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Mike Reed: Flesh & Bone

Giuseppe Segala By

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Pur essendo basata su un'esperienza drammatica del 2009, che vide il quartetto di Mike Reed a problematico e pericoloso contatto con una manifestazione neonazista nella Repubblica Ceca, la musica contenuta in questo Flesh & Bone mantiene le caratteristiche di esuberanza ottimista ed estroversione che distinguono la produzione del batterista, in primo luogo quella pluriennale di People, Places and Things e di Loose Assembly.

L'organico all'opera in questo accattivante lavoro non è altro che un ampliamento del rodato quartetto di People, Places and Things, che si completava con Greg Ward al sax alto, Tim Haldeman al tenore e Jason Roebke al contrabbasso. Qui c'è l'aggiunta felice della cornetta di Ben LaMar Gay, del clarinetto basso di Jason Stein e in qualche brano della voce recitante del poeta performer Marvin Tate. La front-line di quattro fiati, arrangiata con muscolare senso dei contrasti e dell'intreccio interlocutorio, arricchisce l'impatto musicale con una densità dal carattere orchestrale, pur rimanendo nella cornice di una trasparenza che dà soddisfazione all'ascolto.

Il batterista della scena di Chicago espone con generosità, sia nelle note di copertina che nel proprio sito on-line, le riflessioni amare e allarmate sull'impatto traumatico con la violenza di quella manifestazione neonazista. Nel sito la cosa diventa addirittura oggetto di dialogo e approfondimento, con l'intervento tra gli altri di George Lewis e degli stessi Ward e Tate. Ma la musica, pur avendo tratto linfa da quelle riflessioni, si gioca con autonomia, allacciandosi a quanto lo stesso Reed aveva fatto in precedenza e trovando anzi una bella focalizzazione e definizione nel lavoro del musicista.

Ci sono certamente episodi in cui le linee melodiche e gli impasti assumono carattere agrodolce e meditativo, ad esempio in "Conversation Music" e "I Want to Be Small," mentre i brani dove interviene la voce di Tate vengono accesi dai suoi toni mobili e contrastati: stentorei, ritmati e scossi da deragliamenti emotivi. Forse il brano in cui il dramma si insinua con maggiore densità è il conclusivo "Scenes from the Next Life," con l'inserimento di diverse voci registrate, tra cui un cenno di racconto onirico in italiano.

Il CD nel suo complesso richiama spesso certa ironia che lo avvicina agli illustri modelli di Roland Kirk e Charles Mingus, come è già stato notato. Anche perché, come hanno fatto loro tanto tempo prima, la musica si mantiene in una cornice che potremmo definire un mainstream di continuo minacciato e smentito: tocca il bop, si apre con misura a momenti di libertà, si alimenta a tutto campo nel grande mare della tradizione neroamericana. Il sax alto di Ward regala generosamente guizzi di grande intensità. Ma tutto il gruppo, guidato dalla mano schietta di Reed, giunge spesso a momenti di bell'impeto energetico: questa la più significativa risposta all'ottusità della manifestazione violenta da cui prende spunto l'eccellente lavoro.

CD della settimana!

Track Listing: Voyagers; First Reading: SF Sky; Conversation Music; A Separatist Party; The Magic Drum; My Imaginary Friend (Tyshawn Sorey); I Want to Be Small: for Archibald Motley; Second Reading: Me Day; Watching the Boats; Call of Tomorrow (My Life Up Until the Present); Scenes From the Next Life.

Personnel: Greg Ward: alto saxophone; Tim Haldeman: tenor saxophone; Ben Lamar Gay: cornet; Jason Stein: bass clarinet; Jason Roebke: bass; Mike Reed: drums; Marvin Tate: spoken word.

Title: Flesh & Bone | Year Released: 2017 | Record Label: 482 Music

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