Home » Articoli » Album Review » Rachel Eckroth: The Garden

Rachel Eckroth: The Garden

By

View read count
Approccio numero uno:

Non so se ve ne siete accorti ma esistono dischi che al primo ascolto ti fanno dire "ok." Al secondo "eh però...." Al terzo "Cribbio... Wow! Ma cosa stavo ascoltando le altre due volte?." Al quarto, se volete giocare con i maledetti voti, siamo già vicini al "beh cinque stelle e forse oltre..." Poi, necessariamente devi riconsiderare tutto e passi ad un ascolto davvero analitico, ragionato e capisci che però, forse, è proprio così.

Approccio numero due:

Quasi sempre il mondo dei Grammy, gli Oscar della musica, è da prendere con le dovute pinze anche perché sempre più "controllato" in un modo o nell'altro dai potentati di turno e quindi, quasi ogni anno, facciamo i conti con vincitori che propongono ascolti scontati che fanno applaudire specialmente coloro che di musica seria (in tutti i sensi) ne ascoltano davvero poca. Ogni tanto però, in 64 anni di storia, le giurie dei Grammy non possono esimersi da riconoscere le vere arti creative dei musicisti.

In questo caso Rachel Eckroth, cantautrice e tastierista statunitense di Phoenix, Arizona. di cui forse i più attenti si sono accorti andando a spulciare le line-up dei progetti di St. Vincent o di artisti diametralmente opposti alla avanguardistica figura della citata musicista di Tulsa, quali Rufus Wainwright o Chris Botti. Il suo The Garden—il suo quarto lavoro discografico, il primo ad essere pubblicato dall'attenta etichetta Rainy Days—è stato appena nominato nella categoria riservata ai migliori album strumentali.

Alle spalle Rachel Eckroth ha un curriculum lungo così e con tutte voci positive nei confronti del suo approccio immensamente creativo al mondo musicale moderno. Già ricercatrice nei primi anni cantautorali, affina, anno dopo anno, disco dopo disco, una davvero particolare e prismatica evoluzione.

Con un nugolo di nomi "giusti" quali quelli del sassofonista Donny McCaslin, del bassista Tim Lefebvre e del chitarrista Nir Felder (senza dimenticare gente del calibro di Andrew Krasilnikov, Austin White e Christian Euman che chiudono il cerchio) la signora Eckroth tira fuori dal cilindro un assoluto capolavoro di immagini musicali capaci di scavalcare un mondo del jazz che le sta evidentemente stretto. Concettualmente disorientante, The Garden è stato concepito durante l'ormai celebre lockdown universale e proprio perché evidentemente pensato e giocato "dietro le finestre" vola verso il giardino che tutti noi abbiamo sognato in quel periodo nero.

Un disco assolutamente visionario di una grande visionaria attorniata da compagni visionari. Se non che, invece di perdersi facilmente rincorrendo le atmosfere che i macchinari elettrici che oggi fanno tanta musica, Rachel studia, riflette e indaga mondi di suoni stratificati; suona, canta e sembra divertirsi a giocare con i prismi che deformano e amplificano profondità sonore apparentemente proprie di mondi distanti fra loro e che invece lei riesce a condensare, con brillantezza e sicurezza assoluta, lungo una strada di scintillante modernismo.

Un attento recensore del suo lavoro ammette come sia immediatamente evidente che Eckroth "senta cose diverse da quelle che sentiamo noi... poiché la sua musica è sempre una evoluzione in movimento, piena di oscurità ma anche di luce raggiungibile."

Parole estremamente vere poiché parlano di un'artista davvero a tutto tondo, capace di sezionare strutture, rivoltarle e costruire con quello che è rimasto dalla difficile operazione, meravigliose nuove architetture. E, come insegnava Brian Eno, utilizzando "la macchina" (leggi "l'elettronica") in maniera intelligente e a proprio servizio, senza cioè lasciarsi rapire e trasportare nel mondo fatuo della musica costruita al computer.

I temi degli otto brani sono dissonanti, sincopati, meristematici, quasi sempre robusti con ogni tanto microspazi lasciati al sogno aperto totalizzante. Lei e i suoi compagni sembrano indagare tutto ciò che è indagabile passando come se niente fosse da languidi riffs ad aperture free totali senza dimenticare approcci fusion o tempi funk.

Un album certamente da mille e una notte, di quelli da ricordare e portare nell'isola deserta nella cartella della creatività eccelsa. Un disco piacevole di una pittrice che a qualcuno può fare venire in mente Pollock e che svela in musica la propria indagine pittorica che trova ottima traduzione, ad esempio, nel video di uno dei brani ("Oil," lo trovate su youtube).

Inutile analizzare il groove intenso di ognuno delle otto composizioni. Basti evidenziare il colossale senso esplorativo che le contraddistingue tutte e che diventa sempre più evidente brano dopo brano. Forse anche per questo la percezione di qualità che traspare nella progressione dei pezzi aumenta di ascolto in ascolto. Alla fine, tre quarti d'ora esemplari, testimoni di ciò che è sul serio moderno e forse anche per questo, dannatamente affascinante.

Se amate la ricerca dei piccoli dettagli dei film di Wes Anderson, o le progressioni tematiche di Wayne Horvitz non perdete questo disco. Un sogno che si intreccia con la vita e, probabilmente, la rende migliore. Forse uno dei dischi più interessanti dell'anno.

Album della settimana.

Track Listing

Dracena; Under the Fig Tree; Low Hanging Fruit; Dried Up Roots; The Garden; Black Eyed Susan; Vines; Oil.

Personnel

Rachel Eckroth
piano and vocals
Donny McCaslin
saxophone, tenor
Austin White
synthesizer
Nir Felder
guitar

Album information

Title: The Garden | Year Released: 2021 | Record Label: Rainy Days Records


About Rachel Eckroth

Tags


PREVIOUS / NEXT




Become a Sustaining Member

Get the Jazz Near You newsletter

Since 1995, All About Jazz has championed jazz as an art form and supported the musicians who create it. Over three decades, it has grown into one of the world's leading jazz resources, serving hundreds of thousands of readers, musicians, presenters and industry professionals each month.

Help Build the Future of All About Jazz

Your support helps us continue building All About Jazz for the next generation—expanding our editorial coverage, preserving jazz history, developing new community features and creating better ways to discover the music and the people behind it.

Become a sustaining member for as little as $20 per year and you'll immediately enjoy an ad-free experience along with access to subscriber features and future articles for a full year.

Together, we're not simply sustaining All About Jazz—we're building its future. Thank you for being part of the journey.

More

Kevin Sun, I.
Kevin Sun
Solitary Moon
Tommy Muellner
Guinnevere
Peter Sprague
Soho Elegy
Rachael Calladine Quintet

Popular

Desolation Row
David Maranha / Rodrigo Amado
2014 NYC
King Crimson
Beneath Lifted Skies
Linda May Han Oh & Melissa Aldana
Talamanti
Patricia Brennan and Sylvie Courvoisier

Get more of a good thing!

Our weekly newsletters highlight our top stories, top album reviews, website news, free songs, radio & podcast shows, news, and upcoming jazz events near you.