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Samo Šalamon, prolifica libertà

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Chitarrista e compositore sloveno assai prolifico e dalle mille frequentazioni, Samo Salamon, che abbiamo appena intervistato compare nelle situazioni più disparate in questi dodici lavori pubblicati tra il 2018 e il 2022, con il recentissimo omaggio a Eric Dolphy, figurandovi comunque sempre come titolare o contitolare. Vediamoli uno a uno fino.

Samo Šalamon, Tony Malaby, Roberto Dani
Traveling Moving Breathing
Clean Feed

Traveling Moving Breathing, registrato nel 2017 e uscito l'anno dopo per la Clean Feed, vede in scena un trio internazionale nel quale, accanto a Šalamon, troviamo il sassofonista statunitense Tony Malaby e il batterista italiano Roberto Dani, entrambi già in passato collaboratori del chitarrista sloveno. Le nove composizioni sono tutte di Šalamon, esclusa "Breathing," che è totalmente improvvisata. Ma l'improvvisazione abbonda nell'intero lavoro, che vive del dialogo e dell'interazione dei tre musicisti, avvalendosi in particolare delle qualità di Malaby, che vi si conferma autentico fuoriclasse.

Collaborazioni che vanno da Kenny Wheeler e Paul Motian fino a Chris Lightcap e Kris Davis, Malaby è musicista padrone di molteplici stilemi e capace di alternarli e mescolarli con indubbio equilibrio e grande espressività. Così, se in alcune tracce—le prime tre, per esempio—si dedica a fraseggi frammentari e a suoni distorti, prossimi al free, nella splendida "Grey Matter" si produce in un intenso discorso narrativo ascendente, limpido e coinvolgente, nella successiva "Traveling without Motian" introduce il brano con un lungo e variegato solo non accompagnato e in "Kei's Dream," un pezzo che ricorda gli Oregon, disegna con il soprano bellissime linee melodiche.

Non inferiori sono comunque i due compagni, con Dani che a più riprese si prende la scena con i complessi colori che—da maestro del solo—sa trarre dalla batteria (si ascolti il dialogo di suoni tra lui e Malaby nella tormentata "Arnold") e Šalamon, forse un po' in disparte, che alterna momenti quasi esclusivamente acustici ad altri nei quali eco e pedali vanno a comporre atmosfere più ampie.

Bel lavoro, nel quale complessità e fruibilità, scrittura e libertà si coniugano con grande equilibrio.

Samo Šalamon, Howard Levy
Peaks of Light
Samo Records

Ancora del 2018 e registrato l'anno precedente è Peaks of Light, uscito per Samo Records, che vede accanto a Šalamon il polistrumentista newyorchese Howard Levy, qui impegnato solo all'armonica a bocca. In programma undici composizioni, tutte di Šalamon a parte una di Levy e un'improvvisazione.

Il lavoro è il più immediato e melodico del lotto, anche se non per questo mancano soluzioni singolari che lo spostano un po' più in là rispetto alla tradizione. Per esempio, "Barren" vede la chitarra acustica fungere da basso ritmico, "Sleepy Burja" amplia elettronicamente il suono dell'armonica—che a momenti, grazie anche al tema del brano, pare una cornamusa—mentre la chitarra elettrica dipinge scenari onirici sullo sfondo, e "Our Tune," l'improvvisazione, parte con un fraseggio dialogato in chiave free.

Ma, anche laddove i brani sono più tradizionali e melodici, i due non si risparmiano nel costruire trame libere accanto alla parte lirica e scritta. Levy si mostra abilissimo al suo non certo comodo strumento, che interpreta come un'ancia tradizionale, rispondendo benissimo alle sollecitazioni, senza timore per l'improvvisazione. Così da realizzare un disco di appeal immediato, ma anche singolare e ricco di sfumature.

