Home » Articoli » Live Review » Map of Moods
Map of Moods
Anche se molti dei partecipanti vantano decenni di esperienza alle spalle, anche se alcuni di essi hanno barbe grigie o teste calve, al Map Of Moods sono stati in netta maggioranza i giovani, i trentenni. A questo 1° Meeting nazionale dei collettivi musicali di ricerca, organizzato dall'etichetta indipendente Èl Gallo Rojo, col sostegno della Regione Emilia- Romagna e del Comune di Massa Lombarda, si è respirata un'atmosfera informale, "alternativa", di fervida partecipazione. I lavori si sono articolati in una serie di concerti ed in una tavola rotonda.
Nel corso di quest'ultima, nel merito della quale entra il servizio di Enrico Bettinello [clicca qui per leggerlo], si sono dibattuti temi vecchi e nuovi, temi di fondamentale importanza per la sopravvivenza e lo sviluppo di questo ambito musicale e dei loro operatori. Periodicamente, dai tempi dell'AMJ (Associazione Musicisti Jazz) o del Circa, ed ancor prima, ci si ritrova ad affrontare queste problematiche; ma i tempi cambiano ed anche gli attori cambiano, per cui è giusto, anzi indispensabile, che la discussione riprenda vigore e si sviluppi di volta in volta, senza dimenticare le esperienze precedenti. Va dato atto comunque che i convenuti alla tavola rotonda di Massa Lombarda hanno dimostrato una consapevolezza ed un’esperienza sul campo maggiori (se non una maggiore concretezza) rispetto ai loro colleghi di un tempo.
Quella che segue vuole essere solo una segnalazione dei set più notevoli, non un resoconto completo dei numerosi gruppi che si sono succeduti su vari palchi: gruppi consolidati o del tutto estemporanei, d’improvvisazione radicale o improntati ad una strutturazione più jazzistica. La programmazione dei concerti d'altra parte è divenuta estemporanea, deviando, negli orari ed anche nelle formazioni, da quanto preannunciato; l'importante era stare all'erta e pronti a seguire il flusso dell'onda. Così quando meno te l'aspettavi, dopo la fine della tavola rotonda, all'aperto, nella luce perlacea del tardo pomeriggio, è capitato di assistere al breve set di un inedito nonetto d'archi, formato da violino, viola, due violoncelli e cinque contrabbassi. Dopo un inizio vago ed aereo in cui la sonorità si agglutinava timidamente, Tristan Honsinger ha preso l'iniziativa di condurre la formazione con buffa gestualità.
Particolarmente interessanti si sono rivelate le larghe formazioni, che fra l'altro è raro poter ascoltare in altre rassegne o festival. La Phophonix Orchestra è un ensemble friulano (con innesti veneti) nato nel 2001, la cui direzione è affidata annualmente a un diverso membro del collettivo. Nel 2007 è toccato a Giorgio Pacorig, che a Massa Lombarda ha guidato un'orchestra di tredici elementi, fra i quali Giovanni Maier e U. T. Gandhi. Da fasi informali e brulicanti si è passati a temi più corposi, a tese progressioni di stampo mingusiano. In alcuni passaggi si sarebbero desiderati più compatti i collettivi dei fiati, mentre fra i non molti spunti solistici concessi ai singoli va segnalato quello del contraltista Pietro Bitolo Bon.
Libero Ostile è invece un collettivo aperto, con improvvisatori di varie provenienze, che, animato da Domenico Caliri, sta mettendo a punto una sua prassi improvvisativa. Per l'occasione è stata schierata una dozzina di elementi, che il chitarrista con saltuari cenni ha direzionato verso sviluppi di scabra efficacia. Èl Gallo Rojo ha presentato un doppio quartetto: Achille Succi e Francesco Bigoni alle ance, Danilo Gallo e Stefano Senni, contrabbassi, Massimiliano Sorrentini e Nelide Bandello, batterie, Enrico Terragnoli alle chitarre e Alfonso Santimone alle tastiere. Nella suite proposta si sono concatenati tre brani: il primo di Bigoni, dai toni fragorosi, di notevole impatto, il secondo di Terragnoli, più sfumato, insidiosamente dolce, con profumi esotizzanti, ed il terzo di Gallo, dalle marcate reiterazioni.
