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Martial Solal - Orchestra jazz Siciliana
È stato uno di quei rari concerti che si scolpiscono indelebili nella mente del pubblico; il frutto fecondo di impegnative partiture orchestrali, volte ad esaltare tutte le dinamiche e le combinazioni timbriche dell’ensemble siciliano.
Una prova davvero impegnativa per i diciannove elementi dell’Orchestra Jazz Siciliana, chiamati a ricreare al proprio strumento le complesse notazioni pianistiche di Solal, che a Palermo ha festeggiato gli ottant’anni. Il suo pianoforte è il fulcro sonoro di un percorso davvero avvincente, pronto ad irradiare una mobile organizzazione del ritmo e dell’armonia. Una scrittura densa di soluzioni inattese, predisposta ad esaltare un tessuto sonoro di grande ricchezza ritmica, oltre che armonica.
Con fulminee, sghembe virate che tanto sarebbero piaciute a Monk, per ribaltare il classico tessuto swingante dell’ensemble orchestrale, uno dei migliori d’Italia. Lo dimostra una duttilità di reinterpretare le sue interne logiche relazionali, fino a ribaltarne i classici, consolidati ruoli fra le varie sezioni.
Un’ardua ma riuscita ricognizione del mondo compositivo del grande pianista franco-algerino, condotta all’insegna di una tradizione arrangiativa cara ad Ellington e Mingus: la ricomposizione orale delle originarie parti, in questo caso pianistiche; un creativo ripensamento rispetto alla partitura, per arricchirla di nuovi, inattesi registri. Costruzioni ingegnose, serrate, impreziosite da godibili temi, di grande fascino.
Una magnifica prova d’organizzazione sonora, che ha esaltato il rapporto fra la scrittura e la capacità trasfigurativa dell’arrangiamento e dell’improvvisazione estemporanea. Indimenticabili, poi, le sequenza accordali del Maestro: complete, essenziali, incalzanti, rapsodiche, mai leziose.
Il tutto dall’alto di un genio pianistico mai ostentato, nel tessere complesse ramificazioni armoniche. Più che un concerto, una “lectio magistralis” in cattedra, ricca di virtuosismo, estro e genialità. È una di quelle serate in cui nulla è fuori posto, dove la legge dei grandi numeri (quasi il tutto esaurito) si (ri)concilia magnificamente con l’arte.
Foto di Luciano Rossetti
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