Home » Articoli » Live Review » Frank Kimbrough Trio
Frank Kimbrough Trio
Frank Kimbrough, molto attivo sulla scena newyorchese da venti anni, viene segnalato sopratutto come cofondatore del Jazz Composers Collective (1992) e come fautore principale dell'Herbie Nichols Project (leggete il suo articolo Herbie Nichols: ricordo di un poeta del jazz), alla riscoperta del poco fortunato, tantomeno inciso, pianista. Molto influenti sul suo pianismo sono comunque pure le figure di Paul Bley e Andrew Hill.
Effettivamente i giganti prendono subito la scena, ma Kimbrough vi si accosta e li governa. Si inizia subito con una ispirata (dal pubblico dirà poi) improvvisazione che si svolge in ambienti rarefatti. Armonie da grandi spazi ammaliano i compagni di cordata Masa Kamaguchi al contrabasso e Jeff Hirshfield alla batteria i quali vengono avvolti e trascinati come posseduti da uno spirito.
Cambia presto scenario e da una densa trama tessuta con il pianoforte vengono fuori le note di "Solar", di un "Solar" lungo e bellissimo.
Il concerto entra dunque nel vivo riproponendo i brani dell'ultimo disco Play disco nel quale alla batteria figura il danzante e insostituibile Paul Motian.
Sotto la guida di Kimbrough viaggiamo in spazi aperti dove i paesaggi evolvono lentamente e i suoi maestri, dichiarati e non, siedono accanto a noi del pubblico. Si alternano a questi momenti a tratti eterei episodi più concitati e incalzanti dove il bravo batterista, comunque sempre adeguato al momento, trova ampio spazio. Belli i fortissimi inseriti in un buon assolo veloce e denso, ma non semplicemente muscolare.
Il pianismo si fa in taluni casi, come qui, più nervoso sia da un punto di vista ritmico che armonico, con accenti Ellingtoniani e Monkiani, in altri casi si mostra più fluido e ricco e, nascosti discretamente nei veloci e scorrevoli impasti sonori, fanno capolino addirittura romantici come Schumann e Chopin.
L'alternanza continua offrendoci momenti di rara bellezza e continui spunti di interesse che forse culminano in quei paesaggi incantati di colore nordico a cavallo tra un Bley e un Garbarek.
Grande performance del bassista che in ogni situazione, dalla più delicata alla più movimentata e sempre con un lavoro fisico notevole, sembra assorbire come una spugna le idee dei compagni rilanciando poi la sua interpretazione pertinente e innovativa allo stesso tempo. Quindi piuttosto che fungere da solida base ritmico armonica Masa Kamaguchi arricchisce la scena musicale ponendosi come perno attivo delle idee del leader e del batterista, guadagnandosi più volte gli applausi del pubblico.
Foto di Giorgio Milone
Tags
PREVIOUS / NEXT
Become a Sustaining Member
Since 1995, All About Jazz has championed jazz as an art form and supported the musicians who create it. Over three decades, it has grown into one of the world's leading jazz resources, serving hundreds of thousands of readers, musicians, presenters and industry professionals each month.
Help Build the Future of All About Jazz
Your support helps us continue building All About Jazz for the next generation—expanding our editorial coverage, preserving jazz history, developing new community features and creating better ways to discover the music and the people behind it.
Become a sustaining member for as little as $20 per year and you'll immediately enjoy an ad-free experience along with access to subscriber features and future articles for a full year.
Together, we're not simply sustaining All About Jazz—we're building its future. Thank you for being part of the journey.