Samo Šalamon, Stefano Battaglia
Pure Magic
Alessa Records

Uscito nel 2019 è invece Pure Magic, nel quale Šalamon è affiancato dal nostro Stefano Battaglia. I due tornano a registrare a tre anni dallo splendido Winds, del quale questo lavoro—edito da Alessa Records—riprende ispirazioni e sonorità, anche se forse non riesce a raggiungere le stesse vette.

Šalamon e Battaglia vi si muovono con molta libertà, privilegiando il dialogo che li porta anche lontano del sentiero tracciato dalle composizioni. Al centro troviamo sempre un lavoro sul suono, che ovunque valorizza il virtuoso contrasto tra acustica del piano ed elettronica della chitarra, ma che in più momenti si spinge ben oltre, con il chitarrista che opera significativamente (anche se sempre equilibratamente) con pedali e altri artifici, mentre il pianista "prepara" il suo strumento così da trarne fuori suoni inattesi. Frequenti i passaggi nei quali i due si scambiano le parti, così da produrre una tessitura fittissima e indissolubile.

Tra i dieci brani svettano "Octaves," nel quale si aggiungono campionamenti ed effetti, "Disturbances," ove vengono maggiormente esaltati i contrasti tra i suoni acustici del pianoforte e quelli elettrici della chitarra, e soprattutto il brano che intitola l'album, il più aperto e a suo modo lirico, che riconduce più degli altri alla poetica da cui era attraversato Winds.

Lavoro notevole di un duo eccezionale che meriterebbe grande attenzione da parte dei direttori artistici di festival e rassegne.

Samo Šalamon & Freequestra
Free Sessions Vol. 2: Freequestra
Klopotec

Undici elementi compongono la Freequestra, formazione che—sempre nel 2019 ma per la slovena Klopotec—ha pubblicato Free Sessions, vol. 2 (Free Sessions, vol. 1 era un lavoro del 2017, realizzato da Šalamon in trio). La presenza di ben tre chitarre elettriche, due batterie e di interventi elettronici da parte anche di altri elementi caratterizza fortemente il suono della formazione, che con una certa frequenza si dedica a improvvisazioni collettive, magmatiche e dinamicamente intense, come nel caso della lunghissima "Evolution"; ma vengono opportunamente sfruttate anche le possibilità timbriche offerte dalla presenza di un violino (che lega i suoni in libertà nell'iniziale "Opening"), del pianoforte (che svolge un ruolo centrale per esempio nella seconda parte della "Free Suite") e di fiati "scuri" come il sax tenore, il clarinetto basso (c'è il nostro Achille Succi, che con Šalamon collabora spesso), il trombone e—soprattutto—la tuba, che svolge tangibilmente il ruolo ritmico solitamente appannaggio del basso.

Disco un po' impegnativo, a causa della libertà e dell'intensità (si tratta di un genere di musica che si apprezza maggiormente dal vivo), ma di sicuro interesse proprio per la tavolozza cromatica cui attinge la musica.

Samo Šalamon, Szilàrd Mezei, Jaka Berger
Swirling Blind Unstilled
Klopotec

Interamente in acustico è invece Swirling Blind Unstilled, registrato nel marzo del 2018 e uscito anch'esso nel 2019 per la Klopotec, nel quale il chitarrista ha al suo fianco la viola dell'ungherese Szilard Mezei e le percussioni dello sloveno Jaka Berger. Nominalmente i tre si muovono sulla base di composizioni scritte da Šalamon, ma la libertà è elevata: lo si percepisce fin dalla prima traccia, ma la cosa si fa ancor più tangibile in "Free Piece," che conclude il disco, e in "The Seventh Hour," dove il pizzicato sulle corde della viola che si intreccia con le percussioni ha un forte gusto free.

Assai più lirica "Rise and Fall," nella quale la viola e la chitarra disegnano linee in parte più convenzionali ma sempre in un contesto di discontinuità, mentre l'omaggio a Ornette si pone su una via mediana, affiancando riff ripetuti della viola a serpeggianti passaggi della chitarra e a un lavoro rumoristico di batteria e percussioni. Lavoro interessante nel quale tutti e tre i musicisti spiccano per inventiva.

