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Album Review

Fred Katz: Folk Songs for Far Out Folk

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Fred Katz: Folk Songs for Far Out Folk
Folk Songs for Far Out Folk di Fred Katz rappresenta una delle riedizioni più significative dell'anno, per ragioni sia storiche che musicali.

Grazie all'etichetta Reboot Stereophonic, esce per la prima volta su CD un album inciso quasi mezzo secolo fa ad Hollywood, nella fase finale del West Coast Jazz.

L'album, sconosciuto ai più, è rimasto sepolto negli archivi della Warner Bros e rappresenta il massimo lavoro di colui che dette piena dignità al violoncello jazz, nello storico quintetto di Chico Hamilton della metà anni cinquanta.

La figura di Fred Katz (oggi ha 88 anni) merita piena luce. Professore emerito di antropologia culturale, etnomusicologo, violoncellista classico (allievo di Pablo Casals), compositore di colonne sonore (The Little Shop of Horrors di Roger Corman), studioso di Kabbalah e buddismo zen, produttore discografico, ha svolto una carriera quanto mai ricca e lungimirante: Katz ha realizzato alcuni tra i primi lavori di jazz e poesia (nel 1957 con Ken Nordine), scritto arrangiamenti per Eric Dolphy (With Strings Attached) ma anche per gli attori Sidney Poitier e Harpo Marx ed inciso dischi pionieristici ormai dimenticati (Soul-o-cello, Fred Katz and His Jammers).

Ma Fred Katz non si limitò ad essere un solista ragguardevole. Come dimostra questo lavoro è stato anche compositore e orchestratore ricco di idee, capace di guardare avanti. Per questo, Folk Songs for Far Out Folk non è solo un importante documento storico ma un lavoro che coniuga valore estetico e piacevolezza d'ascolto, capace di catturare dalla prima nota all'ultima. Katz non suona il violoncello ma guida tre differenti formazioni in un progetto che si colloca tra le prime aperture del jazz alle musiche etniche. Un trittico di orchestrazioni basate su brani del folklore ebraico, africano e nord-americano.

La Warner aveva contattato Fred per realizzare un disco con Brigitte Bardot ma la cosa si arenò e il violoncellista convinse i dirigenti dell'etichetta a produrre il suo innovativo progetto. "Se noi accettiamo il jazz come un elemento della cultura moderna -scrisse poi nelle note dell'album- dobbiamo accettare anche tutti i doveri, gli esami di coscienza e gli esperimenti a cui le altre arti sono soggette. Io credo che sia giunto il momento per i musicisti ed i compositori jazz di ampliare il loro orizzonte verso altre culture piuttosto che verso Tin Pan Alley".

Yusef Lateef aveva imboccato quella strada da qualche anno ma Katz fu il primo bianco a farlo, anticipando in questo anche John Coltrane e Sun Ra.

Il percorso musicale è così la risultante di tre differenti organici in altrettante sessioni di registrazione, realizzate nell'estate 1958.

I temi legati al folklore americano ("Sometimes I Feel Like a Motherless Child", "Been in the Pen So Long", "Old Paint" e "Foggy, Foggy Dew") risentono maggiormente dell'estetica del jazz californiano. Gli arrangiamenti di Katz sono ricercati, sinuosi e si sviluppano in felice sintesi tra groove jazzistico ed eleganza cameristica. I solisti (molto bravi) sono i poco noti Gene Estes al vibrafono, Johnny T. Williams al pianoforte e Billy Bean alla chitarra.

I temi più sperimentali e visionari, quelli che danno la piena misura della creativita (a tutt'oggi misconosciuta) di Katz, sono gli altri. Nei tre African Folk Tunes ("Mate'ka", "Chili'lo", "Manthi-Ki") Katz conduce esperimenti su timbri, dinamiche ritmiche e collettivi, alterando le tipiche orchestrazioni dell'epoca in un quadro che mostra padronanza tanto della classica contemporanea quanto delle musiche tradizionali.

Una scrittura ricca di pedali ritmici e armonizzazioni inconsuete su cui s'innestano ottoni deflagranti che ricordano Kenton, rigorose ambientazioni di stampo accademico e ricercate relazioni tra solisti e collettivo. I due brani che riprendono il folklore ebraico la trasfigurazione è netta rispetto alle nostre (odierne) attese: non ci sono tracce di klezmer ma il quadro è cameristico con qualche apertura al jazz. Le relazioni tra flauto, clarinetto ed oboe in "Rav's Nigun" è deliziosamente swingante mentre "Baal Shem Tov" si snoda in modo solenne, con tratti sperimentali.

Un piccolo gioiello tornato alla luce, da non lasciarsi sfuggire.

Track Listing

01. Mate'ka - 6:35; 02. Sometimes I Feel Like a Motherless Child - 4:05; 03. Been in the Pen So Long - 3:09; 04. Chili'lo (Lament) - 3:54; 05. Rav's Nigun - 2:56; 06. Old Paint - 4:55; 07. Manthi-Ki - 5:06; 08. Baal Shem Tov - 3:57; 09. Foggy, Foggy Dew - 5:20. Tutti i brani sono adattati e orchestrati da Fred Katz.

Personnel

American Folk Tunes: Gene Estes (vibrafono); Johnny T. Williams (pianoforte); Billy Bean (chitarra); Mel Polen (contrabbasso); Jerry Williams (batteria). Hebrew Folk Tunes: Paul Horn (flauto, sax contralto); Buddy Collette (flauto); Jules Jacobs (oboe, clarinetto); George Smith (clarinetto); Mel Pollen (contrabbasso). African Folk Tunes: Pete Candoli (tromba); Irving Goodman (tromba); Don Fagerquist (tromba); George Roberts (trombone); Harry Betts (trombone); Bob Endevoldsen (trombone); Larry Bunker (batteria); Gene Estes (batteria); Jack Constanzo (percussioni); Carlos Mejia (percussioni); Lou Singer (percussioni).

Album information

Title: Folk Songs for Far Out Folk | Year Released: 2007 | Record Label: DBK Works Records

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