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Dan Weiss Quartet al Torrione di Ferrara

Dan Weiss Quartet al Torrione di Ferrara

Courtesy Ludwig Sik

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Dan Weiss Quartet
Torrione Jazz Club

31 gennaio 2026 

Il massiccio volume cilindrico del Torrione di San Giovanni, costruito alla fine del Quattrocento sotto il governo di Ercole I d'Este su progetto di Biagio Rossetti, dal 1999 è sede del Jazz club ferrarese che si sviluppa su due piani: al piano terra accoglie un frequentato ristorante, al primo piano, collegato con una sacrificata scala a chiocciola interna (ma accessibile più agevolmente dalla larga scala esterna), si trova la sala da concerto del club. Nella serata qui recensita, terminata la cena Dan Weiss era impegnato in una partita a scacchi con Peter Evans su una scacchiera di stoffa, praticamente un fazzoletto "da viaggio" da portare di luogo in luogo. Che sia questa, per il batterista, compositore e leader di New York, un'abituale pratica di rilassamento in attesa di entrare in scena?

Prima che iniziasse il concerto Francesco Bettini, direttore del club, ha presentato la mostra Round Midnight della fotografa Francesca Sara Cauli, in cui viene esposta una mirata e notevole selezione di istantanee, scattate in varie sedi delle ultime cinque edizioni del Bologna Jazz Festival. L'esposizione, inaugurata il 23 gennaio e allestita nel ballatoio che dall'alto circonda la raccolta sala da concerto, rimane visibile fino all'inizio di maggio. Questa premessa, intesa ad esemplificare la vita sociale e artistica che caratterizza l'attiva istituzione estense, introduce al resoconto del concerto più atteso della programmazione iniziale della stagione inverno-primavera 2026.

Alla sua unica apparizione italiana, il Dan Weiss Quartet, denominato Unclassified Affections come il CD edito da Pi Recordings nel 2025, era completato da Patricia Brennan al vibrafono, il già citato Peter Evans alla tromba e pocket trumpet a quattro pistoni, Miles Okazaki alla chitarra. In "Plusgood," che ha aperto il repertorio di original, da un tema ritmico introduttivo, delicatamente scandito dal leader, si è passati all'intrecciato tema melodico a carico di Evans e Brennan, lasciando poi il posto a un'incandescente improvvisazione di quest'ultima.

Dopo una breve decantazione della tensione, il trombettista ha usufruito di uno spazio in solitudine contraddistinto da una trattenuta costruzione geometrico-astratta, quasi una parentesi meditativa in attesa dell'energico ingresso del collettivo, che ha concretizzato un'atmosfera decisamente più satura. L'immaginifica consistenza melodica è rimasta però sempre presente, fino a giungere alla conclusione del brano, abbastanza inattesa, che ha visto uno spegnimento quasi repentino dell'intensità sonora. I successivi brani, fino ad arrivare a "Dead Wall Revelry" eseguito come bis, hanno presentato strutture compositive analoghe e ricorrenti. In "Mansions of Madness" l'incipit di chitarra, lento e scuro, è stato sovrastato dall'entrata degli altri strumenti, il cui procedere complessivo ha alternato con frequenza molto ravvicinata accensioni furibonde e rarefazioni appena accennate. Altrove la trama tematica melodico-ritmica ha fatto riscontro a un frastagliato andamento dinamico realizzato dal sovrapporsi delle voci dei singoli, fino a raggiungere una chiusura netta e improvvisa.

Se questa scarna analisi dell'andamento strutturale dei singoli brani, per lo più brevi, può sembrare pedante e non indispensabile, ciò che più interessa è sintetizzare l'essenza musicale di questo progetto di Dan Weiss, che parte sempre dalla sua ferrea concezione compositiva. Essa è capace di unire aspetti apparentemente contrapposti: un'astrazione prevalente e una concretezza sonora di grande ricchezza timbrica, introduzioni pensose e finali ora decisi ora sospesi e ironici, un preponderante equilibrio formale, sia pure secondo linee sghembe e imprevedibili, e il personale apporto interpretativo dei singoli. Soprattutto, l'autorevole direzione del batterista-leader, autore anche di un paio di significativi assoli, è appunto riuscita a compenetrare il contributo dei partner; ognuno di loro, pur rimanendo nei ranghi richiesti da una scrittura ineludibile, tenendo sempre sotto controllo la propria partecipazione emotiva, ha saputo dialogare con i colleghi in un fitto interplay e a dare sostanza a tutto l'insieme con una pronuncia fortemente caratterizzata. A tale proposito non si può fare a meno di sottolineare i contributi magistrali, spesso fra loro interconnessi, di Evans e della Brennan.

In definitiva, il concerto di Unclassified Affections ha mostrato per certi versi analogie con la proposta del quartetto di Ches Smith, ascoltato sempre al Torrione alla fine di novembre 2025. Si è entrati cioè nel vivo di una manifestazione della più autentica e dinamica attualità statunitense, venata di uno sfumato intellettualismo, di un distaccato approccio alle dinamiche compositive, espressive e comunicative. Nulla a che fare quindi con il linguaggio della più lirica ed empatica improvvisazione collettiva di derivazione free e ancor più con gli impianti melodici, ritmici e armonici delle correnti più avanzate del mainstream.

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