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David S. Ware: BalladWare
Sette ballads, quattro standards e tre pezzi originali, formano l’improbabile scaletta del disco che non ti saresti mai aspettato dal David Ware Quartet. Non è tanto la scelta del repertorio a spiazzare l’ascoltatore, anche perchè di tutte le composizioni esiste già una versione ufficiale, quanto l’atmosfera generale ed il tono complessivo dell’improvvisazione. Un’improvvisazione dilatata, sospesa, fluttuante, che rifugge le incendiarie deflagrazioni di suono tipiche del quartetto per approdare a riflessioni maggiormente strutturate e misurate. In questo senso, la parola “ballad” assume un significato del tutto particolare, teso a connotare un’evidente decelerazione dell’urgenza espressiva ed un’altrettanto palese predilezione per le strutture aperte ed irrisolte.
Il primo e più evidente sintomo della particolarità del materiale proposto è l’atteggiamento dimesso del tenore di Ware. Accantonati gli eroici furori, le improvvise impennate, i dirompenti acuti e le urla laceranti, il sassofonista preferisce muoversi con astratto lirismo e placida introspezione. Indicativi, a questo proposito, l’inedito rispetto e la devozione con cui vengono affrontati i temi di standards immortali come “Autumn Leaves” e “Tenderly”, già sottoposti in passato a furiose destrutturazioni. Il tutto in perfetta sintonia con quel costante processo di “normalizzazione” che negli ultimi anni ha portato il sassofonista ad una purificazione del proprio linguaggio.
Fondamentale nell’approccio lirico alle composizioni risulta l’apporto del fedelissimo Matthew Shipp, che alterna momenti di autentica emozione, l’elegante assolo che chiude “Yesterdays”, a passaggi dal sapore timidamente free, l’incisivo intervento in “Sentient Compassion”. Puntuale ed impeccabile, come al solito, il sostegno ritmico dell’inossidabile William Parker, che si muove dentro e fuori le linee tracciate dal gruppo, eccezionale il modo in cui raddoppia il piano di Shipp mentre espone il tema di “Autumn Leaves”, concedendosi una sognante escursione solitaria in chiusura di “Dao”. Discorso a parte merita Guillermo E. Brown. Entrato da pochi mesi a far parte del quartetto in sostituzione di Susie Ibarra, il giovane batterista si adegua al particolare mood dei compagni sfoderando un drumming discreto e mai banale, fatto di puntualizzazioni e dettagli preziosi.
Un’ultima postilla storica prima di chiudere il discorso e consigliare l’acquisto, soprattutto a chi intenda avvicinarsi per la prima volta a Ware. Nel giugno del 2006, dopo un'ultima esibizione al Vision Festival di New York, il David Ware Quartet si è ufficialmente sciolto. Piace pensare che questo disco rappresenti il commovente finale di una delle storie più affascinanti che il free contemporaneo ci abbia raccontato.
Track Listing
1. Yesterdays (Otto Harbach/Jerome Kern) - 9:18; 2. Dao (Ware) - 10:35; 3. Autumn Leaves (Joseph Kozma/John Mercer/Jacques Prevert) - 7:50; 4. Godspelized (Ware) - 8:30; 5. Sentient Compassion (Ware) - 8:21; 6. Tenderly (Walter Gross/Jack Lawrence) - 9:16; 7. Angel Eyes (Ware) - 15:30
Personnel
David S. Ware
saxophone, tenorDavid S. Ware (sax tenore); Matthew Shipp (piano); William Parker (contrabbasso); Guillermo E. Brown (batteria)
Album information
Title: BalladWare | Year Released: 2007 | Record Label: Thirsty Ear Recordings
About David S. Ware
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