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Tony Cattano Ottetto al Pinocchio Live Jazz

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Pinocchio Live Jazz
Firenze
31.10.2015

L'apertura della stagione 2015-2016 del Pinocchio Live Club, lo storico punto di riferimento per gli appassionati di jazz fiorentini, è stata affidata a uno dei gruppi più interessanti e curiosi della recente scena italiana, quell'Ottetto di Tony Cattano che ha pubblicato all'inizio dell'anno per Fonterossa Records L'uomo poco distante, CD ispirato alle musiche usate in Sicilia durante i cortei funebri e suonate da giovanissimo anche dallo stesso Cattano.

Personalmente avevamo già avuto modo di ascoltare dal vivo l'ottima formazione—che in questa occasione vedeva al flauto e sax soprano Henry Cook al posto di Carlo Cattano—in chiusura del "Fonterossa Day" tenutosi a Pisa la scorsa primavera, e in questa nuova occasione ha confermato quanto sapevamo: musiche molto, molto suggestive, eccellentemente eseguite; musicisti di primissimo piano perfettamente affiatati e rigorosamente al servizio di musica scritta e corale; grande brillantezza dei pochi che hanno a disposizione significativi spazi d'improvvisazione—in particolare Pasquale Mirra e Giacolo Ancillotto, vale a dire proprio i due strumenti più improbabili da trovare in una banda di strada.

Dall'altro lato, ha nuovamente sorpreso (e in taluni destato perplessità) la scelta di assemblare una formazione di musicisti noti in primo luogo per essere improvvisatori radicali—oltre ai già citati, Marco Colonna, Beppe Scardino, Roberto Raciti e Daniele Paoletti—e far loro suonare in prevalenza musica scritta. Una bizzarria che è balzata agli occhi ancor più nel bis, un brano di Ellington che, a rotazione, ha lasciato a ciascuno dei protagonisti ampio spazio di libertà che alcuni hanno interpretato in modo davvero eccellente—nel caso di Colonna addirittura entusiasmante e magistrale, con una narrazione suggestiva e coerente, variazioni dinamiche impensabili e una lunga respirazione circolare che non aveva nulla dell'esercizio tecnico fine a se stesso.

Di tale scelta abbiamo brevemente parlato, al termine del concerto, con lo stesso Cattano, il quale l'ha rivendicata pienamente, raccontandoci come, in effetti, all'inizio anche gli stessi suoi compagni fossero stati perplessi nell'imbarcarsi in un progetto così poco "libero," e come, a poco a poco, si fossero però immersi in esso con piena soddisfazione. In fondo, ci diceva Cattano, perché mai un musicista che sceglie la libertà dovrebbe togliersi quella di scegliere liberamente un contesto più stretto e scritto in cui cimentarsi? E, più in generale, perché i musicisti dovrebbero "specializzarsi" in settori chiusi e separati—la musica improvvisata da una parte, quella scritta dall'altra -invece che spaziare in più ambiti, anche frequentando in tempi diversi le contrapposte forme più estreme di quei settori?

Lo stesso, potremmo aggiungere, vale per noi ascoltatori. Chi ascolta musica improvvisata, o comunque dalle strutture complesse, è solito sorridere (spesso con un qualche senso di superiorità) di coloro che non la apprezzano perché non vi trovano la melodia o il ritornello, cioè la loro stessa, pregiudiziale aspettativa; ma non vale la stessa cosa per chi, uso a musiche libere e complesse, non apprezzi quelle scritte che inopinatamente si trovi di fronte, magari—come in questo caso—suonate da improvvisatori?

In conclusione, comunque, resta il fatto incontestabile che l'Ottetto di Cattano, in questa serata al Pinocchio come in passato e sul CD, suona una musica eccellente e ricca di contenuti interessanti. Tutto il resto è gusto personale.

Foto (di repertorio)
Maurizio Zorzi

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