Home » Articoli » Live Review » Gent Jazz Festival 2010 - Il diario pt. 4: aria condizio...

Gent Jazz Festival 2010 - Il diario pt. 4: aria condizionata - 10 lug.

AAJ Italy Staff By AAJ Italy Staff

View read count
A cosa servono i condizionatori d'aria? Per la cittadina di Gent sono quasi inutili. Non ce li hanno i tram. Non ce l'ha l'albergo che ci ospita. Ok, ce l'ha un supermercato del centro, ma sembra sputare fuori freddo esagerato che ci ghiaccia le vene! Poi, ce l'ha un ristorante della zona storica, il Godot. E fedele al personaggio letterario, in questo posto cool il condizionatore c'è ma è come se non ci fosse perché, sciaguratamente, i pur bravi camerieri hanno aperto le finestre. Sic!

Insomma, qui l'una cosa potrebbe escludere l'altra: o il caldo record era così inaspettato che ha colto di sorprese la cittadina o, fatto da non escludere, gli abitanti di Gent hanno un animo davvero ambientalistico. A tal punto da farsi del male, per così dire, nature. In fondo, resistere sudando è meglio che stare male con una faringite tutta l'estate. Un'altra lezione appresa. Intanto, noi schiattiamo dal caldo.

Epperò, quando meno te lo aspetti, manco a dirlo, arriva la pioggia. Anzi, si tratta di un vero e proprio temporale. Di quelli che in questo posto sono abbastanza frequenti. Qualcuno, ironicamente, canticchia i Supertramp di "It's Raining Again". Qualche altro dice: era ora.

Julian Lage è contento, ad esempio. Si presenta sul palco con camicia a maniche lunghe e cravatta rossa. Il giovane talento, classe 1988, esprime un chitarrismo speziato con aromi folk, country e blues. Dagli Appalachi alle Ande, passando per le High Lands scozzesi, complice una band, in cui si distingue il batterista a mani nude, Tupac Mantilla, che dà ampio respiro a una derivazione world non per questo stucchevole, anzi meritevole di attenzione. Poi c'è la tecnica di questo prodigio: suona la chitarra dall'età di 5 anni e già ha meritato le attenzioni, tra gli altri di Carlos Santana e Pat Metheny. Julian rende anche le cose più difficili con una semplicità disarmante.

Continua a piovere e per gran parte del pubblico è un gradito sollievo. Un po' meno per chi, come noi, oggi ha lasciato l'ombrello in albergo. Molti ne approfittano per camminare indisturbati sotto la pioggia come niente fosse. Anche noi, gioco forza, facciamo gli indifferenti. Come se fossimo immuni e impermeabili. Si sta preparando il palco per l'esibizione di Stanley Clarke. C'è già la platea delle grandi occasioni. Lui entra con un cappellino, imbraccia il basso elettrico e inizia a slappare a tutta forza nel repertorio recente e più consolidato. L'estetica è quella della fusion anni '80. La pianista Hiromi maltratta il pianoforte un po' come faceva Keith Emerson col moog.

Quando poi Clarke passa al contrabbasso riesce a tirar fuori sonorità inaspettate e anche percussive. Dopo un inizio scoppiettante e molto fusion, l'artista statunitense lascia spazio ai giovani musicisti di cui si attornia (Ruslan Sirota alle tastiere, Ronald Brumer Jr alla batteria) e a un jazz più di stampo elettrico. Il brano che chiude il concerto, prima del rituale bis, è "Confirmation" di Charlie Parker. La pianista giapponese supera se stessa confrontandosi con velocissimo assolo che fu di Bird. Poi è la volta di tutti gli altri musicisti.

Quando Toots Thielemans sale sul palco non piove più. Si va verso il tutto esaurito sotto la tendo struttura e di certo il concerto del musicista nato a Bruxelles è secondo, per presenza di pubblico, solo a Norah Jones. Si capisce: per i belgi (che siano nazionalisti o separatisti) l'armonicista è un monumento nazionale. Ogni suo gesto, anche non musicale, viene salutato da scroscianti applausi. Quello che presenta stasera è un progetto speciale.

Con l'aiuto di Oscar Castro-Neves (chitarra) e di Kenny Werner (piano) fa fare alla sua preziosa armonica un viaggio tra la bossa brasiliana. Anche se Thielemans amplia lo spettro di riferimenti musicali e con grazia e trasporto (gli sono sempre stati amici inseparabili) passa dal Gershwin di "Porgy and Bess" e "Summertime" a Luigi Tenco ("Mi sono innamorato di te") e Tom Jobim ("Agua De Marco," "Garota de Ipanema"). Il suo è un romanticismo che commuove per la nostalgia che trasmette e per il desiderio di andare oltre una vita che dura felicemente da 88 anni e che si prolungherà all'infinito grazie al suono di un'armonica inconfondibile.

Ha smesso di piovere e l'aria, quella naturale, si è rinfrescata.

Foto di Jos L. Knaepen.

Tags


PREVIOUS / NEXT




Become a Sustaining Member

Get the Jazz Near You newsletter

Since 1995, All About Jazz has championed jazz as an art form and supported the musicians who create it. Over three decades, it has grown into one of the world's leading jazz resources, serving hundreds of thousands of readers, musicians, presenters and industry professionals each month.

Help Build the Future of All About Jazz

Your support helps us continue building All About Jazz for the next generation—expanding our editorial coverage, preserving jazz history, developing new community features and creating better ways to discover the music and the people behind it.

Become a sustaining member for as little as $20 per year and you'll immediately enjoy an ad-free experience along with access to subscriber features and future articles for a full year.

Together, we're not simply sustaining All About Jazz—we're building its future. Thank you for being part of the journey.

More

Jazz article: Hyphen Dash At Satory-Saal
Jazz article: Marcus Miller At Miner Auditorium
Jazz article: Adam O'Farrill's ELEPHANT at BOP STOP
Jazz article: Punkt Festival 2026
Live Review
Punkt Festival 2026

Popular

Chicche dall'archivio

Jazz article: Sesto Jazz 2025
Live Review
Sesto Jazz 2025
Jazz article: Spyro Gyra al Roma Jazz Festival 2022
Jazz article: Verona Jazz Festival 2018

Get more of a good thing!

Our weekly newsletters highlight our top stories, top album reviews, website news, free songs, radio & podcast shows, news, and upcoming jazz events near you.