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IDR - Italian Doc Remix: Pandemonium

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IDR - Italian Doc Remix: Pandemonium
Chitarrista e compositore campano da tempo trasferitosi a New York, Marco Cappelli da qualche anno ha messo in piedi, assieme al percussionista italo-americano Jim Pugliese, una formazione denominata IDR, Italian Doc Remix, composta in larga parte da italiani residenti negli Stati Uniti o da italo-americani, con i quali "gioca" con la tradizione delle sue terre, rinnovandola con strumenti e arrangiamenti contemporanei che attingono ampiamente a stilemi jazzistici senza abbandonare forme espressive tradizionali, ma anche filtrandola attraverso il modo in cui gli immigrati del meridione italiano vivono i ricordi delle loro radici musicali.

Nel 2019, subito prima della pandemia, una residenza artistica presso il festival di Pomigliano d'Arco ha permesso di aggiungere all'organico della formazione—che è completata dal cantante Francesco Pellegrino, dal trombonista Roberto Schiano dal clarinettista Doug Wieselman e dal contrabbassista Ken Filiano—un nutrito gruppo di musicisti italiani, favorendo la messa a punto di un repertorio che è poi confluito in questo Pandemonium, perfezionato come da titolo nel periodo dell'isolamento del Covid-19: undici brani—uno dei quali proposto in due versioni, inglese e italiana—in parte tradizionali rivisti da Cappelli, in parte originali ad essa ispirati.

Per avere un'idea della musica di questa formazione non si può che rimandare a Daniele Sepe, in particolare ai suoi lavori a cavallo tra la fine degli anni Novanta e l'inizio del nuovo millennio—-e non è infatti un caso che proprio Sepe sia tra gli ospiti e compaia in metà dei brani. Clarinetti e sassofoni, chitarre elettriche e live electronics si intrecciano con tamburi a cornice, fisarmoniche e chitarre classiche, ma soprattutto vanno a costruire un tessuto musicale complesso, a momenti perfino caoticamente magmatico, attorno alle melodie tradizionali e ai testi originali, cantati in napoletano.

L'esempio più significativo è forse proprio il brano di cui vengono proposte due versioni, "Jail the Bakers," ovvero nientemeno che "In galera li panettieri," tradizionale reso celebre alla metà degli anni Settanta dalla Nuova Compagnia di Canto Popolare: il testo e il tema rimangono del tutto immutati, ma l'arrangiamento cambia decisamente, aprendo spazi per assoli individuali e per un parossistico lavoro di gruppo d'ispirazione free. A ciò si aggiunga il parlato—in inglese nella prima versione, in italiano nella bonus track—che illustra la vicenda a cui si ispira il brano (la rivolta napoletana del 1573 contro i fornai, accusati di speculare sulla carestia) e sul quale ironizza accostandovi prima l'analoga rivolta milanese del 1628 (c'è perfino una "intervista" a Manzoni...), poi l'attualissima e altrettanto simile rivolta contro gli immigrati al grido di "prima gli italiani!": si capirà così come la musica si sposi a quell'impegno civile e politico che ha caratterizzato tanta parte della Black Music e del jazz che ne ha seguite le tracce.

Sulla stessa falsariga procedono "Vulumbrella" e "Southern Lullaby," mentre altrove—anche qui, seguendo la via aperta da Sepe, ma ripercorrendola con indosso la mutata sensibilità prodotta dall'immigrazione—i testi in napoletano si ispirano alla tradizione e alludono al presente, ma sono accompagnati da ritmi assolutamente contemporanei, come in "Sona a bettenti Dub," che riprende strofe della "Tammuriata Nera," "Jesce sole in Brooklyn," che si avvia ispirandosi a "O sole mio," o "Literno Village," anch'essa politicamente schierata a favore dell'immigrazione.

Se questi sono lo spirito e la progettualità, quel che comunque conta è il risultato musicale: fresco e divertente, ma anche complesso, ricco di variazioni e di invenzioni, grazie anche da un lato alla bravura di tutti i partecipanti—non a caso nel 2015 John Zorn offrì alla formazione una residenza allo Stone di New York —, dall'altro alla loro eccellente intesa, ancor più esaltata dallo spirito collettivo del lavoro, entro il quale gli spazi di protagonismo individuale sono del tutto subordinati alla costruzione del tessuto complessivo.

Ottimo lavoro, che contribuisce a valorizzare la tradizione popolare italiana (e a fondamento del jazz c'è sempre e comunque la musica popolare) proprio nel cuore della patria del jazz.

Album della settimana.

Track Listing

Invocation; Vulumbrella; Take the G Train; Fronna ‘e lime; Jail the Bakers; Literno Village; Sona a battenti Dub; Zì Frungillo’s Requiem; Southern Lullaby; Jesce sole in Brooklyn; Postlude; Bonus Track Jail the Bakers (Italian).

Personnel

Marco Cappelli: guitar; Francesco Pellegrino: voice / vocals; Doug Wieselman: saxophone, tenor; Roberto Schiano: trombone; Ken Filiano: bass; Jim Pugliese: percussion.

Additional Instrumentation

Daniele Sepe: tenor and soprano saxophones, tin whistle, ocarina; Bruno Spagna: frame drums; Elio Martusciello: live electronics; Manfredi Clemente: dub master; Anthony Grasso: spoken word; Massimo Laguardia: frame drums; Greg Lewis: organ; Andrea Renzi: spoken word; Guido Sodo: background vocals; Marco Tiraboschi: guitars; Gino Zambelli: accordeon, bandoneon; Simone Prando: bass; Mauro Occhionero: percussions.

Album information

Title: Pandemonium | Year Released: 2022 | Record Label: 41st Parallel Records

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