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Caravan in 37 dischi

Caravan in 37 dischi
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Impressionante. Questa è la prima parola che ci viene in mente per Who Do You Think You Are?, uno dei cofanetti più esaustivi della produzione discografica legata al rock. 35 CD, un DVD, un disco Blu-ray. Un volume di grande formato con circa 150 pagine riccamente illustrate, decina e decina di memorabilia legate alla storia dei Caravan sin dai primi timidi tentativi di emergere nel 1968, dopo aver cambiato il nome da Wilde Flowers a Caravan. Ci sono le riproduzioni in grande formato di alcuni poster dell'epoca, una meravigliosa mappa rock di Canterbury disegnata nello stile della copertina del loro album più famoso (In the Land of Grey and Pink). Per questa occasione è stato disegnato anche il Caravan Tree che presenta in ordine cronologico tutte le varie formazioni dei Caravan dalle origini ai giorni nostri. La foto del nucleo originario dei Caravan è firmata dai tre superstiti, visto che purtroppo un membro del quartetto iniziale, il batterista Richard Coughlan, non è più con noi dal dicembre del 2013 per le complicazioni legate all'artrite reumatoide.

Torniamo per un attimo ai Wilde Flowers. Questo gruppo, nato nel 1964, girava attorno a Robert Wyatt, Kevin Ayers, Hugh Hopper, al fratello Brian e a Richard Sinclair che all'epoca suonava la chitarra ritmica e si alternava al canto con Wyatt e Ayers. Nei vari avvicendamenti di personale entrarono nel gruppo, che all'epoca suonava soprattutto musica ispirata al soul e alla produzione della Tamla Motown, il chitarrista Pye Hastings, i cugini Richard e David Sinclair che si cimentavano alla chitarra, al basso e alle tastiere. Quando Robert Wyatt decise di non suonare più la batteria nei concerti dei Wilde Flowers per concentrarsi sul canto, il suo posto ai tamburi venne preso da Richard Coughlan. Verso la fine del 1967 il gruppo aveva perso tutti i membri originari che nel frattempo si erano ritrovati come membri fondatori dei Soft Machine. I Wilde Flowers a quel punto comprendevano Pye Hastings alla chitarra e alla voce, Dave Sinclair alle tastiere e alla voce, Richard Sinclair al basso e alla voce, Richard Coughlan alla batteria.

Per non fare confusione con il nome della band associata a Wyatt e compagni, i quattro musicisti decisero di passare da Wilde Flowers a Caravan. Il nome venne suggerito da Pye Hastings con questa motivazione:"Nella collezione di dischi di mio fratello Jimmy c'erano dischi dell'Orchestra di Duke Ellington e il brano "Caravan" mi piaceva molto. Il concetto di una carovana di musicisti che seguivano un percorso di crescita e di avventura era un concetto che mi piaceva e lo proposi ai miei tre amici."

Va aggiunto che il fratello maggiore di Pye era già attivo come flautista e saxofonista nel mondo del jazz britannico (all'epoca era un mondo piuttosto ristretto) e sarà poi un collaboratore fidatissimo dei Caravan, senza mai entrare come membro vero e proprio del gruppo, se non in anni molto più recenti. Jimmy Hastings, nato nel 1938, è il fratello maggiore di Pye Hastings, nato in Scozia, a fine gennaio del 1947. Il fratellone si rivelò essere una sorta di angelo custode che li ha protetti liberando assoli in chiaroscuro che bene legavano con le trame ritmiche del gruppo. Fra l'altro va notato che Jimmy Hastings è un ulteriore trait d'union con i Soft Machine, avendo partecipato nel 1970 alle registrazioni del mitico album Third (suona flauto e clarinetto basso nel brano "Slightly All the Time") e del successivo Fourth.

I Caravan sono stati da subito e sono tuttora una band inglese di buon successo. Come si diceva sono cresciuti a Canterbury all'ombra dei futuri Soft Machine, hanno intrapreso un percorso che si è progressivamente allontanato da quello dei loro mentori e amici. Un percorso dove le divagazioni jazzistiche, spesso affidate all'organo magico di David Sinclair e ai fiati di Jimmy Hastings, si fanno via via più rarefatte e lasciano emergere una piacevole deriva rock progressivo venata da stilemi pop, sempre caratterizzata da originalità e coesione. Una band coraggiosa e originale che è sempre stata fra le formazioni britanniche più apprezzate dai veri intenditori.