Rotten Girlz
Pink You
Samo Records

In Pink You Šalamon non suona la chitarra ma il basso elettrico, e non a caso il lavoro sposta la musica più vicino al rock, anche se in una forma visionaria e ricca di ironia. Attribuito all'intera formazione, Rotten Girlz, anche se le composizioni sono tutte di Šalamon, l'album ha ispirazione rock sia per i ritmi, sia per le sonorità, con tutti i pro e i contro della cosa: i primi sono sostenuti potentemente dal basso dello sloveno e dalla batteria del suo connazionale Bojan Krhlanko; le seconde sono anch'esse caratterizzate dai due strumenti e virate verso il punk in quella metà dei brani nei quali interviene la voce di Eva Poženel screziando la tessitura con urla e vocalizzazioni.

Chi però in tutto questo domina la scena e garantisce che il risultato sia non solo ricco d'interesse ma anche, un po' a sorpresa, assai godibile, è Achille Succi: teso e perfettamente adeguato allo spirito rock quando imbraccia il sax contralto—con il quale a momenti fa il narratore, come in "My Furry Little Friend," in altri è più iconoclasta e ricorda certe antiche cose di John Zorn, come nella successiva "Mr. Stevie"—opera invece in controtendenza quando impiega il clarinetto basso, rallentando i ritmi e con ciò mutando il clima generale. In entrambi i casi, comunque, il musicista italiano mantiene ben presente uno stigma lirico che arricchisce e completa il lavoro, conferendogli appunto un'inattesa godibilità. Del tutto diverso dai precedenti, il lavoro può avere estimatori non solo nell'ambito degli appassionati di jazz.

Igor Matković, Samo Šalamon, Kristijan Krajnčan
Common Flow
Sazas


Igor Matković, Samo Šalamon, Kristijan Krajnčan
Rare EBB
Sazas

Pubblicati nel 2020, questi due sono di fatto album "gemelli," presentando le stesse undici composizioni, tutte di Šalamon, interpretate dal medesimo trio; la differenza principale sta negli strumenti usati dalla formazione: se Igor Matković è in entrambi alla tromba e al flicorno, Šalamon in Common Flow è alla chitarra acustica e in Rare EBB al basso elettrico, mentre Kristijan Krajncan nel primo è alla batteria, nel secondo al violoncello. Questo cambiamento non solo muta radicalmente il suono del trio, ma modifica anche il modo in cui vengono affrontate le composizioni. Gli esempi potrebbero essere molti: "Dunes," lirica nel primo album, è invece assai più ritmica nel secondo, per la doppia spinta data alla tromba dal basso e dal violoncello, percosso e pizzicato; "Same" è assai più estesa nel primo album, dove è dominata da un lungo assolo della chitarra del leader, mentre nel secondo si sviluppa attraverso un etereo ed evocativo gioco di suoni elettronici e rumori del violoncello; "Another Rain," che conclude entrambi gli album, nel primo ha una potenza evocativa trascendente grazie alla nitidezza dei fraseggi improvvisati dalla chitarra, nel secondo una drammaticità venata di angoscia per l'oscura pulsazione del basso e le frammentate sonorità del violoncello.

Aldilà di queste differenze, peraltro assai gustose all'ascolto, i due album sono entrambi bellissimi, per la qualità vuoi dei brani, vuoi dei musicisti, vuoi del modo in cui questi intrecciano le loro voci, con semplicità e libertà. Se Šalamon ha occasione per farsi apprezzare sia alla chitarra—per esempio nel lungo assolo in "Same"—sia al basso elettrico—oltre la spinta offerta un po' ovunque, sorprendente è il suo solo in "Floating"—e Krajnčan trova maggiori occasioni di brillare al violoncello— eccezionale il modo in cui interviene sul suono per esempio in "Sandstorm" —, Matković è costantemente in primo piano e ha modo di farsi apprezzare come trombettista lirico, espressivo e non banale nelle improvvisazioni, con un suono personale che a momenti ricorda quello di Cuong Vu—per esempio nel "Serenity" del primo disco —, occasionalmente arricchito da un attento uso dell'elettronica.