In rappresentanza della bolognese Bassesfere si è imposto Memorial Barbecue, un ottetto diretto da Antonio Borghini e comprendente Edoardo Marraffa ed Enrico Sartori alle ance ed un grande Cristiano Calcagnile alla batteria. Questa performance è risultata fra le più jazzistiche ed allo stesso tempo fra le più sostanziose e coinvolgenti. I passaggi scritti da Borghini hanno costituito le cerniere di collegamento, ed i momenti più riflessivi e melodici, fra le corpose improvvisazioni collettive. Ampio anche lo spettro timbrico, grazie al vibrafono di Pasquale Mirra, alla chitarra di Caliri, al banjo e alla viola di Paolo Botti, al baritono di Beppe Scardino. Per il bis si è riesumato un irresistibile brano di Mongezi Feza: "You Ain't Gonna Know Me 'cause You Think You Know Me".
Fra i gruppi di dimensioni più ridotte, si sono messi in evidenza I Gastronauti, l'affiatato duo Mirko Sabatini - Vincenzo Vasi (batteria e chitarra basso, con l'ausilio di vari ammennicoli elettronici), la cui improvvisazione, scura, grumosa, a tratti più frammentata, ha evitato qualsiasi concessione ad una serenità sonora. Un'improvvisazione altrettanto radicale, ruvida e umorale, quella proposta dal trio che ha visto Edoardo Marraffa affiancare i veterani Tristan Honsinger e Filippo Monico. Sono stati prevalentemente il violoncellista ed il tenorista toscano i responsabili nel tracciare le linee guida e i cambi di direzione, mentre il batterista era impegnato a cesellare contrappunti sghembi e puntillistici.
Molto interessante anche un quartetto giovane, formato da Stefano Roveda al violino, Andrea Faccioli alla chitarra, Giulio Corini al contrabbasso e Nelide Bandello alla batteria. La loro prima improvvisazione è partita da un'atmosfera intimista, di concentrata rilassatezza, quasi rinunciataria, quasi zen, per animarsi gradualmente, ma mantenendo sempre lo slancio e le energie sotto controllo. Di un certo fascino gli impasti violino- chitarra. L'altrettanto giovane gruppo T.R.E. (Alessandro Giachero, Stefano Risso e Marco Zanoli, i primi due autori dei temi), che ha già alle spalle un paio di CD pubblicati dalla Abeat (Riflessi e Passaggi), ha confezionato invece un jazz tumultuoso e sanguigno, basato sul pianismo fosco e aggrovigliato di Giachero, sulle linee insistenti del contrabbassista e sul drumming di Zanoli, nodoso e nitido, ravvivato da sussulti imperiosi.
Foto di Claudio Casanova
FOLLOW AAJ Italy Staff
and get notified whenever a new article published.
Designated author for the AAJ Italy archive.
Tags
PREVIOUS / NEXT
Become a Sustaining Member
Since 1995, All About Jazz has championed jazz as an art form and supported the musicians who create it. Over three decades, it has grown into one of the world's leading jazz resources, serving hundreds of thousands of readers, musicians, presenters and industry professionals each month.
Help Build the Future of All About Jazz
Your support helps us continue building All About Jazz for the next generation—expanding our editorial coverage, preserving jazz history, developing new community features and creating better ways to discover the music and the people behind it.
Become a sustaining member for as little as $20 per year and you'll immediately enjoy an ad-free experience along with access to subscriber features and future articles for a full year.
Together, we're not simply sustaining All About Jazz—we're building its future. Thank you for being part of the journey.



