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Fonterossa Day a Pisa Jazz

Neri Pollastri By

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Fonterossa Day
Teatro S. Andrea
Pisa
22.03.2015

La Fonterossa Records è un'etichetta indipendente fondata e diretta da Silvia Bolognesi, che ha prodotto e pubblicato un numero limitato di album, tutti però di grande spessore: due di gruppi diretti dalla stessa Bolognesi, Large dell'Open Combo (clicca qui per leggere la recensione di un loro concerto) e Almond Three dell'omonimo gruppo (clicca qui per leggere la recensione del CD), il duo totalmente improvvisato di Marco Colonna e Augusti Fernandez Desmadre e il recente album dell'ottetto di Tony Cattano, L'uomo poco distante. Ma attorno all'etichetta si muovono alcuni dei musicisti più coraggiosi e innovativi del nostro paese, un nucleo dei quali residenti in Toscana, tra Livorno e Firenze.

Non è perciò un caso che Pisa Jazz abbia pensato di realizzare un evento speciale dedicato all'etichetta e ai musicisti che la animano. Un evento che andasse idealmente aldilà dei concerti che lo componevano -pertanto denominato "Fonterossa Day" -celebratosi domenica 22 marzo nella cornice del Teatro S. Andrea, una ex Chiesa in pieno centro di Pisa, con una appendice nel vicino bar enoteca Sottobosco.

L'inizio è alle ore 17, con la presentazione dell'etichetta da parte della Bolognesi con Paolo Carradori, dell'ufficio stampa, e poi con una video-intervista alla stessa Bolognesi, principalmente incentrata sulle sue recenti collaborazioni e registrazioni a Chicago.

A seguire il primo concerto: il quartetto JoJo Sound, diretto dalla contrabbassista senese (ma ormai residente a Livorno) con Paolo Botti al banjo, Achille Succi al sax contralto e al clarone, Andrea Melani alla batteria. Musica con marcate sonorità afroamericane (il banjo, il corposo colore del contrabbasso sempre presente, certi ritmi scanditi anche dal sax), ma anche complessa e frammentata. Ricca di sorprese e brusche interruzioni, la musica ha visto anche momenti più contrastatamente cameristici, come un paio di brani con Botti alla viola e Succi al clarone. Da rimarcare il modo in cui Melani raccordava i suoni con la sua batteria, basandosi su sensibilità e vigilissima attenzione, ma anche su una ormai pluriennale intesa con la leader. Un gruppo nuovo, molto interessante.

Sull'ora di cena tutto si sposta al Sottobosco, dove—assieme a un'apericena con i musicisti—va in scena il solo di Marco Colonna, un po' penalizzato dal brusio, ma che ha egualmente messo in luce le qualità di un musicista che lavora radicalmente sul suono. Primo brano al clarone in respirazione circolare, secondo al flauto di legno basato su una musica tradizionale francese, poi un pezzo per clarinetto turco su una melodia mediorientale. E ancora brani più tradizionali con un clarinetto in plastica, altri intimistici al clarone, ma sempre con una cura maniacale del suono e una ricerca dei dettagli che—nonostante i citati limiti ambientali -tengono ben desta l'attenzione.

Lo spettacolo serale inizia con il concerto di Almond Three, che si conferma del vivo come uno dei più bei gruppi italiani. In scena per gran parte del set il quartetto base, Tony Cattano al trombone, Pasquale Mirra al vibrafono e Daniele Paoletti alla batteria, in programma tutti brani dal CD, che tuttavia nel live prendono ancora più vita e vengono colti meglio nelle loro molteplici, raffinate sfumature. Un gruppo di musicisti superbi individualmente e perfettamente affiatati, che compone un tessuto nitido nei suoni e sempre sorprendente nelle strutture. Inutile sottolineare i singoli, se non per dire che la Bolognesi—ovviamente vera colonna della formazione—vi mostra ancora una volta non solo le sue impressionanti qualità, ma anche una strabordante gioia di suonare, che contagia ed è un valore aggiunto nella fruizione della musica. Negli ultimissimi pezzi si è poi aggiunto Marco Colonna, presente anche in parte del disco, e nel brano conclusivo, bellissimo e non incluso nel CD, è entrato anche Beppe Scardino.

A chiudere, dopo i ringraziamenti di rito, in scena la formazione del più recente CD di Fonterossa: l'ottetto di Toni Cattano, che ha proposto la musica dell'album L'uomo poco distante, che prende spunto dall'esperienza giovanile del trombonista siciliano nelle bande funebri della sua terra. Immutata la scaletta e quasi identiche le esecuzioni dei brani, con l'ottetto intento a seguire le parti scritte; ma, com'è naturale, dal vivo la raffinatezza del progetto si apprezza meglio che non sul pur eccellente disco, vuoi per il maggior coinvolgimento, vuoi perché emergono in modo più nitido i suoni, che si incrociano in modi talvolta sorprendenti: interessante, ad esempio, come in alcuni brani le melodie vengano prima esposte dai fiati (in genere il trombone, talvolta il baritono di Scardino o i flauti del fratello di Toni, Carlo Cattano) e poi raddoppiate dal vibrafono di Mirra e dalla chitarra di Giacomo Ancillotto—due strumenti che non è proprio usuale trovare entro una funeral band.

Giornata quindi splendida, vetrina di proposte nostrane di altissimo livello -qui finalmente valorizzate all'interno di una rassegna di ampio respiro qual è Pisa Jazz—ma anche piacevole e ricco momento d'incontro tra musicisti (numerosi quelli presenti tra il pubblico) e appassionati.

Foto
Maurizio Zorzi.
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