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Stick Men al Roma Jazz Festival

Stick Men al Roma Jazz Festival

Courtesy Adriano Belucci

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Stick Men
Roma Jazz Festival 2023
Teatro Studio
Roma
16.11.2023

Gli Stick Men sono un gruppo fondato nel 2007 dal bassista Tony Levin insieme al batterista Pat Mastelotto, col quale ha costituito per molti anni la sezione ritmica dei King Crimson, e a Michael Bernier, come Levin specialista del Chapman Stick, strumento particolare che prende il nome dal suo inventore Emmett Chapman, e che molto semplicisticamente è descritto come un insieme di chitarra e basso a 12 corde che si suona con la tecnica del tapping mantenendo la totale indipendenza delle due mani.

Nato inizialmente come veicolo per mettere in mostra le possibilità espressive dello Stick, il progetto si è successivamente evoluto dopo l'ingresso di Markus Reuter, specialista di Touch Guitar (una chitarra da lui stesso progettata di concezione analoga allo Stick), al posto di Bernier per diventare uno dei gruppi più rappresentativi del progressive rock contemporaneo, capace di proseguire lungo il percorso tracciato dai King Crimson e da loro abbandonato per dedicarsi essenzialmente all'autocelebrazione, raccogliendone di fatto l'eredità musicale.

Per l'indisponibilità della Sala Petrassi causa concomitante rassegna RomaEuropa il concerto si è tenuto nel piccolo Teatro Studio, la cui offerta di posti era decisamente inferiore alla richiesta, lasciando fuori una grossa fetta di pubblico potenziale. Il concerto ha seguito una scaletta rigida (la stessa utilizzata durante tutto il tour, e riprodotta quasi integralmente nel loro ultimo album, Umeda, registrato dal vivo in Giappone lo scorso anno), aperta dai soundscapes di Reuter per sfociare poi in "Prog Noir" con l'arrivo sul palco dei due compagni. A turno i tre musicisti presentano i brani, raccontando anche aneddoti sulla loro origine, e scherzando sul fatto che in molti brani non si capisce chi suona cosa. Effettivamente le parti di chitarra e basso all'interno del trio sono interscambiabili, e sia lo Stick di Levin che la chitarra Touch di Reuter possono ricoprire entrambi i ruoli, come già dimostrano nei due brani che seguono ("Ringtone" e "Cusp"). Poi è la volta della prima, attesissima cover dei King Crimson col brano "Red," testimonianza diretta delle loro radici.

Si prosegue con "Tentacles," tratto dall'omonimo EP, "Crack in the Sky," e "Schattenhaft" prima di arrivare alla seconda cover della serata: si tratta di "Breathless," tratto dal primo album solista di Robert Fripp, Exposure, che segnava la prima collaborazione tra il chitarrista e Tony Levin, e successivamente entrato nel repertorio degli ultimi King Crimson. Il pubblico viene coinvolto per accompagnare il ritmo irregolare del brano "Mantra" battendo le mani all'inizio e alla fine, guadagnando i complimenti da parte di Levin, che presenta il brano seguente "Danger in the Workplace" sottolineandone le difficoltà tecniche. "Swimming in T" è l'unico brano della scaletta che lascia spazio alla libera improvvisazione, che in precedenti tour del gruppo era più prominente, come testimoniato nel box Panamerica. Il finale è tutto di marca Crimsoniana, con "Larks Tongues in Aspic Part 2" a concludere il set, e "The Sheltering Sky" con "Level 5" come bis.

Tutt'altro che un'operazione a tavolino per nostalgici, gli Stick Men hanno dimostrato di non guardare solo al glorioso passato, ma di voler portare avanti un proprio discorso musicale che partendo dal progressive dei King Crimson anni '70 lo aggiorna al presente e si volge al futuro, ben sfruttando la tecnologia dei nuovi strumenti elettronici (in molti momenti non sembrava che la musica fosse prodotta da solo tre persone) in modo attivo e non passivo. Menzione speciale anche per il loro manager e produttore Leonardo Pavkovic, fondatore della Moonjune Records, che ha accompagnato il gruppo fin dagli inizi.

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