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Rollerball
Ultimo appuntamento di “JAZZ etc.“, rassegna in memoria del pittore e scultore Gaspare Da Jaga, organizzata dall’associazione culturale Tanaliberitutti con la direzione artistica di Luca Canini, e ultimo botto con il concerto di Rollerball, uno dei tanti gruppi che danno lustro all’etichetta-collettivo El Gallo Rojo. Ultimo botto perché i tre concerti della rassegna, pur con proprie peculiarità e con riferimenti stilistici assai diversi tra loro, hanno avuto un impatto violento (musicalmente parlando) sul pubblico e hanno tolto il velo, seppur parzialmente, su realtà musicali vive e vitali che con ostinazione vengono ignorate da festival e mercati discografici.
Rollerball è un quintetto eterogeneo per background musicale e per l’apporto stilistico dei suoi componenti, sia dal punto di vista compositivo che espressivo; la conseguenza è una musica imprevedibile, non etichettabile, soggetta a continui cambiamenti di moods e di linguaggi, esuberante, pirotecnica ma anche ricca di insospettabile lirismo. Nell’accogliente sala auditorium di Borgo San Giacomo, il gruppo ha sostanzialmente presentato il recentissimo La clinica del rasoio, confermando dal vivo le meraviglie ascoltate su CD.
Il sax baritono di Beppe Scardino e il contralto di Piero Bittolo Bon si presentano come micce in attesa di essere innescate per poi esplodere all’improvviso in deflagrazioni assordanti, con saette di fuoco che guizzano in mille direzioni. Seguono strade apparentemente diverse i due sassofonisti ma quando, quasi per incanto, i loro percorsi trovano dei punti di contatto, l’energia si trasforma in momenti di ruspante poesia. Danilo Gallo al contrabbasso è camaleontico nel fornire una pulsazione elastica e swingante così come nel creare bordoni ossessivi, nel centellinare con l’archetto passaggi di grande suggestione come nel dettare tempi sghembi e strampalati, in definitiva nel rilanciare continuamente la propulsione dinamica e organizzativa dell’esecuzione. Max Sorrentini è batterista atipico nel panorama jazzistico; il suo è un drumming sporco, ruvido più vicino a certo rock progressivo che alle raffinatezze della musica improvvisata. E proprio per questo funziona alla grande nell’economia del gruppo contribuendo in maniera decisiva a determinarne la giusta dose di robustezza timbrica e aggressività dinamica.
Infine, la chitarra di Enrico Terragnoli, eterea, soffice come una nuvola di bambagia ma anche acida come la panna che accompagna la torta di mele, capace di commuoverti in una serenata hawaiana dal sapore lisergico così come di trasformare in magma incandescente un blues pigro e sonnolento. Senza dimenticare le magie in fase di accompagnamento quando riesce a creare dalle macchie di colori dagli accostamenti improbabili o a tessere delle trame anomale che sembrano sollecitare ulteriormente la creatività della band.
Quella di Rollerball è stata un’esibizione intensa, senza pause, dove scorribande sonore apparentemente disordinate, trovano in realtà forma in un sorta di piccole suite dall’andamento articolato che tengono desto l’interesse dell’ascoltatore dalla prima all’ultima nota.
Foto di Massimo Dordoni.
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