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William Parker - Tra stazioni spaziali maya ed inverni pittorici

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William Parker è da considerarsi personaggio centrale negli sviluppi della musica afroamericana degli ultimi cinquant'anni sia nelle vesti di compositore, formidabile contrabbassista e multistrumentista che di agitatore culturale, poeta, saggista, educatore. Oltre centocinquanta titoli a proprio nome con ogni sorta di formazione (dal solo all'orchestra) e centinaia di partecipazioni come collaboratore ne certificano la statura di gigante della musica improvvisata. Non fanno eccezione questi due lavori registrati ad un mese di distanza l'uno dall'altro, entrambi in trio, seppur con differenti strumentazioni.

William Parker
Mayan Space Station
Aum Fidelity

Mayan Space Station è una novità nella discografia di Parker, prima assoluta di un trio con chitarra elettrica. E senza nulla togliere allo straordinario lavoro di Parker e Gerald Cleaver è proprio la chitarra elettrica di Ava Mendoza la protagonista dell'incisione. Certo Parker crea una base propulsiva scura, elastica, potente a cui è impossibile resistere, Cleaver è un poeta della batteria come pochi altri e dispensa meraviglie a tutto spiano ma il mondo sonoro evocato da Mendoza ha una cifra assolutamente personale e predominante. Intrigante il modo con cui miscela blues, rock, free jazz, avanguardia, sperimentazione come se queste influenze convergessero con semplicità e naturalezza in un punto focale facilmente raggiungibile dall'ascoltatore. I quasi quindici minuti di cavalcata lisergica della title track ne sono tangibile testimonianza. Spregiudicato l'uso della tavolozza timbrica e tonale, basta lasciarsi trasportare da "Canyons of Light," esplorazione dall'andamento irregolare, ricerca sonora con accostamenti arditi, il contrabbasso archettato che imperversa, Cleaver a creare una stratificazione percussiva implacabile, la sei corde di Mendoza a inventare sciami cosmici. Entusiasmante. Album della settimana.

William Parker
Painters Winters
Aum Fidelity

In Painters Winters troviamo Parker affiancato da Daniel Carter e Hamid Drake (già presente in Painter's Spring (Thirsty Ear Recordings, 2000). Sonorità, approccio compositivo, sviluppo improvvisativo cambiano decisamente rispetto alla precedente incisione. Non più un trio sostanzialmente dominato dallo strumento solista ma piuttosto un fluire di ritmo e melodia che ciascun musicista contribuisce ad alimentare con l'ausilio di più strumenti. Parker oltre al contrabbasso utilizza il trombonium e lo shakuhachi, Carter la tromba, il sax alto, il sax tenore, il clarinetto, il flauto, e Drake... beh la sua batteria è già un concentrato di strumentazione. La struttura dei brani è perlopiù aperta, le trame sono a maglie larghe e offrono ampia libertà ai musicisti per la loro ricerca, certamente improvvisativa ma principalmente timbrica, producendo musica a tratti austera e misteriosa. Fa eccezione il brano conclusivo dedicato al contrabbassista Dillon "Curley" Russell, uno dei tanti eroi misconosciuti del bebop. Qui opera il classico sax trio, tema bluesy in evidenza, seppur sviscerato, scomposto e ricomposto dall'ispirato sax di Carter, walkin bass di Parker da paura e Drake fantasioso propulsore ritmico.

Liste dei brani e musicisti

Mayan Space Station

Brani: Tabasco; Rocas Rojas; Domingo; Mayan Space Station; Canyons of Light; The Wall Tumbles Down.

Musicisti: William Parker: contrabbasso; Ava Mendoza: chitarra elettrica; Gerald Cleaver: Batteria.

Painters Winters

Brani: Groove 77; Painters Winter; Happiness; Painted Scarf; A Curley Russell.

Musicisti: William Parker: contrabbasso, trombonium, shakuhachi; Daniel Carter: tromba, sax alto, sax tenore, clarinetto, flauto; Hamid Drake: batteria.

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