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The Comet Is Coming: The Afterlife

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Apocalisse. Quando si infrangeranno i limiti dei suoni ci sarà solo una luce a guidarci nella vita dell'aldilà. Questa luce sarà potente, esplosiva, rossa come il deserto che calpesteremo, ignari del futuro, del passato, del presente. In questa terra non ci sarà più tempo, né spazio, tutto sarà stato annullato nella vita precedente. Non si lotterà più per la sopravvivenza, né si avrà paura della morte, si cercherà solo di risolvere gli algoritmi dei suoni, per decifrarne i messaggi in codice. Su di noi un cubo aperto, dall'alto trasmetterà frequenze scomode, impulsi apparentemente illogici, cordate sonore distopiche, e forse, una volta giunti ad una nuova fine, prima di entrare in altri sistemi, capiremo in quale strano mondo siamo capitati. The Afterlife, l'ultimo progetto dei The Comet Is Coming, è nato nella dimensione del mistero profondo, dove tutte le domande sono possibili e le risposte altrettanto necessarie.

Il trio inglese, formato dal sassofonista Shabaka Hutchings ("The King"), dal tastierista Dan Leavers ("Danalogue The Conqueror"), la mente specializzata in sintetizzatori analogici, e dal batterista Maxwell Hallett (Betamax) è una delle formazioni più interessanti degli ultimi anni e il loro album è uno dei migliori del 2019. Le sperimentazioni elettroniche, l'esplorazione della sintesi sonora, i ritmi rotanti, vengono rilanciati prontamente nello spazio cosmico dalla ferocia del sassofono di Hutchings, che spinge verso atmosfere jazz afrofuturistiche, con un marchio sonoro unico.

The Afterlife è il compagno d'avventura di Trust in the Lifeforce of the Deep Mystery, pubblicato a marzo e registrato nello stesso momento. "I due dischi possono essere visti come compagni che non possono esistere l'uno senza l'altro—afferma il tastierista Leavers—come giorno e notte, luce e oscurità, creazione e distruzione. Sono stati fatti insieme, nello stesso tempo, e sono sempre stati pensati per essere vissuti insieme." E se nel primo le ingegnerie strutturali affrontano i dilemmi della creazione, con ritmi ipercinetici, attacchi techno, bassi cupi, prima di arrivare alla consapevolezza illuminante che la fine è davvero l'inizio di ogni cosa, nel secondo c'è una progressione più calma, psichedelica, come se quasi ci si divertisse in questa nuova apocalisse. I sintomi premonitori dell'album precedente, qui vengono sviscerati in profondità, ribaltati sulle curve sinusoidali dove i suoni si disperdono, per poi ricongiungersi al motore dell'universo che procede a ritmo più lento.

I brani sono tesi tra loro, senza interruzioni o pause, l'uno vive legato all'altro. In "All That Matters is The Moments," l'universo si sveglia con ondate prepotenti che si infrangono davanti ai nostri sguardi impreparati, con la voce profetica del poeta Joshua Idehen che ricorda la timbrica elettrica di Saul Williams (nel disco precedente il trio si era avvalso della collaborazione di Kate Tempest che lanciava bombe sul capitalismo). Questa volta le visioni del paesaggio urbano del sud di Londra sono brutali: "la terra si è spaccata, le montagne sono scoppiate," annuncia Idehen, il tempo è finito e la musica non fa altro che prepararci alla distopia del futuro.

"The Softness of Present," ha un passo più moderato, con il sax di Hutchings che diventa meditativo, solitario, mentre Leavers dirige impulsi notturni sotto la supervisione della batteria marciante di Hallett. Nella traccia che dà il titolo al disco, il trio sperimenta il concetto di unità nel cambiamento costante della forma.

Il suono perde peso, si scompone, sparisce e poi, all'improvviso, si riconnette con un insieme ispirato. L'architettura è stratificata, le linee del sassofono sono ovattate, dando spazio alle indagini analogiche che procedono dritte. Nella navicella di "Lifeforce Part I" si prepara il terreno, rendendo tutto più liquido; si ondeggia su una carica di beat ossessivi, prima di far decollare Hutchings (incredibile nel suo assolo) che esplode nel brano seguente "Lifeforce Part II," cominciando a rincorrere comete impazzite, sfuggite dagli altri pianeti vicini. Tutto diventa più leggero, ognuno di loro si è impossessato di un'energia benefica rivoluzionaria. Escono dal cubo, silenziosamente, calpestano la terra rossa, mentre i suoni evocano una possibile salvezza. Con "The Seven Planetary Heavens" e quell'atmosfera da cosmic jazz si chiude il disco.

Dopo aver assaporato ritmi consolanti, pulsazioni elettroniche pacate, sostenute dai fraseggi spiritualistici di Hutchings, lo scenario cambia improvvisamente e, nell'ultimo minuto e mezzo, cavalcate di valchirie futuristiche ci aprono le porte del nuovo mondo a ritmo di marcia. Ci rendiamo conto solo ora, alla fine del viaggio, che la cometa è sempre stata con noi, accompagnandoci verso la fine del mondo, davanti all'esplosione del futuro. Se questa è l'apocalisse, quello che verrà dopo non ci fa più paura. Adesso sappiamo qual è la sua musica.

Album della settimana.

Track Listing

All That Matters Is the Moments; The Softness of the Present; The Afterlife; Lifeforce Part I; Lifeforce Part II; The Seven Planetary Heavens.

Personnel

The Comet Is Coming
band / ensemble / orchestra

Shabaka Hutchings: saxophone, clarinet; Dan Leavers: synth, keyboard; Max Hallett: drums.

Album information

Title: The Afterlife | Year Released: 2019 | Record Label: Impulse! Records


About The Comet Is Coming

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