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Federica Michisanti: L'Essenza di una Musica a Colori

Photo credit: Luciano Rossetti (Phocus Agency)

Paolo Marra By

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Esiste “una necessità interiore" nella mia ricerca, qualcosa di corrispondente alle note giuste che in quel preciso momento sento l'esigenza di scrivere o suonare"
La contrabbassista e compositrice Federica Michisanti ha da poco pubblicato Jeux de Couleurs (Parco della Musica Records) con il suo Horn Trio—Francesco Bigoni al sassofono tenore e clarinetto e Francesco Lento alla tromba e flicorno— a due anni da Silent Rides.

In questo lavoro la contrabbassista romana conferma la sua vena compositiva raffinata ma allo stesso tempo fresca, capace di trovare un trait d'union fra minimalismo e sovrapposizioni timbriche nella quale l'interazione fra i tre musicisti compie un ulteriore passo in avanti rispetto al disco precedente. Federica Michisanti ci offre con la sua musica un gioco di colori costituito da un intreccio di sottili sfumature emozionali nelle quali ogni ascoltatore più rispecchiarsi a suo modo. Il punto di forza del trio di Federica Michisanti è quello di riuscire a mettere insieme atmosfere cameristiche, melodie e improvvisazioni jazzistiche, senza soluzione di continuità, all'interno di una visione composta da componenti eterogenei, ma pur sempre personale.

All About Jazz: Come ha influito sul tuo essere musicista il periodo di stop dovuto al lock-down, con il conseguente slittamento dell'uscita del disco in formato fisico e digitale?

Federica Michisanti: Rispetto all'approccio ai concerti o all'uscita del disco non ci sono stati particolari cambiamenti. Il tempo a disposizione durante il lock-down mi ha dato l'opportunità di approfondire alcuni aspetti dello studio del contrabbasso, e di farlo costantemente rispetto a quando sono impegnata in prove per l'uscita dei dischi o in concerto. Per questo mi sento in una migliore forma, musicalmente parlando, rispetto a prima. Questo è il vero cambiamento.

AAJ: I titoli dei brani richiamano in lingue diverse una varietà di colori. La scelta di associare la musica ai colori è stata determinata dalla voglia di esprimere sfumature emozionali o unicamente timbriche?

FM: L'accostamento è principalmente tra suono e colore, quello che nel linguaggio comune vengono definite "sfumature di suono" o "colori" come riferimento ai timbri. Ho cercato nel disco di evocare, attraverso le singole tracce, questa assonanza. In secondo luogo mi hanno affascinato le teorie di artisti come Kandinsky i quali hanno contemplato la possibilità di creare una forma d'arte che contenesse molteplici espressioni artistiche come la pittura, musica e teatro. Per quanto riguarda la scelta di usare lingue diverse per i colori associati ad ogni titolo dei brani, è scaturita dalla voglia di dare un'impronta multiculturale al disco, come peraltro ho scelto di fare anche nei miei dischi precedenti. Viviamo un'epoca nella quale la multietnicità ormai fa parte della nostra vita quotidiana. Alla fine la musica è universale.

AAJ: Kandinsky, da te menzionato, pensava "il colore" come un mezzo in grado di esercitare sull'anima un'influenza diretta. Quand'è che per te la musica opera una simile influenza?

FM: Influisce sull' anima quando viene dall'anima. Quando è frutto di una ricerca personale e i suoni rispecchiano la tua essenza e non la riproduzione di qualcosa di convenzionale. Deve sussistere una corrispondenza fra ciò che il compositore prova realmente restituendolo, sotto forma di brano, al pubblico. Riferendomi ancora a Kandinsky esiste "una necessità interiore" nella mia ricerca, attraverso l'uso di accordi e intervalli, di un certo stato d'animo, non riferiti necessariamente ad un'emozione come gioia, dolore o piuttosto terrore, ma a qualcosa di corrispondente alle note giuste che in quel preciso momento sento l'esigenza di scrivere o suonare.

AAJ: Come ti approcci al processo di composizione dei brani?

FM: Quando compongo utilizzo spesso il pianoforte, registro delle improvvisazioni e successivamente elaboro da esse dei temi o sviluppo delle melodie suonate al contrabbasso. Nell'ultimo periodo scrivo pensando a più voci sovrapposte avvalendomi di un programma di video- scrittura musicale. Questo mi permette di assegnare le voci ai vari strumenti riascoltando sul momento il materiale registrato. Tale procedimento mi consente di avere una scrittura più elaborata come nel caso di questo ultimo disco.

AAJ: Con l'Horn Trio, nel quale non è presente il pianoforte come strumento armonico ma due fiati ad accompagnarti, come si è sviluppato questo processo compositivo?

FM: Ho provato a comporre pensando a una tipologia di strumenti che avessero un timbro omogeneo. Fino a qualche tempo fa la composizione dei brani era incentrata sulla monodia, in seguito ho iniziato a scrivere in maniera più articolata usando almeno due voci. I due strumenti a fiato mi danno la possibilità di amalgamare le voci facendo venire fuori assonanze e dissonanze con l'uso di particolari intervalli. Per questo disco ho voluto una musica più articolata dal punto di vista contrappuntistico e più essenziale sotto il profilo armonico. Ho sfruttato in questo lavoro ancora di più le potenzialità del trio basandomi sugli approfondimenti compositivi fatti durante anche il periodo di stop dovuto al lock-down.

AAJ: Nel disco è evidente la tua voglia di esplorare soluzioni armoniche o improvvisative sempre nuove, lasciandoti comunque, come nei lavori precedenti, piena libertà.

FM: In questo disco è presente musica scritta ma anche improvvisazione, sia sulle griglie armoniche come avviene nei brani "Orange" o "Purple," sia avvalendomi di un approccio più libero legato comunque al tema melodico, come è evidente nella prima traccia del disco "Aalb-il verde." Durante le fasi di registrazione dicevo agli altri due componenti del trio, Francesco Bigoni e Francesco Lento, "pensiamo da dove veniamo e dove stiamo andando," in sintesi "ricordiamoci" del tema pensando a quello che stiamo per suonare. Abbiamo fatto esattamente quello che c'era da fare, e per me questo significa essere liberi.

AAJ: Il disco è stato registrato per l'etichetta Parco della Musica Records da sempre promotrice di progetti in cui tradizione e ricerca si mescolano. Come hai vissuto questa esperienza?

FM: È stata un esperienza molto positiva da diversi punti di vista, che spero possa ripetersi. La Parco della Musica Records è un'etichetta prestigiosa attenta a nuovi talenti e a nomi importanti del panorama jazz come Franco D'Andrea. È stato un traguardo registrare per loro e nello stesso tempo un punto di partenza. Il produttore dell'etichetta, Roberto Catucci, mi ha dato piena libertà per quanto riguarda la musica da registrare, dandomi nello stesso tempo un supporto molto utile per quanto concerne la cura del suono, per esempio nella scelta dei microfoni da usare, e durante il missaggio del disco. Abbiamo condiviso la sua idea di estetica del suono, che a me piace molto.

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