Due lavori estremamente interessanti, da acquistare assieme e dei quali farebbe molto piacere vedere l'esecuzione dal vivo.

Samo Šalamon & New Freequestra
Free Distance, Vol. 1: Love Is More Thicke
Samo Records

Ben diciassette elementi danno vita alla New Freequestra, ampia formazione che interpreta questo lavoro registrato nel corso del primo confinamento pandemico, all'inizio del 2020. Šalamon ne è il titolare, ma la musica è interamente improvvisata e tra i suoi membri figurano musicisti di grandissime qualità, molti dei quali italiani.

Le dieci tracce in cui è suddivisa l'ora abbondante di musica sono piuttosto diverse l'una dall'altra sia per atmosfere, sia per suono, non foss'altro perché la formazione varia di brano in brano: se l'introduzione vede di scena le sole trombe (in organico ce ne sono ben quattro), in parte elaborate in elettronico, e ha una cifra di lirismo evocativo, la traccia seguente vede invece un libero intrecciarsi di ance, dal gusto cameristico contemporaneo; in "More Thinner" a tratti entrano anche gli archi, mentre "Than Recall" è un duetto tra il contrabbasso di Silvia Bolognesi e la chitarra del leader.

Complessivamente l'album ha l'identità frammentata tipica delle improvvisazioni, forse accentuata dal fatto di essere stato realizzato a distanza; nel dettaglio, tuttavia, non sono pochi i momenti degni di nota, quando non decisamente appassionanti.

Samo Šalamon, Hasse Poulsen
String Dancers
Samo Records

String Dancers è una raccolta di dodici duetti per chitarra acustica, anch'essa realizzata a distanza nel periodo del primo confinamento pandemico, nel Marzo del 2020, assieme al chitarrista danese residente a Parigi Hasse Poulsen . Si tratta di un lavoro molto intimo e delicato, un dialogo tra musicisti raffinati che ricorda gli storici duetti tra Ralph Towner e John Abercrombie.

Le atmosfere in realtà mutano di traccia in traccia, attraversando alcuni episodi maggiormente lirici—"Austrian Lake," "The Two Sides of a Mountain" —, altri invece più intensi e serrati—"Free Noses," ove i due sembrano rincorrersi l'un l'altro, la title track —, altri infine più sperimentali, come "Mind Fuel." E c'è anche il tempo per qualche sprazzo di blues, come in "Cornering." Quel che resta invece costante è la nitidezza dei suoni e il modo dialogato in cui vengono sviluppati, nonché la capacità dei due di non far mai mancare l'immediata piacevolezza dell'ascolto.

Un disco che farà la gioia degli appassionati dello strumento.

Samo Šalamon, Francois Houle
Unobservable Mysteries
Samo Records

Sempre nel periodo della pandemia, ma all'epoca del secondo confinamento, nel dicembre 2020, nasce Unobservable Mysteries, altra raccolta di duetti registrata da Šalamon a distanza, stavolta con il clarinettista canadese Francois Houle. Qui siamo di fronte a improvvisazioni registrate prima singolarmente (le sei iniziali dal chitarrista, le successive da Houle) e poi usate come base d'improvvisazione dall'altro musicista. La loro titolazione è stata decisa alla fine, ispirandosi a liriche della poetessa statunitense Mary Oliver

Le atmosfere sono mediamente assai più rarefatte e complesse dell'album precedente, abbracciando soprattutto momenti espressivo-sperimentali, per esempio "Common Sense Mutters," con il canadese che si produce in suoni inusitati, "Garden of Dust," tutta condotta a strappi e note staccate, "Hum and Sway," ricca di tecniche estese. Altri momenti attingono invece alla tradizione—come la splendida "Cradles," ove il clarinettista si rifà pienamente al gusto di Jimmy Giuffre, e la conclusiva, pensierosa "Longing Leaving Staying"—oppure mescolano le situazioni, alternando forme sperimentali a passaggi lirico-dinamici, come nel caso di "Jug of Breath."

