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Thelonious Monk, Sonny Rollins: Thelonious Monk with Sonny Rollins 1953 to 1957 Revisited

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Negli anni Cinquanta il jazz era assai potente e si rafforzava anche in virtù di un'attrazione magnetica che ne avvicinava i protagonisti, individualisti sì ma anche sedotti dalle possibilità di avventure comuni.

Tale magnetismo si è spesso concretizzato tra le figure torreggianti di Thelonious Monk e di Sonny Rollins. Questo CD della ezz-thetics ricostruisce la loro frequentazione nel periodo di un lustro, da quando Monk era ancora una sorta di reietto per il music business, e Rollins un giovane in cerca di maturazione, fino alla liberazione del successo per il primo e all'autorevolezza conclamata del secondo.

La vicinanza tra Monk e Rollins ha sempre garantito un livello qualitativo molto alto. Il giovane colossus era entrato quasi naturalmente nello sbilenco mondo sonoro monkiano, quasi ci fosse un'attitudine speculare nel pensare la musica. Spesso Monk traeva le sue meraviglie tematiche—quando non fossero dei blues—da materiali che molti avrebbero usato come abbellimenti. Invece lui insisteva sulla valorizzazione di lacerti ritmici, appoggiature, tic melodici, e ne tirava fuori temi brillanti e complessi, una sfida per l'improvvisatore. Temi in cui Rollins nuotava come un pesce nel suo habitat naturale. E che gli hanno insegnato le tecniche soopraffine per quelle "improvvisazioni tematiche" divenute in seguito tratto distintivo del suo stile.

La sintesi suprema di questa sapienza jazzistica si celebra nell'album Brilliant Corners, inciso nel '56, qui riportato con quattro tracce (non si capisce il motivo di omettere un "I Surrender Dear" solo perchè eseguito dal solo Monk al piano), punto di svolta per Monk, alfine riconosciuto da tutto l'ambiente come il maestro che era. Ci sono molte meraviglie in queste sedute, a partire dal brano che titola il disco, una di quelle marce anomale che si dispiegano con continue accelerazioni e distensioni ritmiche (simili anche nel Mingus del periodo, vedi "Pithecantropus Erectus"), passando per la tensione continua tra piano e batteria, fino al sontuoso intervento di Rollins. Ci sono Max Roach alla batteria, Oscar Pettiford al basso (che se ne andrà presto, dopo litigi con il leader) e un Ernie Henry al contralto, forse non molto in linea con l'atmosfera d'insieme.

In "Ba-lue Bolivar Ba-lues-Are" Monk improvvisa intere sezioni solo con la destra, valorizzando le pause e i silenzi, in "Pannonica" usa genialmente una celesta trovata casualmente in studio, mentre in "Bemsha Swing" (registrata due mesi dopo) Roach percuote drammaticamente dei timpani, si inserisce Clark Terry alla tromba, Paul Chambers sostituisce Pettiford.

Rollins si conserva gli interventi principali e sempre i più appropriati, preparando la sua carriera da leader. Che viene suggellata quattro mesi dopo, nel Vol. 2 della Blue Note, dove Sonny ricambia i favori e chiama Monk in due fantastiche esecuzioni di "Misterioso" e "Reflections," riportate in chiusura di questo cd.

Le prime tre tracce del medesimo si riferiscono ad incisioni del 1953 per la Prestige, dove con Monk e Rollins compare Julius Watkins al corno, strumento che conferisce un timbro particolare alle esecuzioni di "Let's Call This," "Think of One" e "Friday the 13th."

Track Listing

Let's Call This; Think of One; Friday the 13th; Brilliant Corners; Ba-lue Bolivar Ba-lues Are; Pannonica; Bemsha Swing; Misterioso; Reflections.

Personnel

Sonny Rollins
saxophone
Clark Terry
trumpet
Ernie Henry
saxophone, alto
Julius Watkins
french horn
J.J. Johnson
trombone
Percy Heath
bass, acoustic
Paul Chambers
bass, acoustic
Max Roach
drums

Album information

Title: Thelonious Monk with Sonny Rollins 1953 to 1957 Revisited | Year Released: 2025 | Record Label: ezzthetics


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