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Di Vi Kappa 3 al Pinocchio di Firenze

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Di VI Kappa Trio
Pinocchio Live Jazz
Firenze
3.2.2018

Per il secondo appuntamento del Pinocchio in collaborazione con Metastasio Jazz 2018, sul palco del jazz club fiorentino la curiosa proposta del trio Di Vi Kappa: una rilettura particolarissima, tra camera e sperimentazione, dei Beatles e dei The Rolling Stones. Un modo, anche questo, per esplorare il tema della rassegna pratese, che quest'anno era "Lingue oltre i confini."

La formazione, che ha al suo attivo un CD edito da Caligola, è composta dalla cantante Kathya West, che usa anche la m'bira, l'armonica e vari oggetti, da Danilo Gallo ed Enrico Terragnoli entrambi alla chitarra acustica (il secondo, al cui posto nel disco è presente Valerio Scrignoli, impiega anche il banjo), mentre il progetto è nato quasi spontaneamente, mettendo a punto un lavoro iniziato in modo ludico e personale tra amici, su musiche che -come ha affermato nel corso del concerto Danilo Gallo -non sono come tante altre bensì, al pari di quelle di Monk, sono un vero e proprio patrimonio dell'umanità. E che non sono neppure in contrasto tra loro, come si potrebbe frettolosamente pensare facendo leva sullo storico conflitto tra i fan delle due band (volutamente il CD dei Di Vi Kappa si intitola Oxymoron), perché in realtà i "duri" Rolling Stones sono stati autori non solo di inni rock bensì, al pari dei Beatles, anche di bellissime canzoni.

E proprio da una di queste, "Paint It Black," si è aperto il concerto, che ha ripreso quasi letteralmente la scaletta del disco, alternando poi un brano dei Beatles a uno dei Rolling Stones, partendo da "Lucy in the Sky with Diamonds" e poi toccando storici pezzi come "Get Back" o "Across the Universe" per i primi e "Lady Jane" o "Satisfaction" per i secondi. E rileggendoli tutti quanti in modo sorprendente: con un approccio sospeso e intimistico, un raffinatissimo intreccio di suoni -creati dai due chitarristi attraverso un attento e spesso atipico uso dei propri strumenti -e una particolarissima interpretazione alla voce da parte della West.

Proprio quest'ultima è parsa la chiave dell'operazione, alla quale peraltro la perizia dei due musicisti agli strumenti rigorosamente acustici era egualmente essenziale: la voce su toni soffusi, l'interpretazione malinconica ma al tempo stesso surrealmente sognante, con qualche intrusione in ambito più rock, sempre però sottotraccia e con spunti sorprendenti.

Il risultato è stata una serata insolita, sia perché ogni brano, per quanto notissimo, era una scoperta, sia perché Gallo, condividendo con il pubblico le riflessioni sulla musica e sul modo in cui i tre sono arrivati a concepirla in quella foggia, ha coinvolto tutti nel clima di intimo ripensamento di un comune patrimonio di memoria. Una serata insolita, ma piacevolissima.

Foto: Neri Pollastri


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