Va detto che in questo caso Šalamon lascia di buon grado la scena all'esuberante improvvisatore canadese, standogli accanto in modo ricco e opportuno, ma anche leggermente defilato. Ciononostante non mancano i momenti in cui il suono della sua chitarra è decisivo e qualificante, come per esempio nel brano eponimo.

Samo Šalamon
Dolphyology
Samo Records

L'ultimo lavoro in ordine di tempo, è un doppio CD dedicato alla musica di Eric Dolphy, Dolphyology, realizzato in solitudine.

Anche in questo caso si tratta di un frutto dei lock down e del tempo da loro lasciato a chi, come Šalamon, ha saputo coglierlo per ascoltare, studiare, sperimentare. Così il chitarrista sloveno è prima tornato ad ascoltare la musica di Dolphy, autore tra i suoi preferiti al pari di Ornette, poi l'ha trascritta e arrangiata per sola chitarra, infine ha iniziato a sperimentare tecniche e forme espressive, con l'intenzione di fare un lavoro per sola chitarra analogo a quello realizzato da Miles Okazaki su Monk.

I risultati, registrati nel proprio studio (con qualche lieve rumore prodotto... dal gatto!), si possono apprezzare in questo doppio album, nel quale si respira un'atmosfera quasi devozionale: lirica e un po' sospesa, la musica procede per tempi sempre medio-lenti, quasi a centellinare le note delle composizioni del Maestro, per ascoltarne le eco, scoprirne i dettagli, lasciarne decantare il portato emotivo.

Ne vien fuori un Dolphy forse un po' atipico: meno straniante e obliquo dell'originale, ma anche meno criptico e complesso di quanto si sia soliti pensarlo (e suonarlo, si pensi al così differente album realizzato lo scorso anno da Marco Colonna e Alexander Hawkins, Dolphy Underlined ), ma non per questo banale. Ne sia prova il fatto che i due dischi, pur così immediati, necessitano di ripetuti ascolti per essere pienamente apprezzati, così da cogliere il profondo significato della scarnificazione delle strutture fatto da Šalamon.

Musicisti:

Traveling Moving Breathing: Tony Malaby: sax tenore e soprano; Samo Šalamon: chitarra; Roberto Dani: batteria.

Peaks Of Light: Samo Šalamon: chitarra acustica ed elettrica; Howard Levy: armonica diatonica.

Pure Magic: Samo Šalamon: chitarra elettrica; Stefano Battaglia: pianoforte.

Free Sessions Vol. 2: Freequestra: Samo Šalamon: chitarra, conduzione; Matija Krečič: violino; Achille Succi: clarinetto casso, sax contralto; Žiga Murko: trombone, elettronica; Domen Gnezda: chitarra, elettronica; Vitja Balzalorsky: chitarra, elettronica; rko Churnchetz: pianoforte; Goran Krmac: tuba; Bojan Krhlanko: tuba; Jaka Berger: batteria, elettronica.

Swirling Blind Unstilled: Samo Šalamon: chitarre acustiche sei e dodici corde; Szilàrd Mezei: viola; Jaka Berger: batteria, percussioni.

Pink You: Eva Poženel: voce (1-4, 7); Achille Succi: sax contralto, clarinetto basso; Samo Šalamon: basso elettrico, loop; Bojan Krhlanko: batteria.

Common Flow: Igor Matković: tromba, flicorno; Samo Šalamon: chitarra; Kristijan Krajnčan: batteria.

