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Duo Messieri-Selva

AAJ Italy Staff By AAJ Italy Staff

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Area Sismica - Forlì - 14.11.2009

Il secondo appuntamento della rassegna "Musica inaudita" della stagione 2009-2010 dell'Area Sismica ha proseguito il discorso iniziato nell'incontro precedente, ovvero il repertorio contemporaneo per saxofono ed elettronica.

Dopo il concerto di Gianpaolo Antongirolami alcune settimane fa, è stata ora la volta del duo formato da Michele Selva ai sassofoni e Massimiliano Messieri all'elettronica. Il duo si è messo in luce alcuni anni fa per l'esecuzione (in prima italiana o assoluta) di alcune opere di John Cage che vedono come protagonista il sax, ed ha all'attivo due CD e la sonorizzazione di un audiolibro.

La serata è stata incentrata soprattutto sul repertorio più recente in questo ambito, mettendo però in apertura e in chiusura di programma due episodi già dotati di una loro storicità.

Si è partiti coi Tre pezzi per sax tenore solo di Giacinto Scelsi. Questi brani, risalenti alla seconda metà degli anni '50 (gli unici della serata a non prevedere l'uso dell'elettronica), vivono di un rapporto dialettico fra austera essenzialità ed una maggiore esuberanza di fraseggio e ritmica: frasi con accenti leggermente esotici (compreso l'uso di alcuni intervalli microtonali), ma anche con un tono di severità.

I Tre pezzi - e in particolare il primo - sono come ancorati a un fulcro costituito da un'unica nota; il movimento sembra un po' quello di una molla, in cui i fraseggi si slanciano verso l'esterno a partire da questo fulcro centrale, ma poi ritornano ineluttabilmente verso di esso, come una sorta di polo d'attrazione, che ha anche una funzione di ritorno a un punto di equilibrio, di un continuo rinnovare la tonalità spirituale e la concentrazione da cui il pezzo parte e di cui si nutre, per compiere digressioni ed evoluzioni attorno ad essa.

Dopo i Tre pezzi di Scelsi è stata proposta la "Libera toccata nona" di Fabrizio Festa, per sax contralto e live electronics. Il brano ha lavorato soprattutto sul suono, sulla deformazione e ricomposizione del timbro del sax. Si è partiti da un suono sfibrato, deformato e sgranato, per poi ricostruire un po' alla volta il timbro più organico dello strumento, come se si fosse partiti da un'ossatura, un'armatura o uno scheletro, per poi gradualmente chiudere i "buchi," gli spazi vuoti nella trama timbrica, e dar vita, o ricostituire un tessuto più organico.

Il duo ha poi eseguito due brani di Sylvano Bussotti per sax contralto, campionamenti audio e live electronics: "Ballerina gialla" e "Pettirosso" dalla raccolta Voliera. I due brani hanno incrociato il sax dal vivo con samples di sax che ripetevano, richiamavano o anticipavano alcune delle frasi suonate dallo strumento "reale," in un gioco di rimandi.

Nel programma ha trovato spazio anche una composizione originale di Massimiliano Messieri, "Via crucis," per sax soprano e live electronics, un distillato dalla "Jack in the Box Suite," a sua volta una riduzione dalla sonorizzazione dell'omonimo audiolibro citato in precedenza.

Lungi dall'essere semplicemente un saggio dell'attività compositiva degli interpreti, questo pezzo è stato forse il più evocativo del programma: semplice, essenziale e scarno; trilli del sax che emergevano dal silenzio, poi note liriche, lente e isolate, a contrasto sullo spazio vuoto da cui s'innalzavano, fraseggi brevi ma carichi di suggestione. L'ambientazione sonora della live electronics (in realtà molto discreta in questo brano e limitata essenzialmente agli effetti d'ambiente) creava un senso di spazio intorno al suono del sax soprano e ne amplificava l'evocatività. Un sottile senso di struggimento.

In chiusura il duo ha proposto una propria versione della celeberrima "In C" di Terry Riley, per sax soprano, campionamenti audio e live electronics: vari strati di sax preregistrati in loop, manipolati nel loro fluire e nelle loro combinazioni da Messieri, con Selva che sovrimponeva al tutto un'ulteriore linea di soprano dal vivo, di solito più distesa rispetto ai loop, ritmicamente molto serrati. In questo caso il sax dal vivo è sembrato un po' un'appendice e non un elemento essenziale, ma il brano è stato di grande effetto, soprattutto per l'imponente accumulo di pattern campionati, che davano quasi il senso dello scorrere di un corposo fiume o di una cascata, e con la loro mole producevano una modificazione della percezione acustica del suono del sax, che veniva alterata fino a percepire un suono più secco e percussivo, quasi di strumento a corde.

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