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Intervista a Michael Lösch ed Helga Plankensteiner

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Una delle poche "coppie jazzistiche" attive in Italia è quella formata dalla sassofonista Helga Plankensteiner e dal pianista e compositore Michael Lösch. Entrambi appartengono alla minoranza etnica del Südtirol e all'interno di una produzione artistica ampia e articolata, operano una sintesi tra le loro radici culturali e il linguaggio musicale afro-americano.

All About Jazz Italia: Le vostre esperienze spaziano da collaborazioni con jazzmen italiani ad altre con musicisti austriaci o tedeschi. Come vivete la vostra collocazione di artisti geograficamente "di confine"? È un vantaggio? Ci sono inconvenienti?

Helga Plankensteiner: Dovrebbe essere un vantaggio ma c'è il problema che permangono delle distanze e non mi riferisco solo a quelle geografiche. Lavorare con i musicisti austriaci è una cosa che funziona e non funziona anche perchè il "confine" resta ancora nella testa della gente. Noi lavoriamo molto con Florian Bramböck che è di Innsbruck ma anche perchè ho studiato lì e siamo amici da lungo tempo. Per quanto riguarda la collaborazione coi musicisti italiani c'è il fattore distanza che incide un po.' Noi cerchiamo di superarlo ma è pesante fare ogni volta cinquecento chilometri...

Miki Lösch: Da questo punto di vista siamo un po' terra di nessuno... In Italia siamo considerati non italiani ed Helga viene spesso definita "la sassofonista austriaca" mentre per gli austriaci noi siamo italiani. In Germania e in Svizzera le cose vanno meglio...

H.P.: forse perché in Svizzera è normale appartenere ad una minoranza etnica...

M.L.: Anche per questo la cosa interessante che cerchiamo di fare è organizzare dei progetti per contribuire a eliminare i confini, coinvolgendo musicisti del Nord e del Sud. Uno degli ultimi progetti di questo tipo si chiamava Heroes ed è stato presentato al festival di Bolzano: in breve rientrava nella più vasta celebrazione del bicentenario della guerra d'indipendenza del Tirolo e sono stati coinvolti, su musica scritta da me, musicisti dall'Austria, dal Trentino, dal Veneto e come solista ospite l'americano Steven Bernstein.

AAJ: Come avete instaurato il vostro legame artistico e sentimentale? Vi siete conosciuti grazie alla musica o indipendentemente da essa?

H.P.: Ci siamo conosciuti in occasione di un concerto. Io allora cantavo e ci siamo esibiti insieme. Tra gli altri musicisti del gruppo c'era Miki e devo dire che la prima impressione non è stata proprio positiva... L'avevo visto tempo prima e aveva un'aria un po' snob che non mi piaceva; invece la settimana successiva abbiamo lavorato ancora assieme e ci siamo capiti subito musicalmente e da lì è iniziato tutto...

M.L.: È una cosa nata con la musica e forse senza di essa non sarebbe durata così a lungo... è stato un collante molto significativo.

AAJ: Quanto spesso lavorate assieme, o a progetti comuni?

M.L.: Abbiamo tanti progetti in cui siamo insieme. Ad esempio Sweet Alps dove io ho scritto la musica ed Helga la dirige. Io non so dirigere e lei invece lo fa molto bene quindi ci integriamo. Poi ci sono i vari progetti di Helga a cui ho il piacere di partecipare, come l'ultimo dedicato a Frida Khalo.

H.P.: Miki è un bravissimo pianista e organista e questo è una risorsa. Per me è sempre stato difficile in questa zona trovare un pianista adatto e quindi, stando assieme e trovandoci in sintonia artistica, è naturale condividere i progetti e collaborare. Poi ci sono anche collaborazioni che portiamo avanti in modo autonomo, come quella di Miki con Florian Bramböck o le mie collaborazioni con varie orchestre. Però è vero che le cose importanti le portiamo avanti assieme.

AAJ: Com'è andare in tour con il partner della vita, rispetto ad una tourné con musicisti con cui non si e' legati sentimentalmente?

M.L.: È ovviamente piacevole e interessante stare con gente diversa e fare nuove conoscenze anche se ovviamente c'è un rischio maggiore nel condividere o meno le situazioni che si creano.

H.P.: Poi dipende anche da chi sono i partner. Io quest'estate sono andata in tour con Carla Bley e devo dire che Miki non mi è mancato... (ride) È comunque bello trovarsi in situazioni nuove che ti mettono alla prova e devi cavartela da sola... Comunque in generale quando si va in tour è importante che i musicisti si trovino bene assieme anche umanamente.

AAJ: Pensate che una famiglia di due musicisti, in confronto ad una comune, debba affrontare particolari sfide? Oppure abbia specifici vantaggi?

H.P.: Che nessuno vuol pulire e lavare i piatti... A parte gli scherzi mi spiego. È difficile quando entrambi siamo fuori a suonare tornare a casa e trovare un disastro... chi cucina? Questi sono problemi reali che magari le coppie normali hanno meno, forse perché c'è una diversa definizione dei ruoli. Questo è il rovescio della medaglia dello stare troppo assieme...

M.L.: In effetti è importante trovare anche dei momenti individuali e se studiamo magari qualcuno va da un'altra parte...

H.P.: (ridendo) ... e tocca sempre a me andare via.

AAJ: Beh... forse perché è difficile spostarsi col pianoforte... comunque l'altra domanda è questa. In che misura pensate di esservi influenzati reciprocamente a livello artistico?

