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William Tatge Last Call al Lyceum di Firenze

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Lyceum Club Internazionale
Firenze
26.10.2015

Giovane pianista che oggi vive tra Firenze e New York, William Tatge nato in Italia da genitori americani e nel nostro paese è cresciuto e si è formato musicalmente, pubblicando quest'anno per Parco della Musica il suo primo album, Borderlands, con il suo gruppo Last Call. E con la medesima formazione, un quartetto composto da Dan Kinzelman al sax tenore, Francesco Ponticelli al contrabbasso e Stefano Tamborrino alla batteria, il pianista ha effettuato una breve tournée di presentazione del disco che includeva anche una serata presso il Lyceum, associazione culturale femminile fiorentina dedita prevalentemente alla musica classica.

Visto il genere di musica proposto da Tatge, l'appuntamento non era facile: in passato, infatti, su quel palco si erano sì cimentate formazioni jazzistiche, ma dal taglio un po' più tradizionale (l'ultima era stata il trio Di Toro-Goulubev-Zanoli) e sempre senza la presenza di un fiato; stavolta, invece, il quartetto si è spinto spesso su territori sperimentali, pur non mancando di lirismo e di qualche prossimità con la classica contemporanea.

Il concerto ha seguito grosso modo le tracce del CD, ma si è aperto con una riuscita introduzione improvvisata, con la quale il gruppo ha dato subito un saggio della propria musica: imprevedibilità, invenzioni dei singoli, passaggi anche improvvisi dal chiaro allo scuro, ruolo sorprendente della batteria. Il brano successivo, "Synopsis," ha invece offerto qualcosa di più dinamico e vicino a quanto i più interpretano come classicamente jazz, anche se con sfumature senz'altro meno tradizionali che si sono svelate meglio nel successivo "Borderlands," traccia d'apertura del CD. Qui il pianoforte di Tatge ha sviluppato una narrazione astratta e ricca di reiterazioni, anche se non priva di dinamismo, contrappuntata dalla batteria di Tamborrino, all'interno della quale Kinzelman ora apriva spazi lirici, ora colorava il suono con effetti del tenore.

In "Arrival" il gruppo ha mostrato ancor più la propria originalità: il brano, lento e sospeso, ha prima dato modo prima a Tatge di prodursi in un meditativo assolo di stampo nordeuropeo, poi a Kinzelman e Tamborrino di inserire episodi atipici e ricercati, mentre l'ottimo Ponticelli ha svolto perlopiù una funzione di raccordo.

Il concerto è proseguito su piani meno estremi con "One Revolution," brano cadenzato e narrativo, mentre in "Ergo" sono tornate centrali astrazione e ricerche sul suono, queste ultima in particolare per opera di Kinzelman, prodottosi a lungo con soffi, colpi d'ancia, reiterazioni di note in variazione dinamica, in altre parole con forme espressive d'ambito free che avrebbero ben potuto risultare ostiche a un pubblico probabilmente tutt'altro che avvezzo a questo genere di musica, cosa invece non accaduta, visti gli applausi reputati al tenorista alla fine del brano.

Rispetto al pur eccellente disco, la musica del quartetto è parsa cresciuta, probabilmente perché dal vivo gli interventi solistici si ampliavano o prendevano un significato più profondo. Sia la formazione, sia il suo leader sono parsi assai interessanti e meritevoli di un'attenzione maggiore rispetto a quella finora dedicata loro dalla critica. Un'attenzione che il pubblico del Lyceum non ha fatto mancare, assieme al deciso apprezzamento della loro musica.

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