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Fabian Almazan

Angelo Leonardi By

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Dal primo momento in cui sono stato consapevole del jazz ho capito che l'improvvisazione è un'arte a sé
Partner di Terence Blanchard dal 2007 (il trombettista l'ha definito «Uno dei grandi giovani talenti della sua generazione») Fabian Almazan è stato votato miglior pianista emergente nel critics poll di Down Beat del 2014 e il suo ultimo disco Alcanza ha ottenuto 5 stelle nella recensione delle stessa rivista.

Pianista stabile del quartetto di Mark Guiliana, Almazan ha evidenziato eccellenti doti di compositore negli altri album del suo gruppo Rhizome: un organico con quartetto d'archi che esprime un ricco e fantasioso connubio tra melodie latine, musica classica e tradizione afroamericana.

All About Jazz: Da qualche anno guidi un gruppo comprendente Linda May Han Oh, Camila Meza, Henry Cole e un quartetto d'archi. Con questa formazione hai inciso due album -Rhizome e Alcanza -ricevendo eccellenti recensioni. Ci puoi illustrare il progetto?

Fabian Almazan: Sono dell'opinione che, poco a poco, le culture del mondo stiano fondendosi in una singola dimensione onnicomprensiva. Allo stesso modo, la musica di Rhizome mira ad amalgamare le diversità musicali abbracciando la crescente fratellanza dei popoli. Sono orgoglioso di definirmi un musicista jazz, il nostro gruppo è fortemente radicato nelle tradizioni del jazz e della musica classica ma non etichettiamo ciò che suoniamo in un genere specifico. Il nostro obiettivo è fornire alla gente un' "evasione..." un mezzo dove la musica possa consentire la libera espressione delle emozioni. Il termine botanico rhizome si riferisce tra le altre cose ai sotterranei sistemi che consentono ad alcune piante di connettersi con l'intera foresta. Mi sembra un termine appropriato per descrivere la concezione olistica che anima la mia musica.

AAJ: Come hai scelto i tuoi partners?

FA: Ho incontrato Linda May Han Oh alla Manhattan School of Music e mi ha subito impressionato la sua apertura musicale e artistica e la dedizione che metteva nel progredire come musicista. Abbiamo condiviso alcuni corsi e ricordo che era l'unica a introdurre intricate composizioni mentre il resto di noi era in difficoltà a rispettare semplicemente le scadenze. Linda era e resta per me una costante fonte d'ispirazione.

Ho incontrato Henry Cole sempre alla Manhattan School of Music e gli ricordo le stesse qualità: un palpabile apprezzamento per la forma d'arte, un'apertura mentale che lo pone al servizio della musica in ogni momento e un'implacabile etica del lavoro per migliorare il suo livello strumentale ogni singolo giorno.

Camila Meza è stata l'ultima aggiunta all'ensemble e l'ho incontrata per caso. Ero stato invitato da un amico a uno spettacolo nel Queens e ho accettato senza conoscere chi suonava. Quando entrai nel club c'era Camila che cantava e suonava la chitarra e capii immediatamente che volevo lavorare con lei. Prima di lei non avevo mai considerato di scrivere brani con dei testi. Sento che Camila comprende in pieno i miei obiettivi di scrittura ed è capace d'interpretare la musica in un modo molto naturale. I membri del quartetto d'archi li ho incontrati durante la registrazione a New York. Continuavo a chiedere referenze e infine ho incontrato Megan Gould, una persona e una violinista meravigliosa che mi ha presentato la violoncellista Noah Hoffeld e la violista Karen Waltuch. L'ultimo tassello del puzzle è stata la violinista Tomoko Omura che ho conosciuto grazie a Camila. Mi sento davvero fortunato di aver incontrato tutti questi musicisti che non sono solo tra i migliori nel mondo nei loro strumenti ma anche magnifiche persone.

AAJ: Puoi descrivere le influenze della musica classica nella tua visione compositiva ?

FA: Nell'adolescenza ero più vicino al pianismo classico che al jazz. Studiavo Beethoven, Prokofiev, Chopin e Bach ma all'età di 15 anni ebbi un'incidente al polso e fui sottoposto a un'intervento chirurgico per riparare i legamenti. Passai circa sei mesi senza poter suonare con la mano destra così il mio insegnante d'allora mi consigliò d'ascoltare il "Concerto per pianoforte per la mano sinistra" di Ravel. Comprai un album di brani di Ravel e m'innamorai istantaneamente della sua musica. In aggiunta a quel concerto pianistico per mano sinistra il disco comprendeva arrangiamenti orchestrali di alcune suite pianistiche e il "Piano concerto in sol maggiore." Restano tra le musiche più belle che ho mai ascoltato. L'amore per la musica di Ravel mi ha poi condotto verso altri compositori, come Stravinsky, Shostakovich, Brahms eccetera.

Oltre l'ascolto della classica fui particolarmente ispirato a dedicarmi al lavoro con gli archi dopo aver suonato il piano con Terence Blanchard in varie colonne sonore per i film di Spike Lee e George Lucas. Essere stato il pianista in quelle grandi orchestre di studio mi ha cambiato la vita.

AAJ: Ci puoi parlare dei tuoi inizi musicali?

FA: Mio papà era un bassista, sia classico che elettrico. Mentre crescevo all'Avana ho potuto così ascoltare molta musica classica per contrabbasso tanto quanto i dischi di Jaco Pastorius coi Weather Report. Oltre a questo c'era la rhumba suonata in quasi ogni angolo dell'Avana. Sono poi cresciuto a un paio di isolati dallo zoo e potevo ascoltare ogni tanto i ruggiti dei leoni. Ma nella mia musica possono essere entrate anche altre influenze, chi lo sa?

C'era poi la presenza di mia sorella, più grande di 4 anni e mezzo. Ogni cosa che faceva volevo farla anch'io perchè lei era la cosa più importante nella mia vita. Una delle cose che faceva era prendere lezioni di pianoforte e da lì a poco volli prendere lezioni anch'io. Per farla breve mia sorella è ora una veterinaria e io sono stato catturato dal pianoforte.

Fin dall'inizio—io avevo cinque anni quando iniziai a prendere lezioni—ho capito che la musica era un procedimento magico e incredibilmente profondo. Dalla soglia della mia relazione col pianoforte in poi ho avuto una profonda sensazione di disciplina, gratitudine e amore per l'opportunità di suonare musica. Non è stato per nulla facile, molte volte sono stato frustrato dall'incapacità di suonare qualcosa ma ora comprendo che col tempo posso crescere e migliorare. E sebbene potrei non essere in grado di fare ogni cosa sul pianoforte che suppongo dovrei riuscire a fare, sono fortunato di avere la musica nella mia vita.

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