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Gianni Lenoci, Francesco Cusa: Wet Cats

Neri Pollastri BY

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Gianni Lenoci, Francesco Cusa: Wet Cats
La buona riuscita delle performance d'improvvisazione radicale è soggetta ad almeno tre condizioni: la prima, ovviamente, concerne le personalità artistiche che vi si cimentano, la seconda l'intesa tra di loro, la terza una certa dose di alea, che faccia sì che proprio in quell'occasione tutto giri al meglio e le idee scorrano fuori, una dietro l'altra, limpide, luminose e coerenti.

Sulla prima condizione questo Wet Cats, registrato in studio a Monopoli il 25 giugno 2015, era già una garanzia, vedendo in scena il duo di Gianni Lenoci, uno dei più geniali pianisti della scena nazionale, musicista e improvvisatore di prim'ordine, e Francesco Cusa, batterista uso ad avventurarsi in ogni ambito musicale e anch'egli valentissimo improvvisatore. Anche sulla seconda condizione si poteva fin da subito essere rassicurati, visto che i due musicisti si conoscevano da tempo e avevano all'attivo varie collaborazioni. Sulla terza condizione garantisce invece l'ascolto, perché un lavoro come questo non poteva essere realizzato senza aver colto il kairos.

Già, perché questo Wet Cats, cinquantuno minuti e mezzo di musica in una sola traccia senza soluzione di continuità, è davvero un lavoro spettacolare, tra i migliori nel suo genere che ci sia capitato di ascoltare ultimamente.

Come avviene sempre in questi casi, al centro c'è il lavoro sul timbro, che entrambi protagonisti esplorano in lungo e in largo: Lenoci sfruttando le infinite possibilità del pianoforte, anche usandolo in modo poco convenzionale -a momenti percuotendolo, in altri facendolo suonare come una kora -ma in generale operando in modo genialmente ellittico, così da metterne in risalto le sonorità (ne sia semplice esempio il lavoro sulle note basse sviluppato attorno al minuto quaranta); Cusa saltando da pelli a metalli e facendo risuonare il proprio set in maniera di volta in volta diversa e dinamicamente sempre adeguata al lavoro del compagno, senza disdegnare soluzioni originali, quale per esempio il carillon al minuto quarantotto.

Ma l'aspetto timbrico è qui inscindibile da quello ritmico, sviluppato con grande libertà e con il palese intento di produrre una trama che, nonostante il proprio costante mutamento -anzi, proprio grazie ad esso -avesse un forte impatto comunicativo e un marcatissimo contenuto drammaturgico. Ecco così il susseguirsi di situazioni ritmicamente diverse, con pulsazioni ora più veloci e unitarie, ora invece più frammentate, atte a sottolineare maggiormente l'aspetto timbrico.

Pur nella prevalenza della libertà da temi e lirismi, non mancano tuttavia neppure bellissimi momenti di questo genere, come quello sviluppato attorno al ventesimo minuto, quando su un intenso ma delicato ritmo di rullante Lenoci si produce in un discorso melodico nel quale ha occasione di accennare stilemi di Paul Bley e Abdullah Ibrahim.

Inutile andare oltre per cercare di trasmettere l'incanto di questa musica, complessa ma tutt'altro che "difficile": solo da ascoltare con le orecchie aperte. Meglio invitare il lettore a procurarsi il disco, pubblicato dall'etichetta Amirani, specialista nazionale della composizione istantanea.

Disco della settimana.

Track Listing

Wet Cats

Personnel

Gianni Lenoci: piano, prepared piano, wooden flute; Francesco Cusa: drums.

Album information

Title: Wet Cats | Year Released: 2017 | Record Label: Amirani Records

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