H.P.: Da subito Miki mi ha influenzato nei gusti musicali. Quando l'ho conosciuto aveva già migliaia di dischi e le sue preferenze - ad esempio Hank Jones, Tommy Flanagan e i pianisti di quell'epoca - mi hanno certamente influenzato. Però la musica che scriviamo è molto diversa e siamo anche riusciti a mantenere le nostre identità

AAJ: Qual' è il tratto artistico che ammirate principalmente nel vostro partner?

H.P.: La sua capacità di vedere la musica armonicamente...

M.L.: Io ammiro molto la sua personalità musicale e soprattutto il suono che riesce a tirar fuori dal sassofono, secondo me, è uno dei più belli che ci sono in giro. Forse c'entra la componente femminile: le donne riescono a curare maggiormente il suono rispetto agli uomini...

H.P.: Si confermo, le donne tendono a curare molto il suono, i problemi che incontrano sono forse più di tipo ritmico...

AAJ: Ci sono gusti musicali condivisi, o divenuti tali su suggerimento del partner?

H.P.: Da parte mia tanti. Quando ci siamo conosciuti Miki aveva una conoscenza discografica molto più ampia della mia. Lui è uno che quando scopre un musicista compra tutto quello che riesce a trovare e grazie a lui ho scoperto o approfondito la musica di Carla Bley, Don Ellis e Duke Ellington.

M.L.: A me è rimasto forse qualcosa che non piace più a Helga, come certa musica rock degli anni settanta/ottanta...

AAJ: Parliamo un po' di voi in quanto singoli artisti. Tu Helga hai recentemente pubblicato il CD Frida, dedicato a Frida Khalo. Ci puoi illustrare com'è nato il progetto e come lo hai sviluppato?

H.P.: Durante un mio compleanno due amici musicisti mi avevano regalato lo stesso libro che era poi la biografia di Frida Khalo. Da anni avevo in mente di fare qualcosa dedicato a lei perché l'ho sempre ammirata ma non riuscivo a decidermi. Dopo la lettura di quel testo ho finalmente colto l'occasione. Ho messo su questo bel gruppo e sin dall'inizio la cosa ha funzionato, senza fare neanche tante prove. Nella musica ho cercato di evidenziare la dicotomia della sua personalità, le sue luci e ombre, giocando sul contrasto tra me e Achille Succi che suoniamo insieme o il contralto o il baritono e il clarinetto basso.

AAJ: Miki ci parli del tuo progetto Sweet Alps, questa operazione, bella e singolare, di fondere la musica bandistica del Sud Tirolo con l'idioma afro-americano?

M.L.: Il progetto è nato a seguito di una proposta del festival jazz di Bolzano che voleva presentare qualcosa di originale, legata all'ambito culturale altoatesino. La scelta di riprendere la musica bandistica è venuta in modo naturale... pensa che in questa zona, su una popolazione di 400 mila abitanti abbiamo circa 300 bande, quasi una banda ogni mille abitanti.

È un'attività molto presente nella vita della comunità e tutti noi abbiamo nelle orecchie il suono delle bande, che s'esibiscono in piazza le domeniche mattina. È stata un'esperienza positiva che è stata apprezzata in vari festival e mi pare che abbia funzionato molto bene: abbiamo avuto solisti come Gianluigi Trovesi, Michel Godard, Florian Bramböck, Achille Succi. Pensiamo quindi di continuare e produrre un secondo CD con Godard come solista principale.

AAJ: In generale che rapporto avete con la musica popolare tirolese ?

M.L.: È qualcosa che in qualche modo viene fuori, direi in modo inconscio. Quando però ci si pone in relazione più diretta bisogna stare attenti... Mi spiego. Sia io che Helga sentiamo le presenza di questa tradizione musicale ma non se siamo partecipi in modo diretto, anche se Helga ha avuto un po' d'esperienza in banda. La nostra musica tradizionale non ha avuto una revisione colta, come è accaduto alla musica brasiliana o balcanica, ma al contrario viene talmente commercializzata e banalizzata che diventa una sorta di liscio. Quindi la relazione è delicata.

AAJ: Una domanda per Helga. Esiste ancora il tuo quintetto di sassofoni al femminile?

H.P.: Non non esiste più da un paio d'anni. È stato un progetto molto apprezzato ma per progredire aveva bisogno forse di maggiore uniformità di livelli. Forse potrebbe nascere un altra situazione musicale femminile con una pianista polacca e una cantante/chitarrista italiana ma è ancora in fase di progetto.

AAJ: Qual è il vostro sogno nel cassetto? Immaginate questo. Squilla il telefono e vi propone una scrittura un musicista per voi mitico... un po' com'è successo a Dave Holland con Miles Davis. Chi potrebbe essere?

H.P.: A me è già successo quando quest'anno Carla Bley mi ha chiamato nella sua big band per un tour. Lei per me è un mito. Ammiro non solo la sua musica ma anche lei come persona e lavorare nella sua big band è stato bellissimo. Se posso pensare ad un secondo sogno è sperare che Carla mi richiami di nuovo...

M.L.: Restando su Carla Bley mi piacerebbe scrivere un pezzo per la sua orchestra oppure suonare accompagnato da un'orchestra sinfonica. Hai presente il disco di McCoy Tyner [McCoy Tyner Trio with Symphony - The Music of Burt Bacharach N.d.R.]? Una cosa del genere... Se invece mi dovesse telefonare Sonny Rollins non so proprio come reagirei: la prima reazione sarebbe quella di farmela sotto dalla paura...

Visita i siti di Helga Plankensteiner e Michael Lösch.

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