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Mathias Eick: Midwest

Vic Albani By

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Il viaggio è sempre un valido aiuto alla creatività.
Mathias Eick, ormai da molti anni riconosciuto quale uno delle più interessanti menti musicali della new wave jazzistica norvegese, è nato a fine giugno del 1979 in un piccolo borgo rurale ed è forse per questo che, attraversando il celebrato Midwest americano a margine di un lungo tour in Canada e negli Stati Uniti con faticosi e lunghi spostamenti in automobile, è stato colpito dalla forte similitudine di quei paesaggi con quelli di casa.

Il suo nuovo lavoro per la ECM, a quattro anni di distanza dal precedente Skala, racconta proprio questa tipologia di stato d'animo. Una sorta di libro sonoro ricco di pagine di densa ispirazione indirettamente dedicata alla spiritualità del viaggio anche storicamente inteso, considerando le migliaia di famiglie di agricoltori norvegesi emigrate nel Midwest durante il 19° secolo e l'inizio di quello successivo.

La lunga notazione non deve trarre in inganno quando materiale del genere approda poi sulle spiagge ECM. Eicher è sempre stato in qualche modo sensibile a certa pastoralità sonora e moltissimi dei lavori prettamente "nordici" che trovano spazio nella sua prestigiosa etichetta musicale, portano quasi geneticamente con sé l'impronta buona della fascinazione paesaggistica.
Con Eick, un gruppo ben assortito di altri nomi nordici di chiara evidenza come il violinista Gjermund Larsen e Jon Balke, Mats Eilertsen e Helge Norbakken alla ritmica.

Però... sì, c'è un però. Ed è il classico pericolo al quale certe produzioni sono inevitabilmente esposte quando c'è troppa "aria buona" in giro. Niente contro il romantico impressionismo tout-court, ma, in questo lavoro, c'è troppo e troppo poco. Troppa celebrazione, troppa tendenza all'evanescenza, troppe "bollicine" spente. Gli accenni, peraltro giustamente doverosi, agli echi della grande tradizione folk nordica collassano dentro la struttura. Una voglia di quintessenza caduta nel bidone della melassa che continuerà comunque a mietere le "tradizionali" vittime del nuovo suono nordico ECM, essenzialmente e impercettibilmente diverso da quello in qualche modo storico.

Ci si intenda: Eick e compagni suonano bene assai, ispirati e concentrati, ma qualcosa di "vero" sembra essersi perso nelle infinite praterie del Midwest. Lo sosteneva, qualche anno fa, un grande esperto del più classico american Midland come Pat Metheny che mi raccontò come -durante i trasferimenti degli estenuanti grandi tour nord-americani con il suo gruppo -la mente riusciva regolarmente a perdersi davanti a tanto spazio. Tornavi a casa e avresti avuto voglia di scrivere quattrocento brani dedicati a ciò che ti era rimasto negli occhi e nell'anima ma, in fondo, il gioco era quello che poteva durare lo spazio di un attimo. Facile restare invischiati nel miele. Eick, lirico e melanconico quanto basta per rapportarsi al suono caro a gente come Kenny Wheeler o -per altri versi -Markus Stockhausen non sbaglia concettualmente nulla. Rispetto al precedente Skala cambia il roccioso sax di Tore Brunborg con il violino folk di Gjermund Larsen e rende -in genere -tutto più intimo, ma cade nella botte della melassa. Un po' di colore stinge, anche se gli amanti di una certa "bella fotografia sonora" di casa Eicher faranno festa grande comunque.

Track Listing: Midwest; Hem; March; At Sea; Dakota; Lost; Fargo; November.

Personnel: Mathias Eick: tromba; Gjermund Larsen: violino; Jon Balke: pianoforte; Mats Eilertsen: contrabbasso; Helge Norbakken: percussioni.

Title: Midwest | Year Released: 2015 | Record Label: ECM Records

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