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Meredith Monk: Piano Songs

Giuseppe Segala By Giuseppe Segala

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Le cose più interessanti prodotte da Meredith Monk si collocano sul piano della voce, della sua interdipendenza con il corpo, con la performance, la spazialità. Le tecniche più spericolate e gli anfratti più nascosti della fisicità, della sensualità e della spiritualità sono stati affrontati dall'artista statunitense con lo strumento vocale che passa attraverso lo spazio del corpo e della scena, che mescola tali spazi. "Non si ascolta Meredith Monk (almeno: nel senso in cui l'ascolto comporta un distacco, una certa serenità); ci si tuffa, ci si lascia coinvolgere nel suo gioco—maelström, turbinio, caduta libera, squilibrio." Sono parole di Guy Scarpetta, dal saggio L'impuro (SugarCo Edizioni, 1990).

Dolmen Music, del 1980, è tra le tappe emblematiche in cui l'artista mescola simbologia e nevrosi, forze ancestrali e civiltà urbana, in un incontro vibrante che si regge su contrasti e contraddizioni. Tutta la vicenda artistica-vocale-corporale della Monk si è successivamente sempre più approfondita, tra esplorazioni di suoni inauditi e ampie campate di suono, clusters e puntillismo, sempre alla ricerca del mescolamento, della soluzione, fino al recente Songs of Ascension, che segna l'ennesima tappa di un lungo rapporto con l'etichetta bavarese ECM.

Il minimalismo è una dimensione musicale con cui la Monk ha intentato un travagliato rapporto. In una comunicazione riportata da Scarpetta nel saggio già nominato, l'artista afferma: "Ho sperimentato il minimalismo—non ho potuto." Nel presente disco, tutto dedicato al pianoforte (spesso due pianoforti), è però proprio il minimalismo, e nei suoi aspetti più rigidi, che detta le coordinate sulle quali si sviluppa il lavoro della musicista. Applicate alla tastiera le sue ricerche si trovano a condividere gli stessi grattacapi delle formule tetragone e ripetitive congegnate da Glass e Riley. La musica della Monk in questo frangente diventa meccanica e rigida: possiamo dire frigida, proprio in contrasto alla fisicità e sensualità sopra evocate. Perde la propria profondità, il movimento misterioso e sensuale, le suggestioni timbriche, umorali, corporali. Abbandonare la spiritualità e la ricerca della suggestione, a favore di una scarnificazione dei mezzi potrebbe anche essere un metodo, un motivo di interesse, ma il risultato è qui tutt'altro che convincente.

L'interpretazione è affidata a due pianisti di vaglia del concertismo contemporaneo: Ursula Oppens (cui si devono tra l'altro intense esecuzioni di Frederic Rzewski, Elliott Carter, Julius Hemphill) e Bruce Brubaker. Tra i brani, composti nel vasto arco di tempo che va dal 1971 al 2006, spicca il malinconico, sospeso "St. Petersburg Waltz," anche per la magistrale lettura che ne dà la Oppens. Gli fa eco un altro waltz, il "Phantom." Negli altri casi, troppo spesso si ricorre all'ipnotica ripetitività, che pur tra incroci metrici interessanti, tiene sopito ogni slancio.

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Track Listing

Obsolete Objects; Ellis Island; Folkdance; urban march (shadow); Tower; Paris; Railroad (Travel Song); Parlour Games; St. Petersburg Waltz; Window in 7’s; totentanz; Phantom Waltz.

Personnel

Ursula Oppens e Bruce Brubaker: pianoforte.

Album information

Title: Piano Songs | Year Released: 2014 | Record Label: ECM Records


About Meredith Monk

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