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Opus 5 + Mattia Cigalini
All'interno della rassegna Paradiso Jazz 2012 a San Lazzaro di Savena, la cui quinta edizione si concluderà il 14 maggio con il trio del chitarrista israeliano Oz Noy, completato da Darryl Jones e Dave Weckl, qualche motivo d'interesse ha presentato l'apparizione degli Opus 5 con ospite Mattia Cigalini.
In collaborazione con l'Itc Teatro, il concerto è stato preceduto da un monologo di Salvo Quinto su un essenziale e mirato testo di Franco Fanizzi, incentrato su un episodio della travagliata vita di Massimo Urbani, quasi a ricordarci opportunamente che fra un anno, in giugno, cadrà il ventesimo anniversario della sua scomparsa.
Gli original degli Opus 5, quintetto di recente formazione, hanno presentato un jazz solido e vivace, che forse sarebbe limitativo definire solo "hard bop attualizzato". Su tutti ha spiccato Alex Sipiagin, decisamente preferibile alla tromba, su cui ha presentato un fraseggio staccato, perentorio, scoppiettante, anziché al flicorno, sul quale non ha esposto la dovuta morbidezza e rotondità di suono. Dinamico e pulito si è rivelato il pianismo di Misha Tsiganov, senza tuttavia apparire di un'originalità sconvolgente, mentre la pulsazione del basso elettrico di Boris Kozlov era affidabile, ma spesso troppo uniforme e alonata. La propulsione ritmica della compagine era invece garantita dal drumming continuo, crepitante e frastagliato di Donald Edwards. Il vocalist JD Walter infine, che ha anche goduto di uno spazio solitario, gestito sovrapponendo all'emissione vocale elaborazioni elettroniche in tempo reale, ha alternato morbide inflessioni pop e più complesse e ardite sperimentazioni.
Il concerto degli Opus 5 è quindi risultato godibile e molto vario, ma non sarebbe stato imperdibile se la nostra curiosità non fosse stata motivata principalmente dall'inserimento di Mattia Cigalini, per verificare cioè come l'emergente sassofonista piacentino se la sarebbe cavata alle prese con la musica di questa congrega russo-americana.
La verifica è stata solo parziale, non solo per il fatto che Cigalini è stato chiamato sul palco solo in quattro brani, ma anche perché in un paio di questi, veloci ma tematicamente un po' generici, egli è stato costretto ad una prova dimostrativa, muscolare, palesando comunque inventiva, verve e agilità di fraseggio, a tratti ribadendo un'arabescata frenesia free un po' ripetitiva. Rimarchevole è risultata una competitiva chase fra tromba, sax e voce, mentre nel primo assolo della serata il contraltista ha confermato di saper costruire un'avvincente progressione, dando peso alle pause, sviluppando gradualmente la tensione, uscendo momentaneamente dalla tonalità dominante per poi rientrarvi.
Foto di Eurialo Puglisi (Sipiagin) e Paolo Maggi (Cigalini).
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