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William Parker Orchestra with Kidd Jordan

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Aperitivo in concerto

Teatro Manzoni - Milano - 05.02.2012

Edward "Kidd" Jordan è un gentile e pacato signore di quasi settantasette anni, nato a Crowley in Louisiana e trasferitosi successivamente a New Orleans. Di professione musicista, sassofoni e clarinetti sono i suoi strumenti, Kidd Jordan fa parte di quella schiera di jazzisti che non hanno mai raggiunto le luci della ribalta (per scelta personale o per avverse congiunzioni astrali) ma che hanno attraversato in lungo e in largo epoche e stili (ha suonato con Ray Charles e Ornette Coleman, Stevie Wonder e Cecil Taylor, tra gli altri) lasciando il marchio della sua originalità in ogni sua partecipazione. Perché la musica di Kidd Jordan, che si esibisca dal vivo o in sofisticati studi di registrazione, è sempre completamente improvvisata.

Questo atteggiamento di ricerca di nuovi approcci alla musica, tradizionale o meno che sia, Jordan lo ha trasmesso e continua a trasmettere ai suoi allievi nell'altra grande passione della sua vita, l'insegnamento (ora è docente della Southern University of New Orleans). Risulta del tutto naturale quindi l'incontro del nostro con William Parker, uno che agli approcci tradizionali è piuttosto allergico, e con la musica di Duke Ellington, un altro che la tradizione ha contribuito a rinnovare e definire nel suo cuore pulsante come pochi.

Ma sul palco del Teatro Manzoni l'orchestra non esordisce con un classico di Duke bensì con una composizione dedicata a New Orleans, alla sua gente, ai suoi eroi musicali. Un dialogo tra Kidd Jordan e Hamid Drake alla batteria, sorprendente per modernità, originalità ritmica e armonica, fa da prologo all'irruzione a pieno organico dell' orchestra. I sovracuti del sassofonista sorvolano guizzanti la massa sonora alimentata dai quattordici musicisti, una sorta di marching band scatenata portata al parossismo dalla visionarietà di Parker. Poi eccolo l'Ellington d'annata, con "Sophisticated Lady "evocata e portata in superficie da un altro dialogo, ancora Jordan e il trombonista Steve Swell. Qui il canto poco convenzionale di Ernie Odoom, per la verità non sempre all'altezza nel resto del concerto, dà il meglio tra poetry e recitativo urbano proiettando il brano in una dimensione un poco allucinata, grazie al sax baritono di Dave Sewelson, un Tom Waits che prende forma nel più grave dei sassofoni, e alla tromba sordinata di Matt Lavelle, dal fraseggio indolente e impastato.

"Take the Coltrane," brano dall'album Duke Ellington & John Coltrane (Impulse! -1963), viene preso a velocità pazzesca e diventa il pretesto per una serie di assoli infuocati tra cui spiccano quelli di Sabir Mateen e Darius Jones al tenore. Si susseguono "In a Sentimental Mood" con il sax alto acido e screziato di Darius Jones e il piano impagabile tra modernità e tradizione di Dave Burrell, ed una stranamente tradizionale "Take the A Train". Fino ad arrivare al clou dell'intera esibizione, una introduzione solitaria a "Caravan" nella quale il contraltista Rob Brown, attraverso un uso inventivo degli armonici, essenzialità di fraseggio e ricchezza di idee, arriva con leggerezza e pudore ad esporre una melodia immortale, cogliendone senza fronzoli la più profonda essenza.

William Parker con l'umiltà dei grandi se ne sta in disparte, assicura la solita poderosa spinta propulsiva, lancia qualche timido segnale da direttore d'orchestra ma soprattutto ci spiega, a parole e a fatti, come la musica trascenda da pentagramma e spartiti ma sia un'esperienza spirituale nella quale composizione e improvvisazione diventano una forma di preghiera.

Foto di Roberto Cifarelli.

Altre foto di questo concerto sono disponibili nella galleria immagini.

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