewell -artista menzionato più volte anche negli altri albi, perché in quell'occasione lasciò al festival un'indelebile ricordo -nel 2014, pochi mesi prima di morire e consapevole del suo destino, con un'espressione di incantevole serenità.

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