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Yellowjackets al Roma Jazz Festival 2023

Yellowjackets al Roma Jazz Festival 2023

Courtesy Adriano Bellucci

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Yellowjackets
Auditorium Parco della Musica
Roma Jazz Festival 2023
Roma
12.11.2023

Gli Yellowjackets sono uno dei gruppi di fusion più longevi ancora in attività sulla scena internazionale che calcano da ben 43 anni, come sottolinea con una punta d'orgoglio il sassofonista Bob Mintzer durante la presentazione del gruppo. Il pianista Russell Ferrante è l'unico superstite della formazione originaria (per una curiosa coincidenza quella stessa sera era presente a Roma un altro dei membri fondatori del gruppo, il bassista Jimmy Haslip, nel trio del chitarrista Oz Noy); completano il quartetto il batterista Will Kennedy, presente dal 1987 (eccettuata una parentesi tra il 1999 e il 2010), e il più recente arrivato, il bassista Dane Alderson, che nel 2015 è subentrato a Felix Pastorius, figlio del grande Jaco.

La scaletta del concerto prevedeva alcuni brani tratti dal loro album più recente, Parallel Motion (pubblicato lo scorso anno), da cui hanno eseguito il brano omonimo, "Challenging Times" e "Intrigue," e altri brani del loro repertorio storico risalendo indietro fino a "Greenhouse" dall'album con lo stesso nome, "Red Sea," "Man Facing North" e "Tenacity." La loro musica, generalmente catalogata per semplicità sotto l'etichetta di fusion, è in realtà più vicina al jazz della maggior parte dei loro imitatori, anche se i 'puristi' tendono a snobbarli. Ma quello che esce dai loro strumenti è quasi sempre jazz puro, soprattutto negli assoli di Ferrante e Mintzer (frequentemente impegnato anche all'EWI, o Electronic Wind Instrument—un controller MIDI che si suona come uno strumento a fiato). Fenomenale il bassista Dane Alderson, autore di assoli mozzafiato sul suo strumento a 6 corde, spesso utilizzato come strumento solista al pari di una chitarra, preciso e instancabile il batterista.

Il gruppo è una formidabile macchina da musica, e questo è probabilmente anche il loro limite maggiore; i temi possono spesso sembrare freddi e poco spontanei, senza una vera emotività che affiora tuttavia negli assoli, non solo sfoggio di virtuosismo strumentale, e l'atteggiamento complessivo del gruppo appare eccessivamente artificiale e costruito. Comunque ciò non sembra rappresentare un problema per i numerosi fan del gruppo, che da sempre lo sostengono, e in effetti non mancano i momenti di ottima musica, per cui apprezzarli o meno rimane solo una questione di gusto personale.

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