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Zlatko Kaučič Reflettiva! a San Vito Jazz 2017

Zlatko Kaučič Reflettiva! a San Vito Jazz 2017
Neri Pollastri By

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Zlatko Kaucic Reflettiva!
San Vito Jazz 2017
Auditorium Comunale
San Vito al Tagliamento
11.03.2017

Tagliato lo scorso anno il traguardo dei dieci anni di vita con un tris di concerti dal tutto esaurito, San Vito Jazz ha quest'anno alzato l'asticella spostandosi dal suggestivo ma poco capiente Teatro Arrigoni al ben più ampio -e assai funzionale -Auditorium Comunale. La scommessa è stata vinta fin dal primo concerto: sala piena per assistere a un progetto originale, produzione del festival commissionata dal direttore artistico Flavio Massarutto, che vedeva le musiche del percussionista sloveno Zlatko Kaucic arrangiate da Bruno Cesselli per l'Orchestra dell'Accademia d'Archi Arrigoni, con la presenza quale solista del violinista rumeno Alexander Balanescu, che con Kaucic collabora spesso.

Il concerto, intitolato Reflettiva!, si è articolato su una serie di brani tratti dalla produzione del percussionista -quello d'apertura e il bis provenivano da December Soul, registrato in trio con Stefano Battaglia e Paolino Dalla Porta -mentre uno era di Balanescu, ma è stato eseguito dalla sola orchestra d'archi. Al centro spiccava una suite ispirata al brano di Kaucic che dava il titolo al progetto, entro la quale tracce tematiche diverse si alternavano alle improvvisazioni e agli interventi dell'orchestra, sintetizzando ed estremizzando la singolarità stilistica dell'intero lavoro: una fusione di creatività estemporanea e compostezza sinfonica, in cui spiccavano comunque tanto elementi di contempornaeità, quanto spunti etnici dell'est Europa.

Per chi conosce la storia artistica di Kaucic e di Cesselli il lavoro non ha sorpreso: è infatti almeno dallo splendido Zlati coln, del 2002, che i due collaborano alla realizzazione di opere che, tenendo al centro la libertà improvvisativa, assumano un respiro sinfonico. Là accanto a solisti come Steve Lacy e Paul McCandless c'era un coro; qui troviamo invece un'orchestra d'archi, per giunta composta da giovani musicisti, e l'intento si fa più arduo, pur rimanendo in sostanza il medesimo: far incontrare mondi sonori diversi, aprendo nuove strade sotto la guida dell'impareggiabile intuito musicale del percussionista sloveno, costruendo al contempo una narrazione sonora che dia alle aperture sinfoniche un significato compiuto. Tutte cose che nel concerto di San Vito sono emerse chiaramente.

L'orchestra ha sviluppato introduzioni e commenti al lavoro creativo di Kaucic, sempre pienamente improvvisato e condotto con la moltitudine di oggetti di cui è fornito il suo set batteristico -che include piatti, pentolini, coperchi, oggetti metallici vari, ma anche pietre, flautini, giocattoli, sempre utilizzati con grande appropriatezza. Accanto a lui, Balanescu si è spesso prodotto anch'egli in improvvisazioni in libertà, tanto che fin dal primo, focoso assolo ha vistosamente "consumato" l'archetto, che pendeva di fili strappati, spingendo la musica in direzioni espressive inaudite. E anche lo stesso Cesselli ha avuto spazi per improvvisare, su stilemi cangianti e originali, anche se il suo ruolo di direttore lo ha obbligato soprattutto a osservare, comprendere le direzioni delle improvvisazioni e saldarle con pazienza e cura agli interventi, scritti, dell'orchestra.

Splendido musicalmente -con picchi creativi nella citata suite e in alcune intense relazioni tra il violinista e il percussionista, ma anche affascinante nei temi di Kaucic e in quelli improvvisati da Balanescu, permeati di una sensibilità popolare est europea che i due hanno in passato coltivato in modo del tutto indipendente -il concerto è stato esaltante anche visivamente, proprio per la viva percezione dell'interazione tra i vari mondi sonori: toccante, per esempio, il modo al tempo stesso stupito, ammirato e attento con cui molti dei giovani orchestrali seguivano Kaucic nelle sue evoluzioni sonore, quasi cercassero di impadronirsi di quella creatività così lontana dal loro modo di suonare, eppure così affine al loro sentire. Così come apprezzabile è stato il gesto del percussionista, uscito assieme agli altri due solisti al momento del brano che non prevedeva la loro presenza, per lasciare la scena interamente all'orchestra.

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