Nel 1968, subito dopo aver deciso di chiamarsi Caravan, riuscirono a firmare un prezioso contratto discografico con la neonata divisione britannica della Verve/MGM e registrarono in ottobre il loro primo album omonimo. Un disco sicuramente interessante, ma ancora acerbo. Un lavoro di transizione, che propone comunque alcuni brani che rimarranno anche nei concerti live, a cominciare dal brano che apre l'album, quella "Place of My Own" scritta da Pye Hastings, molto ben strutturata musicalmente e curiosamente anticipatrice, nel testo, dei molti problemi dei Caravan con gli alloggi, intesi sia come posti dove provare nuovi brani ed esercitarsi come gruppo, sia come posti dove letteralmente vivere quando non suonavano. Ad un certo punto vissero in tende montate nel parco di fronte ad una sala prove perduta nella campagna inglese, raggiunta con il fidato van col quale giravano l'Inghilterra delle piccole sale dove improbabili impresari cercavano di cogliere l'attimo per raggiungere il successo nell'emergente scena musicale. "Ride" è molto intensa con le sue linee ellittiche che lasciano il segno. Il brano "Love Song with Flute" vede un bell'assolo di Jimmy Hastings. La traccia finale dei questo primo album è intitolata "Where but for Caravan Would I?" ed è una chiara anticipazione di quello che il gruppo saprà offrire nei due eccellenti album successivi. Sono nove minuti sulfurei con una ritmica fluida e precisa allo stesso tempo. Se il resto dell'album vedeva il gruppo ancora molto influenzato dall'esperienza vissuta come Wilde Flowers, qui invece c'è uno squarcio verso quello che sarà il loro mood per la prima parte degli anni settanta. Curiosamente tutte le composizioni sono firmate collegialmente dai quattro musicisti, che però nel brano finale dichiarano di avere ricevuto l'aiuto di Brian Hopper.

Inaspettatamente, dopo pochi mesi dalla pubblicazione del primo album dei Caravan, la divisione britannica della Verve/MGM chiuse i battenti e per qualche mese il gruppo si concentrò sulle esibizioni live. Poco dopo fortunatamente i Caravan trovarono il produttore giusto, Terry King, e firmarono per la Deram, celebre etichetta della Decca. Nel 1970 registrarono l'eccellente If I Could Do It All Over Again, I'd Do It All Over You che ebbe un buon successo e che mostrò il lato più creativo ed epico della band, a cominciare dalla title track, posta in apertura dell'album. Un brano che segnerà lo stile dei Caravan con le sue costruzioni vocali che certamente si ispirano al modo di procedere di Robert Wyatt, pur rimanendo del tutto peculiari. Anche il timbro dell'organo spiritato di Sinclair rimanda a Mike Ratledge, ma le linee sinuose degli assoli sono decisamente farina del sacco di David Sinclair. Spesso l'organo Hammond viene alternato con organi meno 'nobili' come erano quelli prodotti dalle italianissime Davoli e Farfisa. La suite che domina l'album è denominata "Can't Be Long Now—Francoise—For Richard—Warlock" e resta tutt'ora uno dei brani sui quali viene costruita le scaletta dei concerti. Il riff di basso distorto e trascinante è decisamente uno dei momenti più peculiari della loro musica. Tutto l'album è molto efficace nel disegnare atmosfere lisergiche con derive folk, perfettamente allineate con il percorso che le migliori band europee stavano intraprendendo.

In the Land of Grey and Pink è il terzo album, da tutti considerato il capolavoro dei Caravan, anche se il precedente non era certamente da meno. L'uso delle voci è molto originale e conferma che la fluidità della lingua inglese si presta benissimo a farsi testo in ambito rock. Il secondo lato dell'album è occupato dalla lunga suite "Nine Feet Underground" che li proietta verso vette di valore assoluto. Ancora una volta gli assoli sono quasi sempre eseguiti dall'organo di David Sinclair, ma non mancano momenti nei quali il flauto e i sax di Jimmy Hastings riverberano sapori che siamo abituati ad associare ai Soft Machine. Curiosamente la chitarra rimane relegata abitualmente ad un lavoro ritmico e raramente Pye Hastings prende assoli travolgenti. In realtà sin dagli inizi, il chitarrista studia per diventare il vero leader del gruppo. Lui è il cantante principale, anche se spesso la sua bella voce si alterna con quelle dei cugini Sinclair. Il suo lavoro strumentale è spesso oscuro ma allo steso tempo segna in maniera indelebile il sound del gruppo. Usa normalmente una chitarra Rickenbacker, solitamente associata a John Lennon e a George Harrison. La alterna curiosamente con una dodici corde elettrica della Fender, che però Pye utilizza come sei corde, avendo smontato le doppie corde previste dalla casa produttrice dello strumento. L'assolo di David Sinclair nella malinconica "Winter Wine" è da segnalare come uno dei punti più alti del suo percorso artistico. Le sue scelte timbriche sono molto psichedeliche e tracciano un solco profondo che non si può ignorare.

