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Storia del Jazz

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Storia del jazz
Ted Gioia
592 Pagine
ISBN: # : 978-88-6639-995-7
EDT/Siena Jazz
2013

A Ted Gioia si devono alcuni dei saggi più stimolanti della storiografia jazzistica, ed in primis la "Storia del jazz." Ben curata da Francesco Martinelli, l'edizione italiana aggiunge alcune chicche di rilievo rispetto a quella statunitense. Intellettuale di vaglia, lo storico statunitense ha operato una nuovo aggiornamento nella convinzione che i giudizi più codificati possano essere soggetti ad una revisione storica.

Sin dalla trattazione del primo jazz a New Orleans, si impone una rigorosa impostazione metodologica volta a selezionare i fatti ed isolarli dai fuorvianti miti celebrativi come Congo Square e Storyville. Brilla una visione omnicomprensiva del jazz e musiche affini, anche se alcune figure fondamentali trovano poco spazio (Teddy Wilson, George Russell, Gil Evans), o addirittura sono ignorate (Jimmy Yancey).

Colpisce la lungimiranza nel rifiutare la tradizionale logica positivistica, che vede il jazz come meccanico avvicendamento di stili a compartimenti chiusi. E pur privilegiando un percorso cronologico, Gioia lascia passare il concetto di un jazz visto ad n dimensioni dove sensibilità diverse sono in stretta relazione come i rami di un albero. Il suo acume critico è mirabilmente esercitato anche nell'analisi del jazz contemporaneo, con stimolanti riflessioni sociologiche sul modo di fare musica oggi e di fruirla.

Pur tratteggiando ampiamente i grandi protagonisti del jazz, l'autore è ben consapevole che i meccanismi editoriali della fama non coincidano sempre con il valore dei musicisti. Vengono così evidenziate figure poco note di musician's musicians come Herbie Nichols o Richard Twardzik, cui le sfortunate evenemenzialità della vita avevano negato i meritati successi. Spicca altresì un esauriente ritratto di artisti di culto come Frankie Trumbauer, Pee Wee Russell, Claude Thornhill, Toshiko Akiyoshi, Maria Schneider, Tom Harrell.

Destano invece molte perplessità le sette pagine dedicate a Wynton Marsalis a fronte delle cinque per Sonny Rollins o alle poche righe per Jabbo Smith ed Henry "Red" Allen. Parimenti sbilanciata è la trattazione delle cantanti Diana Krall e Norah Jones rispetto alla leggendaria Mildred Bailey. Ed il giudizio sulle opere ellingtoniane dopo gli anni '40 appare quanto meno ingeneroso (pagg. 234-235).

In controtendenza rispetto all'autoreferenzialità della saggistica statunitense, Gioia ne allarga lo sguardo geografico-culturale per sottolineare sin da Django Reinhardt il contributo europeo nelle sue principali linee di tendenza. Inevitabili le omissioni di nomi, ma alcune sono davvero clamorose (Krzysztof Komeda, Albert Mangelsdorff, Vyacheslav Ganelin, Keith Tippett). A pagina 501 inizia un colto excursus storico attraverso una policentrica estetica prodotta dalla "glocalizzazione," con l'assimilazione jazzistica di tendenze regionali o locali provenienti dai vari continenti.

Questa storia del jazz ha pertanto il pregio di informare ed andare al cuore delle cose, contestualizzando la musica nell'ambito del corpo sociale. Ne discende per il lettore una lettura esaustiva e piacevole dell'argomento, grazie ad uno stile efficace e diretto. A margine del testo una singolare discografia consistente solo di brani, per un immediato riscontro pratico. Eccellente anche l'apparato iconografico, grazie alle foto del compianto Giancarlo Roncaglia. La pubblicazione di questo libro può essere elevata a simbolo del rinnovato spazio riservato dalle nostre case editrici alla migliore saggistica musicale.

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