Lagarina Jazz Festival 2018 - Trentino in Jazz

Paolo Peviani BY

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Lagarina Jazz Festival 2018 —Trentino in Jazz
15-25.06.2018

Il rapporto tra diverse generazioni di musicisti, tra diverse culture, tra diverse epoche. Questi i motivi conduttori dell'edizione 2018 del Lagarina Jazz Festival, rassegna che il collega e amico Giuseppe Segala organizza, da ormai molti anni, con grande passione.

Il programma di quest'anno si è articolato lungo cinque serate, ben assortite per varietà della proposta musicale e finalmente sostenute da una buona affluenza di pubblico. Era, questo, l'unico punto dolente di un festival eccellente sotto ogni altro aspetto (levatura dei musicisti, location dei concerti, atmosfera informale). A partire dallo scorso anno, proprio per intercettare al meglio un pubblico prevalentemente composto da residenti ed evitare conflitti con le iniziative del vicino lago di Garda, la collocazione temporale della manifestazione è stata anticipata da agosto a giugno, con risultati positivi. Certo non sono più tempi di grandi numeri, soprattutto nel jazz, ma avere un pubblico di 70-100 spettatori (paganti!) ad ogni concerto è indubbiamente un bel successo.

Come di consueto, il festival ha dato spazio ad alcuni musicisti locali, qui raccolti in due formazioni. L'Opus One Trio, formato dai docenti della scuola musicale Opera Prima, e il Kaleidoscope Quartet, in cui abbiamo trovato alcuni studenti del Conservatorio Bonporti di Trento.

Per quanto riguarda i concerti maggiori, la manifestazione si è aperta con l'Hardrada Quartet, interessante gruppo under 30 di cui avevamo fatto conoscenza al Dolomiti Ski Jazz, che qui ha confermato quanto di buono fatto ascoltare allora, beneficiando inoltre di una situazione di ascolto più raccolta ed attenta.

Con Gabriele Mirabassi e Roberto Taufic la musica ha sterzato decisamente verso il Brasile. Non abbiamo potuto seguire questo concerto, le opinioni che abbiamo raccolto ci hanno riferito di una musica melodicamente godibile, incentrata sul dialogo serrato e virtuosistico.

Il quintetto Pianeti Affini (Giovanni Falzone alla tromba, Filippo Vignato al trombone, Fausto Beccalossi alla fisarmonica, Giulio Corini al contrabbasso, Alessandro Rossi alla batteria) rappresenta indubbiamente una delle più belle realtà del jazz italiano. Il progetto trae ispirazione dalla fascinazione del leader per gli equilibri che reggono il moto dei pianeti e l'universo, resa in musica attraverso brani che vivono di relazioni ed equilibri tra i diversi componenti del gruppo. La scrittura di Falzone è come sempre rigorosa, densa, ricca di cambi di fronte (special, stop, alternanza di scansioni pari e dispari). L'intreccio timbrico della front line è di grande effetto, il sostegno della sezione ritmica implacabile, il sound del gruppo compatto ed incalzante. Musica di notevole qualità, a nostro avviso il miglior progetto che Falzone abbia mai realizzato.

Musica altrettanto rigorosa, ma approccio molto ironico e scherzoso, per il quintetto Barionda, formato da ben quattro sax baritoni (Helga Plankensteiner, Florian BRAMBÖCK , Javier Girotto, Giorgio Beberi) accompagnati dalla batteria di Mauro Beggio. Composizioni originali si sono alternate a brani di Mingus, Ellington, Mulligan, in un viaggio nella storia del jazz e del sax baritono. Tra eleganti arrangiamenti, torride esplosioni, contrasti di stili tra i diversi solisti. Una musica che si presta a più livelli di ascolto. Immediata, divertente e trascinante, ma anche portatrice di un minuzioso lavoro di orchestrazione e di raffinate improvvisazioni.

Foto di Vigilio Forelli

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