Nel cofanetto che stiamo esaminando viene proposta anche una versione ad altissima fedeltà di In the Land of Grey and Pink remixata dall'onnipresente Steve Wilson. Questa splendida versione riesce magicamente a mettere a fuoco i minimi dettagli di questo capolavoro del rock progressivo britannico. La sovrabbondante mole di dati legati al necessario iper campionamento comportano che per poter ospitare questa versione remixata si debba ricorrere al formato Blu-ray. L'album è presentato in formato 48kHz/24 Bit e prevede la possibilità di scegliere la versione stereo LPCM su due canali, la versione DTS-HD Master Studio 5.1 e la versione LPCM 5.1. Queste ultime due versioni suddividono la musica sui sei canali tipici dei sistemi Surround. Tutto il trattamento viene applicato ai 5 brani dell'album originale e a 4 bonus tracks. Va anche segnalato che, in occasione di questa formidabile ristampa di una sorta di integrale dei Caravan, molti album godono della presenza di molte bonus tracks. In particolare il terzo album ha addirittura un CD supplementare e da album singolo diventa album doppio. Alla faccia dell'avarizia.

In the Land of Grey and Pink viene subito riconosciuto come un capolavoro, ma inaspettatamente segna anche l'uscita dal gruppo di David Sinclair, leader artistico della formazione. Il prode organista entra in pianta stabile nei Matching Mole di Robert Wyatt e viene sostituito nei Caravan dall'ottimo Steve Miller che però è più un pianista che non un organista e gli scenari strumentali cambiano in maniera evidente. Gli album successivi Waterloo Lily (uscito nel 1972), For Girls Who Grow Plump in the Night (1973) e Cunning Stunts (1975) sono piuttosto diseguali. Si alternano soluzioni che sembrano andare verso un jazz-rock molto originale a brani che invece rincorrono un pop-rock d'autore che alla lunga diventa la dorsale principale attorno alla quale girano i Caravan, con Pye Hastings sempre più leader. Esemplare è il brano "The Love in Your Eye" che dal vivo spesso prende dimensioni epiche.

Gli anni settanta sono anni di grandi cambiamenti e anche Richard Sinclair lascia e si dedica ad un altro gruppo emergente: Hatfield and the North. Entrano nuovi musicisti e nuovi strumenti e in particolare si segnala la viola di Geoffrey Richardson che aggiunge in abbondanza essenze folk e suggestioni orientali. Ci sono episodi che vedono un interessante utilizzo dell'orchestra, usata sempre in maniera originale. I cugini Sinclair vanno e vengono più volte e in generale la composizione della formazione dei Caravan continua ad essere molto variabile come del resto lo è da sempre il cielo dell'Inghilterra. I molti cambiamenti non riguardano mai Pye Hastings e Richard Coughlan, i due fondatori che rimangono imperterriti al centro del progetto. Almeno fino al 2013, anno che vede la scomparsa di Coughlan. A ben pensarci l'idea della carovana implica anche il rifiuto a starsene fermi e quindi in qualche modo tutto torna.

Il gruppo continua nella sua attività fino ai primi anni ottanta, poi interrompe l'attività nel 1984, avendo prodotto molti altri dischi, tutti inseriti in questo cofanetto che contiene anche parecchi album live che confermano l'ottima capacità strumentale della band. Per toccare con mano questa capacità della band inglese di stare sul palco basta guardare il DVD inserito in questo box. Si comincia con un concerto del 5 settembre 1971 al Marquee di Londra, per 25 minuti di musica destinata alla trasmissione Swing In della TV tedesca WDR. Poi nel DVD abbiamo altri brani degli anni immediatamente successivi, tra Germania e Francia. Negli anni novanta il gruppo torna a fare concerti e dischi e tutto contribuisce a giungere ai 37 dischetti contenuti in questo interminabile box. Il percorso della carovana non si fermerà.

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