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Festival Estival de Musique de Chambre au Pay de Gex
Grazie alla determinazione di Geneviève Teulières Sommer - violoncellista di rango, allieva di André Navarra e insegnante alla londinese Guildhall School of Music - e al generoso contributo di un gruppo di volontari, riuniti nell'associazione "CELLO arte" la verdeggiante quiete della regione francese di Gex, a breve distanza dal confine svizzero - Ginevra è vicinissima -, approda all'undicesima edizione la rassegna estiva di musica da camera.
La nascita del festival si deve alla Sommer e al marito - e collega di strumento - Raphaël Sommer, scomparso nel 2001, il cui prestigio internazionale fu di tale importanza da fargli guadagnare la stima di Paul Tortelier: su queste solide basi poggia il clima conviviale che si respira nell'arco di questi giorni, fungendo da sfondo a una programmazione trasversalmente aperta a un'ampia fascia di ascoltatori, nella quale non viene trascurato l'aspetto didattico.
E' in questa cornice che si deve inquadrare la partecipazione di Alessandro Solbiati, animata da una pubblica conferenza tenuta dal compositore varesino (culminante nell'esecuzione di "Vox," in versione per sax contralto ed elettronica, affidata al duttile e infaticabile Pierre-Stéphane Meugé) e dall'esecuzione di alcuni lavori per strumenti ad arco e ad ancia. I giovani borsisti sostenuti dalla Fondazione voluta da Raphaël Sommer hanno inoltre la possibilità di misurarsi con pagine di Richard Strauss, Eugène Ysaye, Mozart e lo stesso Solbiati, affiancando musicisti di chiara fama quali il trio ceco Max Brod, il quartetto di sassofoni Xasax e un virtuoso della viola come Pierre-Henry Xuereb , già allievo di Serge Collot e "lanciato" da Pierre Boulez alla fine degli anni '70.
Il repertorio, pur nella sua varietà, offre ampio spazio alla musica sacra di differenti epoche e stili: spicca, in particolare, la presenza di Olivier Messiaen con tre gemme della sua produzione, quali il celeberrimo "Quatuor pour la fin du temps," "Les Visions de l'Amen" i "Poèmes pour Mi".
Se nel "Quatuor" emerge il lirismo mistico soprattutto nell'Abîme des oiseaux," con il clarinetto solista di Michel Lethiec, la riflessione teologica sottesa alle" Visions," debitrice delle "Paroles de Dieu" di Ernest Hello, viene messa in risalto in tutta la sua profondità dal duo pianistico formato dall'esperto Daniel Adni e dal più giovane, sensibilissimo, collega Nicolas Le Roy, abili nel sintetizzare la ricerca timbrica ispirata da Liszt, Skrjabin e Ravel alle dissonanze percussive di derivazione bartokiana e stravinskiana.
Daniel Adni, la cui carriera pluridecennale ha tratto slancio dall'incontro con Otto Klemperer in giovanissima età, si dimostra anche abile accompagnatore del soprano Corinne Laporte nelle poetiche melodies dedicate da Messiaen alla prima moglie Claire Delbos, sottolineando con cura i passaggi di delicata sensualità, così come quelli in cui la drammatica declamazione di puri vocalizzi decanta nell'esaltazione dell'amore mistico.
L'attivissima Geneviève Sommer si inserisce con il violoncello a fianco di Adni e del violinista Sébastien Richaud nel più "classico" Beethoven del quartetto in sol maggiore, op. 1, n. 2, la cui prossimità al linguaggio di Haydn non soffoca l'impeto dell'autore, ben restituito da un'esecuzione agile e accurata.
Ai tre strumentisti citati si aggiunge Pierre-Henri Xuereb nel quartetto in mi bemolle op. 87 di Antonin Dvorák, ben evidenziando i legami intrecciati dal musicista ceco tra il folklore nazionale e la sintassi armonica tardoromantica, influenzata da Wagner e Brahms, che si addensano nei numerosi temi del finale, dove gli archi intrecciano un fitto dialogo, risolto dal tema conclusivo svettante dal registro sovracuto della viola.
La sobria cornice della chiesa di Crozet ospita un concerto dal programma decisamente variegato, con l'ensemble di sassofoni Xasax (noto per le registrazioni di Xenakis, Dufourt e finanche Otomo Yoshihide), introdotto dall'ottimo organista Denis Fedorov.
Spetta a questo poliedrico musicista di origine siberiana, attualmente di stanza a Losanna, già esibitosi sui palcoscenici italiani anche come eccellente suonatore di fisarmonica cromatica - cimentarsi con il rigoglio contrappuntistico del preludio e fuga in mi bemolle maggiore BWV 552; a seguire, Xuereb propone il secondo e il terzo movimento di "Corde," di Alessandro Solbiati - brano presentato, nella sua interezza dallo stesso violista in prima assoluta nel 2005-, di cui viene posta in risalto, grazie a una padronanza assoluta dello strumento, la riuscita sintesi tra precisione del dettaglio e tensione lirica latente nella percezione complessiva.
Spetta quindi ai quattro componenti di Xasax (Marcus Weiss - a cui si deve la recentissima première e incisione su CD di "Edentia," una delle ultime composizioni scritte da Stockhausen per il ciclo "Klang" - Pierre-Stéphane Meugé, Jean-Michel Goury e Serge Bertocchi, ciascuno versato in tutti gli strumenti della famiglia dei sassofoni, e aperto a progetti "paralleli," ai confini con l'improvvisazione e con le musiche etniche) presentare il clou della serata, con alcune trascrizioni delle sonate di Scarlatti realizzate da Salvatore Sciarrino, peraltro già oggetto di un'apprezzata incisione discografica.
Per quanto parzialmente penalizzati dall'acustica imperfetta della sede concertistica, i quattro riescono a rendere, nel serrato intreccio polifonico, nella cura riservata tanto alla scansione ritmica quanto all'evoluzione dinamica, la modernità delle pagine scarlattiane, evidenziandone i rapporti con il vitalismo melodico della tradizione popolare spagnola.
Il raccoglimento che permea la "Sonata da chiesa," composta dallo svizzero Frank Martin nel 1938, in cui le morbide sonorità della viola d'amore si fondono come per magia a quelle ben più potenti dell'organo, e le "Orazioni" dallo stile modaleggiante di Henri Sauguet (dove la tastiera di Fedorov incontra, in maniera non meno inconsueta, il timbro della famiglia dei sassofoni), il concerto si conclude con la bachiana sonata in trio in sol minore BWV 1029, con l'organo a sostenere le dialogiche evoluzioni della viola e dal sassofono di Meugé, con un insospettabile colore flautato.
Al termine, grandi applausi per tutti gli interpreti, da un pubblico composito, preparato e attento, prima che un concerto con musiche di Glazunov, Solbiati, von Weinzierl e Bowen, che ha visto protagonisti il quartetto Xasax e l'ensemble di viole "Poet-Laval" guidato da Xuereb: questi sono i frutti raccolti dall'entusiastica dedizione di musicisti e appassionati, non disgiunta da un profilo professionale eccellente, alimentati con attenzione nel corso degli anni.
Un esempio da "importare"? E quanto "importabile," in una realtà problematica come quella italiana?
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