Home » Articoli » Album Review » Elio Martusciello: Concrete Songs

Elio Martusciello: Concrete Songs

By

View read count
Una raccolta di canzoni affatto sui generis, quella realizzata dal compositore, improvvisatore e sperimentatore elettro-acustico Elio Martusciello.

Con un metodo di lavoro dichiaratamente affine a quello della musica concreta sono stati magistralmente assemblati materiali provenienti da contesti spazio-temporali diversi, estratti da registrazioni realizzate tra il 1974 e il 2010, sulle quali il libretto accluso al CD fornisce poche e generiche informazioni (salvo i nomi dei musicisti "coinvolti" in ciascun brano), quasi a evidenziarne la natura di puri "oggetti sonori".

In realtà, la ricontestualizzazione degli elementi-base nella forma più tipica della popular music costituisce il collante, o meglio - per riprendere l'ambivalenza semantica del titolo - il "cemento" che, oltre a conferire unità e compattezza al risultato finale, attribuisce alle singole componenti una nuova valenza musicale e un'inedita pregnanza evocativa.

Fondamentale l'apporto dell'espressività e della versatilità di Sabina Meyer, la cui voce scivola tra stranianti concrezioni sonore in "Zeit".

La densità e la complessità del lavoro si apprezzano nel lirismo di "All'infinito," vaporoso tappeto intessuto da archi e pianoforte, screziato dal trombone di Giancarlo Schiaffini, sul quale la cantante italo-svizzera distende con naturalezza testi propri, di Chris Cutler e Walt Whitman, sottoposti a un'operazione di montaggio analoga a quella utilizzata per le musiche.

Le qualità interpretative della Meyer sono ulteriormente valorizzate dalle manipolazioni di Martusciello in "Vanishing Point," modellata su un tema di Guy Klucevsek, dove il canto si fonde alla declamazione, alternativamente appoggiandosi al solido sostegno percussivo di Z'EV e Sergej Juran oppure lasciandosi avvolgere dalla brumosa fisarmonica di Aurora Dessi, di cui l'elaborazione elettronica accresce l'impatto suggestivo.

Non meno importante per l'esito del progetto la presenza di Mike Cooper, la cui voce apparentemente "neutra," ma pervasa di incombente inquietudine, condensa, nella claustrofobia di "Hidden well," i contrastanti umori sollecitati dalle schegge rumoristiche giustapposte al respiro per nulla esornativo dello shakuhachi e all'incalzante martellamento batteristico, oppure si staglia, in "The Elephant," su un motivo pianistico iterato e ritmiche ossessive, tra i quali sono incastonate schegge chitarristiche distorte e allarmati - quasi onomatopeici - riff fiatistici.

La cura dell'arrangiamento (in senso lato) conferisce a ciascun brano un carattere ben definito, offrendo alle parole, sul piano vocale e musicale, un adeguato - ma non pedissequo - "correlato oggettivo," per dirla con T.S. Eliot, omaggiato esplicitamente nella conclusiva "That Are Raising Dingy Shades," miniatura di nemmeno due minuti che, nella sua asciuttezza, trasfigura il disperato disincanto sotteso alle immagini tratte dai "Preludes".

Qui - a differenza di "Black dog," in cui il canto è ipnoticamente avvolto da strumenti reali e "virtuali" - Martusciello affianca a Cooper una disadorna chitarra acustica, che si ritaglia significativi spazi di accompagnamento anche nella liquida "Swimming in space" e in "Inexplicable," dove, dalla massa degli archi (un tantino pletorica, a dire il vero), affiora, spogliato di qualsiasi esotismo orientaleggiante, il bordone del tambura.

"We Have to Learn to Live in This Hybrid Space" è il titolo del variegato mélange orchestrale inserito nella nona traccia, come a riassumere il senso della sfida accolta e superata da Martusciello in questo lavoro.

Sta all'ascoltatore farla propria e affrontarla a sua volta... non solo sul piano della fruizione musicale.

Track Listing

1. Zeit - 03:49; 2. Inexplicable - 05:06; 3. Hidden well - 03:13; 4. Black dog - 04:29; 5. All'infinito - 06:28; 6. The elephant - 04:41; 7. Swimming in space (for my father) - 05:29; 8. Think in an other light - 05:35; 9. We have to learn to live in this hybrid space - 04:07; 10. Vanishing Point / Le Partage du Monde - 05:23; 11. That Are Raising Dingy Shades - 01:55.