Rare EBB: Igor Matković: tromba, flicorno; Samo Šalamon: basso elettrico; Kristijan Krajnčan: violoncello.

Free Distance, Vol. 1: Love is More Thicker: Emanuele Marsico, Alberto Mandarini, Mirko Cisilino, Luis Vicente: trombe; Emanuele Parrini: violino; Marco Colonna: sax baritone e sopranino; Achille Succi: sax contralto e clarinetto basso; Albert Cirera: sax soprano e tenore; Fredrik Ljungkvist: sax; Christoph Irniger; sax; Alberto Pinton: sax baritono; Beppe Scardino: sax baritono; Martin Küchen: sax; Samo Salamon, Marcelo dos Reis: chitarra; Silvia Bolognesi: contrabbasso; Vasco Trilla: batteria.

String Dancers: Hasse Poulsen: chitarra; Samo Šalamon: chitarra.

Unobservable Mysteries: Francois Houle: clarinetto; Samo Šalamon: chitarra.

Dolphynology: Samo Šalamon: chitarra acustica 6 e 12 corde, mandolino.

Elenco dei brani:

Traveling Moving Breathing: Dephony; Moving Target; Breathing; Grey Matter; Traveling Without Motion; Too Much; Kei's Dream; Arnold; Pedro Is Clean.

Peaks Of Light: Devil's Darling; Chaplin Walks; Barren; Sleepy Burja; Our Tune ; Riding The Urman Range; Para para; The Harmonica Suite— Part I; The Harmonica Suite -Part II; The Harmonica Suite -Part III; Freeze.

Pure Magic: The Beauty of Kei; Slick; The Seventh Seal; The Fifth Element; Burja's World; Pure Magic; Useless Squabbles; Octaves; Disturbances; Androidream.

Free Sessions Vol. 2: Frequestra: Opening; Lost in Rhythm; Evolution; Rise and Fall; The Free Suite -Part I; The Free Suite -Part II; The Free Suite -Part III.

Swirling Blind Unstilled: Twelve Ctas; Wasabi Mood; Rise and Fall; The Seventh Hour; Mr. Ornette; Free Piece.

Pink You Ego Trip; My Furry Little Friend; Mr. Stevie; Gotta Love; Home; Punk'd; Mind Fuck; Motion of Tenderness; Soft Paw; Black Saturday.

Common Flow: Crooswijk; Burmonster; Dunes; Sandstorm; Serenity; #7; Same; Floating; Here; Dutchie; Another Rain.

Rare EBB: #7; Crooswijk; Burmonster; Dunes; Sandstorm; Here; Same; Dutchie; Floating; Serenity; Another Rain.

Free Distance, Vol. 1: Love is More Thicke: Love Is More; Thicker Than Forget; More Thinner; Than Recall; More Seldom; Than A Wave Is Wet; More Frequent; Than To Fail; It Is Most Mad; And Moonly.

String Dancers: Ultra Serieu; Austrian Lake; Coverless; Two Side of a Mountain; Sometimes a Bird; Free Noses; Soft Grass; String Dancers; Mind Fuel; Cornering; The Scient of Rain; A Word We Heard.

Unobservable Mysteries: Secret Pools; Roots and Seeds; Common Sense Mutters; Cradles; Garden of Dust; Island of Shade; Hum and Sway; Jug of Breath; Unobservable Mysteries; The Wandering of Water; Longing Leaving Staying.

Dolphynology: Cd1: Miss Movement; Serene; The Prophet; Miss Ann; Lady E; 17 West; April Fool; Something Sweet, Something Tender; Springtime; Hat and Beard; The Baron; Iron Man; South Street Exit; Inner Flight I. Cd2: 245; Les; Lotsa Potsa; Straight Up and Down; Burning Spear; G.W.; Strength With Uninity; Out To Lunch; Mandrake; Far Cry; In The Blues; Red Planet; Gazzelloni; Inner Flight II.

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