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Live Review

Wire Trio alla Casa del Jazz

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Wire Trio
Roma Jazz Festival 2018
Casa del Jazz
08.07.2018

Il cinquantennale del festival di Woodstock del 1969 ricorrerà il prossimo anno, ma le celebrazioni sono già cominciate. Il recente progetto Woodstock Reloaded del Wire Trio di Enzo Pietropaoli con Enrico Zanisi e Alessandro Paternesi ha già prodotto un CD e alcuni concerti prima di approdare alla Casa del Jazz nel programma del Roma Jazz Festival 2018. Il contrabbassista aveva 14 anni ai tempi di Woodstock, e come tanti altri (giovani e meno giovani) rimase segnato dalla visione del film che l'anno successivo esportò il mito di Woodstock in tutto il mondo, mito che ancora perdura nell'immaginario di tutta una generazione, e anche di quelle che l'hanno seguita.

La serata è strutturata come una lezione-concerto: sul palco si presenta dapprima il giornalista e critico musicale Ernesto Assante, che fa rivivere alla platea il ricordo di quei tre giorni cercando di descrivere l'importanza dell'evento e lo spartiacque che ha rappresentato per la cultura giovanile (ma non solo). Il tutto con il supporto di materiale audio-video preso dai filmati ufficiali e proiettato su uno schermo dietro al palco. Al termine della lunga introduzione arriva il trio, che propone la propria rivisitazione di alcuni dei brani più famosi presentati nel corso dl festival. Si comincia con "Soul Sacrifice," il brano che ha lanciato la carriera degli allora sconosciuti Santana, di cui chiunque abbia visto il film ricorda la carica fenomenale del giovanissimo batterista, l'allora diciassettenne Michael Shrieve. Il basso elettrico a 5 corde di Pietropaoli (che per l'occasione ha lasciato a casa il più consueto contrabbasso), fortemente distorto, sostituisce la chitarra di Carlos Santana nell'esposizione del tema prima che il trio si lanci nell'improvvisazione jazzistica guidata da Zanisi dapprima al sintetizzatore e poi al piano.

I brani che seguono, tutti presenti nel CD inciso dal trio e pubblicato all'inizio di quest'anno, sono nell'ordine "See Me, Feel Me/Listening to You" degli Who, "With a Little Help from My Friend," la canzone dei Beatles interpretata a Woodstock da Joe Cocker, "Summertime," l'immortale canzone di George Gershwin nella versione di Janis Joplin, "Proud Mary" dei Creedence Clearwater Revival e "Hey Joe" di Jimi Hendrix. Il trio li reinterpreta con grande passione e rispetto per gli originali, ma cercando di attualizzarli utilizzando un linguaggio jazz moderno e facendo ricorso all'elettronica per giocare sui timbri e avvicinarli alla materia rock originale. L'operazione di base in fondo non si discosta molto da quanto Pietropaoli aveva già fatto con i Doctor 3, rileggendo tanti brani di vari generi musicali in chiave jazzistica, ma in quel caso la dimensione era quella del classico jazz piano trio senza derive di tipo elettronico.

Un progetto nel complesso piacevole e riuscito, anche se è difficile prevedere quale tipo di sviluppo possa avere; probabilmente resterà legato alle celebrazioni per l'anniversario del festival, un omaggio di Pietropaoli a un evento che ha rappresentato una fonte di ispirazione fondamentale nella sua formazione professionale, e non solo per quanto riguarda gli aspetti musicali.

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