Personnel

Elio Martusciello (chitarre elettriche e acustiche, strumenti virtuali, processing), Sabina Meyer, Ester Curcio, Ronan Baduel, Giorgio Solima, Emilie De Maissoneuve, Francesco Sorrentino, Elio Martusciello, Patrick Beaulieu, Soléne Derbal, Eirik Raude, Frédéric Lapointe, Ruta Vitkauskaité, Devin A. Ashton-Beaucage, Renato Geremia, Tiziana Bertoncini, Erica Sherl, Gabriela Palma, Cecilia Palma, Ousmane Barbosa, Jean-Michel Borne, Gaston Cohade, Tanja Orning, Luca Tilli, Emilie Girard-Charest, Julie Loranger, Iancu Dumitrescu, Gianfranco Tedeschi, Gabriel Dufour, Mike Cooper, Anwar Naik, Rajiv Yadav, Sunil Bhutia, Konstantinos Sifakis, Loukas Minou, Adrian Bucur, Ioan Stoica, Petre Datcu, Alin Lucescu, Marcelo Bobadilla, Roland Lustig, Steven Dias, Christian Alves, Gabriel Almeyda, Ricardo Capria, Julie Loranger, Sean Kelly, Lee O'Flynn, Nick Barrett, Alan Harte, Tim Hodgkinson, Yasuyuki Abe, Shinzo Nakamura, Chris Cutler, Roland Smith, Kim Nyberg, Antonella Musu, Giancarlo Schiaffini, Shane Doran, Aidan Macken, Mikael Ekdal, Tommy Vasquez, Sharbel Gustafsson, Helge Aufhauser, Georg Janko, Thomas Prutsch, Alexander Happel, Roman Okotie, Hugo Hiden, Marco Senale, Florence Blain, Alessio Satta, Gaizka Alkorta, Catherine Carignan, Guido Mazzon, Enrica Vatteroni, Mario Camporeale, Toto Pilato, Michel Michel Godard, Alvin Curran, Ana-Maria Avram, Guigou Chenevier, Adrian Blain, Vladimir Gabulov, Sergej Juran, Dani Bermejo, Sebastian Prica, Lars Ljungberg, Hanna Stoor, Luca Venitucci, Kees de Vrij, Albertas Navickas, Ana Belén Disandro, Stefano Tedesco, Aurora Dessi, Gene Coleman, Z'ev, Daigo Komatsu, Satoru Lopes, Olivier Ciani, Laurent Arnaud, Stefano Zorzanello, Gianni Trovalusci, Michael Thieke, Kazimierz Radzinski, Pasquale Innarella, Sarunas Kacionas, Arturas Mikoliunas, Karolis Vaitiekunas, Arunas Zujus, Wolfgang Fuchs, Roberto Fega, Akos Plemich, Edward Pozniak, Marek Dudka, Miroslav Sosin, Jan Csizmadia, Csaba Kopteff, Michel Doneda, Mario Schiano, Ida Toninato, Mantautas Krukauskas, Fabrizio Spera, Marco Ariano, Ioannis Nikopolidis, Dimitris Fyssas, Isacio Artigas, Unai Cano, Hans Beinlich, Dennis Gebhart, Fabian Bobic, Fernando Grillo, Matthias Haller, Klaus Hannes, Lelio Giannetto.

Album information

Title: Concrete Songs | Year Released: 2011 | Record Label: JVC Waiheke Island Jazz Festival


About Renato Geremia

Tags


PREVIOUS / NEXT




Become a Sustaining Member

Get the Jazz Near You newsletter

Since 1995, All About Jazz has championed jazz as an art form and supported the musicians who create it. Over three decades, it has grown into one of the world's leading jazz resources, serving hundreds of thousands of readers, musicians, presenters and industry professionals each month.

Help Build the Future of All About Jazz

Your support helps us continue building All About Jazz for the next generation—expanding our editorial coverage, preserving jazz history, developing new community features and creating better ways to discover the music and the people behind it.

Become a sustaining member for as little as $20 per year and you'll immediately enjoy an ad-free experience along with access to subscriber features and future articles for a full year.

Together, we're not simply sustaining All About Jazz—we're building its future. Thank you for being part of the journey.

More

Airborn
Eddie Parker's Airborn With Rob Luft
Slow Down For Turtles
Luca Benedetti
Relocate
Andres Thor
A Distant Land
Rich Halley 4

Popular

Desolation Row
David Maranha / Rodrigo Amado
2014 NYC
King Crimson
Beneath Lifted Skies
Linda May Han Oh & Melissa Aldana
Talamanti
Patricia Brennan and Sylvie Courvoisier

Get more of a good thing!

Our weekly newsletters highlight our top stories, top album reviews, website news, free songs, radio & podcast shows, news, and upcoming jazz events near you.