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Bill Frisell - 858 Quartet
Capita di rado, a Milano, di poter ascoltare Bill Frisell. Ancora più di rado capita di poterlo ascoltare come leader di un proprio progetto. Bene dunque ha fatto il Blue Note ad invitare il chitarrista di Baltimora, che ha presentato il suo progetto Richter 858, ispirato ai quadri di Gerhard Richter e pubblicato nel 2002.
Rispetto all'idea originaria (bozzetti, schizzi sonori, accenni), nel corso degli anni il progetto si è evoluto in modo significativo. Innanzitutto è cambiato l'organico, non solo dal punto di vista delle individualità coinvolte, ma anche della configurazione strumentale. Sono rimasti Hank Roberts al violoncello ed Eyvind Kang alla viola, mentre il violino di Jenny Sheinmann è stato sostituito dalla tromba di Ron Miles (che conferisce un sapore più jazz e meno cameristico a tutto il progetto). Ed è cambiato, cosa assai più significativa, l'approccio al materiale musicale, diventato molto più strutturato.
Nel corso della serata Frisell ha compiuto una sorta di "giro del mondo" in musica. Molto presenti i consueti blues, bluegrass, country, rock e jazz contemporaneo, naturalmente. Ma c'erano anche bop, echi asiatici, il Brasile. Con una ricchezza di citazioni e rimandi inusuale per il chitarrista. Chi infatti si sarebbe mai aspettato di ascoltare dalla chitarra di Frisell le note di "Retrato en Branco e Preto" di Jobim, o di "Footprints" di Wayne Shorter?
Come di consueto al Blue Note, nel corso della serata la band ha tenuto due concerti. Il primo incentrato su scansioni ternarie, e ricco di influenze globali. Il secondo più ancorato ai 4/4 e ad un linguaggio jazzistico. Entrambi uniti dal filo conduttore dell'intensità esecutiva, dell'anti-virtuosismo come manifesto estetico, della tecnica mai ostentata, e messa a servizio del gusto, della ricerca della bellezza.
Foto di Davide Susa.
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