Home » Articoli » Live Review » Kneebody al Blue Note di Milano
Kneebody al Blue Note di Milano
Blue Note
Milano
22.05.2019
Tante le ragioni per vedere in azione i Kneebody, band americana di jazz elettrico alla ribalta ormai da quasi vent'anni (i primi concerti risalgono al 2001, quando i componenti frequentavano da studenti la prestigiosa Eastman School of Music a Rochester, New York).
Primo, perché la loro uscita milanese coincideva con il debutto, almeno in Europa, dell'inedita formazione a quartetto a causa dell'uscita di scena del bassista Kaveh Rastegar e, secondo, perché avveniva quasi in concomitanza con il lancio del nuovo EP By Fire pubblicato lo scorso maggio dalla Edition Records. Un lavoro che ha già guadagnato alla band nuovi consensi di critica e di pubblico e che vede i Kneebody "duettare" con una squadra di ospiti, tra cantanti e solisti (da Michael Mayo a Gerald Clayton), in cinque brani scritti da Hiatus Kaiyote, Wye Oak, Soundgarden, The Band e John Legend.
Ebbene, la mancanza di Rastegar non si è percepita per nulla perché Nate Wood, il funambolico batterista della band, si è trasformato in bassista, suonando, anche in parallelo, tamburi, piatti e la tastiera del Fender: vederlo in azione è stata una vera esperienza. Wood ha, infatti, dato prova di maestria e di una coordinazione da atleta olimpionico.
Non hanno deluso nemmeno i suoi tre storici compagni: Ben Wendel al sax tenore ed elettronica, Shane Endsley alla tromba ed elettronica e Adam Benjamin alle tastiere, Fender Rhodes in primis. Spaziando tra un repertorio pieno di riferimenti al jazz rock anni Settanta, all'urban funk, all'hip-hop, all'elettronica, i Kneebody hanno presentato diversi brani tratti da nuovo album in uscita in autunno e composizioni storiche come la trascinante Uprising e For the Fallen, entrambi scritte da Endsley e tratte all'album Anti-Hero uscito nel 2017. Una performance senza sbavature con i fiati in gran spolvero, specialmente quando i due solisti procedevano all'unisono, creando impasti e giochi sonori di mirabile intensità e brillantezza.
I Kneebody hanno dato l'ennesima prova di essere una vero collettivo dove tutti sono al servizio della composizione e dove gli spazi per assoli e virtuosismi sono ridotti all'osso: la dimensione "corale" e avvolgente del loro sound si è riconfermata essere, anche a Milano, la loro marcia in più.
Foto: Roberto Cifarelli.
About Kneebody
Tags
PREVIOUS / NEXT
Become a Sustaining Member
Since 1995, All About Jazz has championed jazz as an art form and supported the musicians who create it. Over three decades, it has grown into one of the world's leading jazz resources, serving hundreds of thousands of readers, musicians, presenters and industry professionals each month.
Help Build the Future of All About Jazz
Your support helps us continue building All About Jazz for the next generation—expanding our editorial coverage, preserving jazz history, developing new community features and creating better ways to discover the music and the people behind it.
Become a sustaining member for as little as $20 per year and you'll immediately enjoy an ad-free experience along with access to subscriber features and future articles for a full year.
Together, we're not simply sustaining All About Jazz—we're building its future. Thank you for being part of the journey.





