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Wayne Horvitz: Some Places Are Forever Afternoon

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La musica di Wayne Horvitz ha sempre comunicato un'identità ben definita, pur nella varietà delle sue declinazioni, affermate dai diversi gruppi che ne incarnano le sembianze. E uno dei principi tangibili di questa identità (nelle formazioni cameristiche o in quelle elettriche degli anni '80; nelle musiche più groovy o in quelle riflessive degli ultimi anni) è il suo legame con la storia americana, con la sua arte e i suoi paesaggi. In questo, Horvitz ha spesso condiviso trame compositive con l'amico Bill Frisell: entrambi hanno scelto la vita di Seattle, dopo le esperienze newyorkesi, ed hanno innervato la propria musica con un tono nostalgico-elegiaco non certo per idealizzare un immobile passato, ma per conferire più personalità al loro songbook e per renderlo più riconoscibile.

Già in dischi come Miracle Mile e American Bandstand lo stile di Horvitz suggeriva un rapporto tra note e "territorio," tra una iconografia sia urbana che rurale dell'America e una sintassi musicale che ne descrivesse i colori, le atmosfere, i ruvidi contrasti o gli spazi infiniti. Con questo Some Places Are Forever Afternoon si può dire che il tastierista-compositore raggiunga l'apice di una ricerca di alto artigianato sonoro, che forse lo allontana ancor più dal jazz come linguaggio codificato ma che lo afferma come autore maturo, perfettamente padrone dei propri mezzi. Horvitz si è messo sulle orme di Richard Hugo, poeta nato a Seattle e cantore dei piccoli luoghi dell'America nord-occidentale, che amava scoprire con lentezza e abbandono; appassionato di jazz e di musica, ispiratore per molti altri poeti e prosatori del West.

Il compositore ha ripercorso i tragitti di Hugo ed ha realizzato questi brani legati a mo' di suite, nati dai testi delle poesie. Ritroviamo in questo CD tutto il fascino dell'opera di Horvitz, dalle melodie dinoccolate irrisolte tra modi diversi al profumo dell'honky tonk e del cabaret, dal camerismo sobrio ed elegante ai vamp ritmici in souplesse, dai tre quarti quasi danzanti ai frammenti tematici in stile monkiano. Il tutto sottovoce, con una coolness programmatica che esclude a priori l'esibizione solistica ed esalta invece le trame collettive e l'accostamento prezioso di timbri: le tastiere e la chitarra, ma soprattutto la tessitura di cornetta, fagotto e violoncello.

In questo successo dovuto al settetto nel suo insieme, non si possono comunque negare elogi particolari a Ron Miles e alla sua struggente cornetta (si ascolti il suo exploit in "The Car That Brought You Here Still Runs," forse l'episodio che meglio fotografa l'intero album).

Horvitz con questo lavoro ci invita a un viaggio molto concreto all'interno di un'America verosimile e amabile. Viaggio che il gruppo farà sul serio con una tournèe ospitata nei luoghi descritti in musica.

Track Listing

Money Or A Story; Those Who Remain Are The Worst; You Drink Until You Are Mayor; Nothing Dies As Slowly As A Scene; All Weather Is Yours No Matter How Vulgar?; The Beautiful Wives; For Jim And Lois Welch; In Some Other Home; The Car That Brought You Here Still Runs; Last Place There; You Must Have Stayed Hours; Some Places Are Forever Afternoon.

Personnel

Wayne Horvitz
keyboards

Wayne Horvitz: piano Hammond B-3, electronics; Ron Miles: cornet; Sara Schoenbeck: bassoon; Peggy Lee: cello; Tim Young: guitar; Keith Lowe: bass; Eric Eagle: drums.

Album information

Title: Some Places Are Forever Afternoon (11 Places For Richard Hugo) | Year Released: 2015 | Record Label: Songlines Recordings


About Wayne Horvitz

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