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Silvia Bolognesi Almond Tree Quartet
Tra i migliori concerti del peraltro eccellente programma di quest'anno del Pinocchio, il "mandorlo" della contrabbassista Silvia Bolognesi ha messo in mostra quattro eccellenti musicisti e una musica intelligentemente articolata e piacevolmente coinvolgente anche dal punto di vista lirico-narrativo.
Il quartetto è una formazione atipica e vede ruotare attorno al contrabbasso della leader - vero perno della musica del gruppo - e alla batteria di Daniele Paoletti il trombone di Tony Cattano e il vibrafono di Pasquale Mirra. Le composizioni, quasi tutte di Cattano e della Bolognesi, uniscono apertura e complessità - necessarie a offrire spazio espressivo ai quattro e a rendere imprevedibili gli sviluppi - a coerenza narrativa e appeal melodico, quest'ultimo in particolare sui non pochi brani a tempo lento.
Certo è che l'aspetto più affascinante del concerto era dato dalle splendide performance dei musicisti, sia negli interventi solistici - così come dev'essere in ambito jazzistico - che nella perfetta interazione tra di loro - cosa, invece, assai meno frequente. Quest'ultimo aspetto era a tal punto evidente, che risulta difficile distinguere nel gruppo i ruoli di "prima voce," "sezione ritmica" e via dicendo, in quanto i quattro si muovevano in modo molto dialogico, pur ritagliandosi di volta in volta degli spazi espressivi individuali. Una cosa, però, che a turno hanno fatto tutti - in certa misura anche Paoletti, il cui uso della batteria era molto variegato, coloristico e finanche narrativo. Con esiti certo diversi l'uno dall'altro, ma parimenti pregevoli.
Cattano ha dato un saggio di come sia oggi possibile interpretare il trombone, passando da fraseggi dinamicamente intensi ed espressivamente estremi ad altri totalmene lirici, al punto da emulare il canto in modo sorprendente (chi scrive a un certo punto si è chiesto se la Bolognesi stesse cantando mentre suonava...). Mirra, probabilmente il più creativo vibrafonista nostrano, ha affiancato al lavoro armonico, quasi pianistico, la ricerca cromatica e, a momenti, una verve percussiva di rara intensità, in alcuni casi con l'uso di tappetini a mo' di sordina, che davano allo strumento sonorità africane simili al balafon (particolarmente efficaci in un brano dedicato al Mali). Non secondario l'aspetto fisico del suo modo di suonare, che evidenziava la passionalità del proprio approccio allo strumento.
La Bolognesi (della quale aspettiamo anche il lavoro appena registrato in solitudine) ha una volta di più confermato di essere una delle voci di contrabbasso più interessanti del momento: solida e potente nel condurre il gruppo da vera leader, ha offerto numerosi assolo magistrali, tecnicamente complessi ma sempre dal suono pulitissimo, sempre cioè finalizzati alla musicalità piuttosto che al virtuosismo fine a se stesso.
Grande gruppo, da seguire con attenzione e che ha appena registrato un CD, in uscita a breve per l'etichetta della Bolognesi, la Fonte Rossa Records.
Foto, di repertorio, di Claudio Casanova.
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